Avanzata di Rosneft in Pirelli

Nel salotto buono italiano si beve un primo sorso di vodka russa

E’ di queste ore la notizia dell’alleanza strategica tra Marco Tronchetti Provera e i russi di Rosneft, in un rimescolamento di assetti azionari che vedrà i russi divenire azionisti forti in Pirelli. Così facendo, indirettamente, lambirà anche il patto di sindacato di Mediobanca di cui Pirelli fa parte. Una mossa, questa, che segnala l’ennesimo sodalizio tra l’orso russo ed elementi del salotto buono industrial-finanziario italiano, in un progressivo ma sempre più marcato allontanamento dagli equilibri che caratterizzarono la Prima Repubblica.

di Francesco Galietti

Nel salotto buono italiano si beve un primo sorso di vodka russa

E’ di queste ore la notizia dell’alleanza strategica tra Marco Tronchetti Provera e i russi di Rosneft, in un rimescolamento di assetti azionari che vedrà i russi divenire azionisti forti in Pirelli. Così facendo, indirettamente, lambirà anche il patto di sindacato di Mediobanca di cui Pirelli fa parte. Una mossa, questa, che segnala l’ennesimo sodalizio tra l’orso russo ed elementi del salotto buono industrial-finanziario italiano, in un progressivo ma sempre più marcato allontanamento dagli equilibri che caratterizzarono la Prima Repubblica. Una lunga fase, quest’ultima, che rifletteva i pesi e contrappesi tipici della Guerra fredda, con il blocco atlantista imperniato attorno all’asse Fiat-Mediobanca, e al côté politico-culturale di riferimento repubblicano e azionista di Piazzetta Cuccia. Anche se dal crollo del Muro di Berlino sono passati relativamente pochi anni, dal punto di vista economico è invece profondo il cambiamento di geometrie, con l’Italia crocevia di interessi più variegati. Come quelli della Russia, nemico di un tempo e oggi prezioso partner industriale sul cui possibile intervento nel panorama bancario italiano si è fantasticato non poco prima dell’avvicendamento di Alessandro Profumo al vertice di Unicredit e ancora oggi nel vortice di ipotesi attorno a Montepaschi. Di certo finora c’è un ragguardevole numero di operazioni in chiave industriale (siderurgia, energia, immobiliare) lungo l’intero arco della penisola, mentre gli scenari di un intervento nel panorama bancassicurativo sono ancora sfumati. Prevale al momento un sodalizio in cui da un lato la Russia attinge a manifatturiero, infrastrutture e servizi italiani per il proprio ammodernamento trainato dagli avanzi energetici, mentre l’Italia attira capitali imponenti ma relativamente silenziosi in un delicato e necessario esercizio di ribilanciamento rispetto all’Europa nordico-carolingia. A favorire la presenza di vodka nel salotto buono è anche il quadro complessivo dell’architettura finanziaria italiana, da sempre centrale in un’economia priva di sfogo borsistico a differenza delle geografie angloamericane, e oggi colpita dal prolungarsi della spirale di crisi iniziata nell’estate 2008. Nell’assenza di un riavvio del credito, a puntellare l’apparato finanziario e industriale con capacità attrattiva rispetto all’estero è anche il capitale di rischio. All’interno di quest’ultima categoria bisogna poi distinguere tra soggetti che preferiscono evitare legami con il mondo istituzionale, e altri che invece cercano – perché lo ritengono indispensabile – tale contatto. E’ il caso dei fondi sovrani di Qatar, Kuwait e, a seguito del bilaterale italorusso dell’anno scorso, della Russia. Tutti soggetti che con il Fondo strategico italiano, braccio di investimenti della Cassa depositi e prestiti, hanno messo in piedi joint venture per coinvestire in prede italiane. Sotto questo punto di vista, il legame con Cdp è segno inequivocabile di logiche geoeconomiche e di desiderio di prossimità alle istituzioni romane, di cui si presuppone la conoscenza intima dello scacchiere domestico. Al contrario, è in parte da svelare la trama degli investimenti nel salotto buono milanese. Una tela improntata a logiche industriali – è stato così per la Saras dei Moratti nelle raffinerie e la stessa Pirelli ha in Russia un forte centro di impulsi commerciali – con un pizzico di curiosità rispetto alla stagione di nomine bancarie che si aprirà quest’anno, e si protrarrà coinvolgendo molte presenze del salotto buono dove l’orso russo è ormai di casa. E’ lecito chiedersi se il nuovo arrivato voglia sussurrare e influenzare, nella migliore tradizione della storia della finanza e della grande industria nostrana. Ma forse la cosa non gli interessa affatto, e il salotto buono non è che un ricordo del passato.

di Francesco Galietti

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