Modello San Raffaele per tutti

Non si fanno processi alle intenzioni né tanto meno elogi sulla base di meri annunci. Eppure le dichiarazioni fatte ieri a Repubblica dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, lasciano intravedere la possibilità che il pletorico e sprecone sistema sanitario italiano possa essere gestito con i crismi dell’efficienza propri dell’industria ospedaliera privata. Lorenzin ha avanzato l’idea di istituire delle centrali uniche – regionali e non nazionali, quindi più snelle – per gli acquisti di prodotti medicali e per l’erogazione dei servizi ospedalieri con la possibilità di “rinegoziare i contratti” di fornitura e quindi recuperare il 10-15 per cento delle spese.

Modello San Raffaele per tutti

Non si fanno processi alle intenzioni né tanto meno elogi sulla base di meri annunci. Eppure le dichiarazioni fatte ieri a Repubblica dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, lasciano intravedere la possibilità che il pletorico e sprecone sistema sanitario italiano possa essere gestito con i crismi dell’efficienza propri dell’industria ospedaliera privata. Lorenzin ha avanzato l’idea di istituire delle centrali uniche – regionali e non nazionali, quindi più snelle – per gli acquisti di prodotti medicali e per l’erogazione dei servizi ospedalieri con la possibilità di “rinegoziare i contratti” di fornitura e quindi recuperare il 10-15 per cento delle spese. L’idea ricalca l’esperimento del San Raffaele di Milano che, sotto l’impulso dell’ormai scomparso imprenditore Giuseppe Rotelli, ha tagliato del 25 per cento le spese per beni e servizi. Risparmio strutturale che ha portato l’ospedale lombardo a sfiorare il pareggio di bilancio. Non da poco, il successo del “metodo Rotelli”, visto il buco miliardario lasciato dalla gestione non proprio draconiana del fondatore don Luigi Verzé. Che il bisturi di Lorenzin possa incidere altrettanto nella carne viva dello spreco sanitario è tutto da vedere. Se al San Raffaele non s’è visto il sangue poco c’è mancato: i lavoratori hanno protestato per mesi a tambur battente. Ma poi nessuno dei fornitori è fallito. Ergo, tagliare il superfluo era fattibile oltre che necessario. Di eccessivo semmai c’erano solo i patemi. Si può solo immaginare l’ondata di rigetto nel settore pubblico, dove gli appalti sono ben più ricchi e fors’anche gonfiati. Lorenzin pare esserne consapevole: a “Mix 24”, sempre ieri, ha detto che vanno anche cambiati i manager (non solo il modus operandi governativo). Ora avrà addosso la pressione del commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, che pretende almeno 10 miliardi – o forse 2 in più – dalle cesoie sulla Sanità. Per farlo il ministro, in quota Ncd, vorrebbe anche “tagliare i ricoveri inappropriati”. Un’idea del suo compagno di partito Maurizio Sacconi, esperto ministro della Salute sotto Berlusconi, affinché i degenti anziani parcheggiati in ospedale facciano spazio ai malati acuti con un efficientamento (certo) e risparmi (stimati) per 300 milioni l’anno. Di sicuro Lorenzin, con il governo Renzi (era già ministro con Letta) in pieno programma di tagli alla spesa superflua, dà l’impressione di voler accelerare nel razionalizzare laddove serve. Lasciando anche da parte la solita, e a conti fatti un po’ propagandistica, chiamata alla sforbiciata della spesa farmaceutica. Un segmento ovviamente cruciale nei costi della Sanità e meritevole di costante monitoraggio, ma, come ricordava qualche tempo fa il presidente di Farmindustria Scaccabarozzi, sono costi che riguardano il 15 per cento di tutta la spesa sanitaria. Anche il restante 85 va messo sotto controllo.

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