Berlinguer presto beato

Al direttore - “Caro Berlinguer”, ricordando il leader comunista scomparso trent’anni fa. “Caro Berlinguer” ricordando lettere e confidenze raccolte dal fido Tonino Tatò, nel libro uscito dieci anni fa. “Il Pci non è come gli altri partiti” – gli diceva – “Craxi ci invita a considerarci tutti della stessa famiglia: ma quale famiglia? Noi siamo diversi da questa famiglia, apparteniamo a un’altra famiglia. Il Pci [è] l’unico partito pulito e efficiente e rispettoso delle regole democratiche costituzionali”.

di Franco Debenedetti

Berlinguer presto beato

Al direttore - “Caro Berlinguer”, ricordando il leader comunista scomparso trent’anni fa. “Caro Berlinguer” ricordando lettere e confidenze raccolte dal fido Tonino Tatò, nel libro uscito dieci anni fa. “Il Pci non è come gli altri partiti” – gli diceva – “Craxi ci invita a considerarci tutti della stessa famiglia: ma quale famiglia? Noi siamo diversi da questa famiglia, apparteniamo a un’altra famiglia. Il Pci [è] l’unico partito pulito e efficiente e rispettoso delle regole democratiche costituzionali”. Craxi, invece, è “un avventuriero, anzi un avventurista, uno spregiudicato calcolatore del proprio esclusivo tornaconto, un abile maneggione e ricattatore, un figuro moralmente miserevole e squallido, del tutto estraneo alla classe operaia, ai lavoratori, ai loro profondi e reali interessi, ideali e aspirazioni”.
E ancora, nel 1981: Craxi “è” Mussolini, “il suo modo di vedere la politica e il suo modo di ragionarci sopra è di chiaro stampo mussolinesco, cioè narcisistico e intimidatorio”. Quasi dieci anni fa, nel settembre 2003, Eugenio Scalfari, sul Venerdì di Repubblica, vede in lui l’antesignano del rifiuto totale che si dovrebbe opporre a Berlusconi: “La sola critica da fare al segretario del Pci” quando rifiutò l’alleanza con Craxi “potrebbe essere quella di aver visto con dieci anni d’anticipo ciò che sarebbe accaduto nel 1994”. Se in vent’anni il custode della “diversità pulita” diventa antesignano sul Venerdì, e in trenta precursore di Francesco su Repubblica di domenica, vivrò abbastanza, mi chiedo, da vederlo beato?

di Franco Debenedetti

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