Strizzare l’occhio ai vetero sindacati

La spregiudicatezza con cui Matteo Renzi, in queste sue mosse iniziali, manda segnali contraddittori e fa alternativamente l’occhiolino a esponenti sindacali e industriali portatori di esigenze e di concezioni diverse e talora addirittura incompatibili, suscita dubbi sulla linearità e la coerenza dell’azione di governo. Si tratta di dubbi fondati, che solo quando si passerà dalla raffica di annunci alle faticose realizzazioni potranno essere fugati o, nella peggiore delle ipotesi, confermati. Ma forse non è il caso di fasciarsi preventivamente la testa.

Strizzare l’occhio ai vetero sindacati

La spregiudicatezza con cui Matteo Renzi, in queste sue mosse iniziali, manda segnali contraddittori e fa alternativamente l’occhiolino a esponenti sindacali e industriali portatori di esigenze e di concezioni diverse e talora addirittura incompatibili, suscita dubbi sulla linearità e la coerenza dell’azione di governo. Si tratta di dubbi fondati, che solo quando si passerà dalla raffica di annunci alle faticose realizzazioni potranno essere fugati o, nella peggiore delle ipotesi, confermati. Ma forse non è il caso di fasciarsi preventivamente la testa. E’ abbastanza comprensibile che Renzi, che non ha un’esperienza diretta del sistema di relazioni vigente al livello politico nazionale (e internazionale, visto che anche con François Hollande e Angela Merkel non ha risparmiato gli occhieggiamenti), cerchi di prendere le misure ai suoi interlocutori lanciando segnali di attenzione, in realtà abbastanza generici, gestendoli in modo accattivante e sul tasto dell’epidermica simpatia. D’altra parte una tattica efficace, quando si cerca di affermare una linea per certi aspetti innovativa, consiste nel neutralizzare le posizioni o i centri di potere che potrebbero diventare piattaforme per interessi ostili o antagonistici. Si può spiegare in questo modo la reciproca attenzione tra Renzi e il segretario della Fiom, Maurizio Landini, che è parso in alcune fasi più disponibile alla nuova concezione dell’accesso al lavoro di quanto non lo sia Susanna Camusso. Landini fa il suo gioco per sfuggire dall’isolamento in cui si era ed era stato cacciato nella Cgil, soprattutto dopo l’intesa interconfederale sulla rappresentanza. Ma è innegabile che a Renzi le difficoltà interne di Camusso non dispiacciano, anche perché fanno apparire meno acute quelle di cui soffre lui stesso nel partito di cui è segretario. Triangolazioni maliziose. E ancora ieri, Landini e Camusso hanno battibeccato, spiazzati entrambi dalla (apparente) mobilità renziana.

Resta però che quando si dovrà passare alle scelte impegnative, e affondare il bisturi nelle contraddizioni sui temi del lavoro, sarà difficile per Renzi tenere insieme un Marchionne e un Landini. Può darsi persino che, nelle nuove circostanze, alla Fiom convenga smarcarsi dall’immagine del Gian Burrasca sindacale che nuoce alla sua capacità di rappresentanza, e a Camusso limare certi spigoli. Ma tutto ciò può solo attenuare forme di antagonismo che restano comunque inconciliabili. Renzi, alla fine, dovrà scegliere. E tutto lascia presumere che sceglierà le forze più dinamiche dell’impresa che puntano all’internazionalizzazione anziché la reiterazione di massimalismi novecenteschi. Ma la scelta non sarà indolore, né per il governo né per i sindacati che ora stanno al suo gioco di sguardi. L’occhiolino è a tempo.

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