Il ministro della Difesa dice che i piloti hanno spento i sistemi di comunicazione, poi si contraddice. Ampliata l’area delle ricerche

La Malesia pasticcia ancora sul Boeing: è stato dirottato, anzi no

La scoperta più importante nelle indagini sul Boeing 777 della Malaysia Airlines scomparso lo scorso 8 marzo era probabilmente una falsa pista. Fino a lunedì mattina il volo MH370 partito da Kuala Lumpur e diretto a Pechino era un volo dirottato. Gli analisti ne erano sicuri dopo che domenica il ministro della Difesa malese Hishammuddin Hussein, che è anche ministro dei Trasporti ad interim, aveva dato ai giornalisti gli elementi per dedurre che erano stati i due piloti dell’aereo, di propria volontà o costretti, a spegnere i sistemi di comunicazione Boeing.

La Malesia pasticcia ancora sul Boeing: è stato dirottato, anzi no

La scoperta più importante nelle indagini sul Boeing 777 della Malaysia Airlines scomparso lo scorso 8 marzo era probabilmente una falsa pista. Fino a lunedì mattina il volo MH370 partito da Kuala Lumpur e diretto a Pechino era un volo dirottato. Gli analisti ne erano sicuri dopo che domenica il ministro della Difesa malese Hishammuddin Hussein, che è anche ministro dei Trasporti ad interim, aveva dato ai giornalisti gli elementi per dedurre che erano stati i due piloti dell’aereo, di propria volontà o costretti, a spegnere i sistemi di comunicazione Boeing. Domenica Hishammuddin Hussein ha detto ai giornalisti che all’1,07 del mattino, circa 35 minuti dopo il decollo dell’aereo, qualcuno avrebbe “disabilitato” il sistema di comunicazione chiamato Acars (Aircraft Communication Addressing and Reporting System), che manda a terra brevi messaggi di testo e parametri di volo. Secondo la ricostruzione del ministro Hishammuddin all’1,19, pochi minuti dopo che l’Acars era stato disabilitato, sarebbe arrivata alla torre di controllo una comunicazione vocale da parte dei due piloti: “Tutto a posto, buonanotte” ha detto uno dei due – era il copilota Fariq Abdul Hamid. Due minuti dopo, all’1,21, è stato disabilitato anche un secondo sistema di comunicazione, il transponder.

Il fatto che l’Acars fosse stato disabilitato prima dell’ultima comunicazione dei piloti faceva pensare che si trattasse di un atto deliberato – dunque di un tentativo di dirottamento. Improvvisamente i due piloti diventavano i principali indiziati, si tornava a scavare nelle vite dei passeggeri per individuare il possibile terrorista. Si diffondeva l’ipotesi che l’aereo, spenti i sistemi di comunicazione, fosse atterrato su una pista sperduta, il sito della radio americana Wnyc aveva preparato una mappa dei 634 siti che, dentro il range di volo del Boeing 777, avevano le condizioni adatte per l’atterraggio, uscivano report (confermati dalle testimonianze di alcuni pescatori malesi) secondo cui l’aereo avrebbe viaggiato sotto l’altitudine di 5.000 piedi per sfuggire ai radar, altri secondo cui avrebbe volato a 45.000, ben sopra il suo limite massimo, rischiando di disintegrarsi.

Poi ieri il ministro Hishammuddin è tornato a parlare, questa volta affiancato dal capo della Malaysia Airlines Ahmad Jauhari Yaha, e si è rimangiato tutte le nuove scoperte – mostrando come, in questi undici giorni, le ritrosie e le incertezze del governo malese, che secondo il Nyt ha rifiutato gran parte dell’aiuto offerto dall’America, siano state un notevole ostacolo alle indagini. Non possiamo dire con certezza che l’Acars sia stato disabilitato all’1,07, ha detto Ahmad Jauhari. L’Acars è un sistema di comunicazione che invia a terra aggiornamenti periodici, tutto quello che sappiamo è che non ha inviato l’aggiornamento previsto per l’1,37 – impossibile dire se prima o dopo l’ultima comunicazione vocale dei piloti. L’aereo dirottato torna a essere un aereo disperso, ufficialmente scomparso all’1,21 dopo che il transponder ha smesso di funzionare. L’aereo è poi riapparso sotto forma di un “ping” difficilmente identificabile sui radar dell’esercito malese (che non lo ha fermato perché “non sembrava minaccioso”), ed è scomparso di nuovo alle 2,15 sull’arcipelago indiano delle isole Adamàne, appena fuori dal raggio di azione dei radar: è lì che le ricerche si stanno concentrando. Dopo essere uscito dalla vista dei radar è stato infine riagganciato da un satellite orientato sull’Oceano indiano, che ha continuato a ricevere segnali dal Boeing fino alle 8,11, sette ore e mezza dopo il decollo: se confermato, il viaggio fuori rotta dell’MH370 farebbe pensare a un’operazione deliberata. La natura dei segnali satellitari non consente di individuare il velivolo, che potrebbe essere scomparso lungo due corridoi aerei che percorrono insieme più di 300.000 miglia.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi