Julie Gayet e le spose bambine

E’ stato calcolato in quattordici milioni il numero di giovani donne che ogni anno sono sposate a forza in tutto il mondo. Così, animata dalle migliori intenzioni, in occasione dell’otto marzo la regista francese Lisa Azuelos (figlia della nota attrice e cantante Marie Laforêt) ha deciso di dedicare un breve video al fenomeno delle spose bambine. Si intitola “14 millions de cris”: girato in bianco e nero, mostra una ragazzina nemmeno dodicenne all’uscita della sua scuola parigina, con i compagni di classe.

Julie Gayet e le spose bambine

E’ stato calcolato in quattordici milioni il numero di giovani donne che ogni anno sono sposate a forza in tutto il mondo. Così, animata dalle migliori intenzioni, in occasione dell’otto marzo la regista francese Lisa Azuelos (figlia della nota attrice e cantante Marie Laforêt) ha deciso di dedicare un breve video al fenomeno delle spose bambine. Si intitola “14 millions de cris”: girato in bianco e nero, mostra una ragazzina nemmeno dodicenne all’uscita della sua scuola parigina, con i compagni di classe. Torna a casa, una normale casa borghese, e lì la madre, una signora elegante interpretata da Julie Gayet (proprio lei, l’ultima girlfriend conosciuta del presidente Hollande), la veste con un abito bianco, una coroncina di fiori e poi, in compagnia del marito, la porta in auto verso uno strano posto, a metà tra la chiesa e la sala di municipio. Lì la bambina, tra ali plaudenti di invitati, mentre la colonna sonora spara “Everything’s gonna be alright” di Sweetbox, si trova sposata e infine consegnata a un laido vecchiaccio. L’ultima scena è il grido della piccola, in procinto di essere violentata su uno scellerato talamo nuziale.

 

Tutti sappiamo che cosa sia lastricato di buone intenzioni, ed è inutile ripeterlo. Ma non è inutile chiedersi come mai, per denunciare un fenomeno che in Francia riguarda esclusivamente le comunità islamiche e nel mondo è diffuso in posti come Bangladesh, Burkina Faso, Gibuti, Etiopia, India, Niger, Senegal e Somalia, oltre all’Afghanistan, sia stato necessario ambientare l’orribile pratica in una casa di cristiani, presumibilmente cattolici, visto che siamo in Francia. Nella stanzetta della bambina, la stessa dove la mamma-Julie Gayet la abbiglia di bianco, su una parete si vede più volte un poster con un Gesù Cristo. “Il mio lavoro come artista è quello di sfidare le persone nella loro sensibilità”, ha detto la regista Azuelos, e non di “accendere i riflettori su una popolazione e dire ‘guardate che cosa fanno alle loro donne’”. Chiarissimo: ancora una volta, anche se c’entra come i cavoli a merenda, l’unica cosa che si può suggerire senza pagare pegno è che le spose bambine siano vittime dei cattolici. Unica categoria maltrattabile nella Francia della laïcité.

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