Speciale online flash 12:40

Con la crisi ucraina lo scudo missilistico resta un'incognita

Dopo l'elezione di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica islamica dell'Iran nel 2005, i toni del confronto con l'occidente si erano alzati parecchio: Teheran voleva spazzare via Israele dalla mappa, come amava ripetere il presidente iraniano. I test missilistici erano sempre più spettacolari e le centrifughe nelle centrali nucleari non erano più sotto controllo da parte della comunità internazionale. La Russia non prese bene quel progetto: erano gli anni in cui Bush e il suo "amico" Vladimir Putin collaboravano nella guerra al terrorismo e c'erano state aperture da parte di Mosca nei confronti della Nato.

Con la crisi ucraina lo scudo missilistico resta un'incognita

Dopo l'elezione di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica islamica dell'Iran nel 2005, i toni del confronto con l'occidente si erano alzati parecchio: Teheran voleva spazzare via Israele dalla mappa, come amava ripetere il presidente iraniano. I test missilistici erano sempre più spettacolari e le centrifughe nelle centrali nucleari non erano più sotto controllo da parte della comunità internazionale. La Russia non prese bene quel progetto: erano gli anni in cui Bush e il suo "amico" Vladimir Putin collaboravano nella guerra al terrorismo e c'erano state aperture da parte di Mosca nei confronti della Nato.

Nell'ottobre 2007, l'ex presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, intervenendo alla National Defense University di Washington, annunciò il progetto di uno scudo missilistico (Antiballistic missile shield) basato in Polonia e Repubblica Ceca. "L'esigenza di una difesa missilistica in Europa è reale e urgente", disse alla platea. Ma il progetto fu visto da Putin come un affronto e al Cremlino erano tutti convinti che un rafforzamento dell'alleanza americana con Polonia a e Repubblica Ceca avrebbe indebolito l'ambizione di potere russa. Le rivoluzioni "colorate" in Ucraina e Georgia furono un'ulteriore conferma dei sospetti russi.

Con l'elezione di Barak Obama, il piano fu sostanzialmente ammorbidito. Le postazioni missilistiche furono sostituite con sistemi d'arma a corto e medio raggio, dato che le relazioni con Teheran andavano man mano migliorando e che le restrizioni del budget imponevano a Washington di concentrarsi contro minacce più urgenti come quella della Corea del Nord.

A distanza di anni, il contesto è cambiato nuovamente. Il referendum pro-Russia che ha avuto luogo in Crimea è tornato a scuotere gli umori dei repubblicani statunitensi, fautori dell'Antiballistic missile shield proposto dell'Amministrazione Bush. Intervenuto a "Face the Nation" della Cbs, l'ex vice presidente Dick Cheney ha recentemente affermato la necessità di "recuperare il sistema missilistico di difesa". Un piano strategico che, secondo Cheney, potrebbe indurre la Russia a non insistere ulteriormente in Ucraina. "Condurre operazioni militari congiunte con i nostri alleati della Nato al confine russo e offrire equipaggiamento e addestramento all'esercito ucraino", sono state le proposte di Cheney. Anche James Baker, già membro del gabinetto di Ronald Regan e George W. Bush, ha accolto l'idea di Cheney: "Sarebbe un segnale molto forte per la Russia", ha detto Baker.

Una contromisura tutta da verificare. In Europa, infatti, lo scudo missilistico ha sempre generato diffidenze. Anche nel caso della crisi ucraina, l'orientamento generale sembrerebbe più cauto. Mercoledì 12 marzo, il Parlamento europeo ha approvato un rapporto della Commissione affari esteri in cui si ribadiva che il "Bmd non è in alcun modo rivolto contro la Russia" e che, anzi "la Nato è pronta a cooperare con Mosca". Il relatore, il parlamentare finlandese Sampo Terho, ha piuttosto ribadito la necessità di una collaborazione in "piena trasparenza" tra Europa, Nato e Russia. Come sempre riguardo la crisi ucraina, l'Ue risponde con estrema cautela.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi