Acqua di Parma

Una partita che comincia con Balotelli e Cassano che in mezzo al campo parlano fitto per cinque minuti coprendosi la bocca con la mano come due schizzati di strada, non poteva che finire come è finita. Siamo stati terrazzati da tale Ezequiel Matías Schelotto che quando stava all’Inter segnò un solo gol ovviamente a noi e domenica da parmigiano andava su e giù che sembrava Jordi Alba. E matati da Cassano, che ha svelato un suo piccolo cuore nero e azzurro. Ma non è stata una diabolica seppur tardiva vendetta del Morattone.

Una partita che comincia con Balotelli e Cassano che in mezzo al campo parlano fitto per cinque minuti coprendosi la bocca con la mano come due schizzati di strada, non poteva che finire come è finita. Siamo stati terrazzati da tale Ezequiel Matías Schelotto che quando stava all’Inter segnò un solo gol ovviamente a noi e domenica da parmigiano andava su e giù che sembrava Jordi Alba. E matati da Cassano, che ha svelato un suo piccolo cuore nero e azzurro. Ma non è stata una diabolica seppur tardiva vendetta del Morattone. E’ stata colpa nostra, solo nostra. Di società, allenatori di oggi e di ieri, calciatori: colpa di tutti quindi di nessuno. Non ha senso che la curva contesti e protesti, tristi sì, masochisti no, inutile rigirare il coltello nella piaga. Sapevamo fin dall’inizio che sarebbe stata una magra annata, che in Champions non avremmo fatto alcuna strada: perdere male a San Siro e più che meritatamente a Madrid può fare ombra sul nostro passato, ferire il nostro orgoglio ma non ci impedisce di vedere la realtà in faccia.

L’amato Clarence, che pure ha diritto a una serena luna di miele, sta perdendo colpi e punti. Se ne sta lì troppo ben vestito, troppo felpato, troppo smussato, troppo dialogante, applaude anche quando a quelli riescono cose da abbecedario calcistico, si comporta da fratello maggiore come se stesse ancora in campo. Ha numeri per diventare un eccellente manager, è naturalmente elegante, è carismatico e poliglotta, ha grande conoscenza del calcio e talento per il business. Ma stare in panca è altra cosa, occorre spirito proletario, saper urlare, sbraitare, incazzarsi, farsi rodere il fegato, rischiare l’infarto perché la bellezza della proposta da sola non basta a convincere gli uomini e a formare un gruppo. Vorremmo che mostrasse meno vestiti trois piéces e più del sacro furore di chi ha saputo rompere secolari catene. Lunga vita, caro Seedorf, ma con il sangue agli occhi.

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