Renzi non fa retate a Cortina

E’ interessante osservare che Matteo Renzi, nell’elencare le misure che verranno adottate per recuperare le risorse per finanziare i provvedimenti per la crescita, ha evitato di insistere sul solito tasto della lotta all’evasione fiscale. Una solfa condita regolarmente, e Enrico Letta non aveva fatto eccezione, con un’acida salsa moralista. Renzi ha mostrato così di sapere che in questa materia conta solo quel che si fa, non quel che si dice minacciosamente, e nonostante la sua impressionante facilità di parola ha scelto di tacere su questo argomento: una prova di serietà. Il rispetto degli obblighi fiscali non è un piacere per nessuno, contrariamente a quel che diceva qualche ministro delle Finanze con inconsapevole sadismo.

Renzi non fa retate a Cortina

E’ interessante osservare che Matteo Renzi, nell’elencare le misure che verranno adottate per recuperare le risorse per finanziare i provvedimenti per la crescita, ha evitato di insistere sul solito tasto della lotta all’evasione fiscale. Una solfa condita regolarmente, e Enrico Letta non aveva fatto eccezione, con un’acida salsa moralista. Renzi ha mostrato così di sapere che in questa materia conta solo quel che si fa, non quel che si dice minacciosamente, e nonostante la sua impressionante facilità di parola ha scelto di tacere su questo argomento: una prova di serietà. Il rispetto degli obblighi fiscali non è un piacere per nessuno, contrariamente a quel che diceva qualche ministro delle Finanze con inconsapevole sadismo. Lo stato deve attrezzarsi per controllare, possibilmente senza vessazioni inutili e controproducenti, come quelle che non sono mancate nel recente passato. Agire in modo efficace e discreto è l’esatto contrario di quel che si fa quando si sollevano polveroni accusando intere categorie di evasione fiscale, oppure si fanno calcoli fantasmagorici sulla dimensione delle presunte cifre evase. Renzi ha preferito insistere sul fatto che lo stato si è espanso troppo a spese dei cittadini e ora deve restringere la sua area di spesa per poter alleggerire il carico fiscale. Il corollario è che per recuperare un livello accettabile di fedeltà fiscale è necessario contemporaneamente restaurare un sano equilibrio tra contributi richiesti e servizi effettivamente forniti. In particolare, in una fase di prolungato rallentamento produttivo, è doveroso usare con grande prudenza la leva fiscale, in particolare in presenza di una scandalosa morosità degli enti pubblici. Stritolare piccole imprese o aziende a conduzione familiare per la combinazione tra ritardo dei pagamenti, restringimento del credito e aggressività dell’esattoria non serve a nessuno e non fa entrare denaro nelle casse pubbliche.
La spirale negativa che invece quella tenaglia ha prodotto in passato ha reso più difficile per l’Italia approfittare delle migliorate condizioni finanziarie internazionali. Non è certo il momento per minacciare i contribuenti, specialmente quelli appartenenti alle categorie del lavoro autonomo che hanno pagato altrettanto se non più delle altre con chiusure e fallimenti la crisi, e che sono state escluse ora dai promessi benefici al lavoro dipendente. Forse il danno era inevitabile, ma Renzi ha evitato con intelligenza di aggiungere la beffa, evocando campagne di denuncia dell’evasione fiscale generalizzata o di retate a Cortina su cui si erano esercitati altri governi. Nel quadro di uno stile declamatorio che a molti è parso eccessivo, fa piacere segnalare che, su una questione cruciale, Renzi ha dimostrato prudenza. Il che è più indicativo di tante frasi a effetto.

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