La balla corre

Le balle corrono e ai magistrati piace inseguirle a testa bassa. Elefanti in negozi di porcellane. Stavolta il negozio è quello della centrale a carbone di Vado Ligure della Tirreno Power, sequestrata dalla magistratura di Savona tre giorni fa. Lo schema è simile allo schiacciasassi giudiziario che ha travolto l’Ilva di Taranto, l’ormai ex prima acciaieria d’Europa dopo il passaggio dell’uragano Todisco. La balla rasenta per entità la bufala sui rifiuti tossici nella Terra dei fuochi (fatui). Ecco, il caso Vado è un po’ tutto questo.

La balla corre

Le balle corrono e ai magistrati piace inseguirle a testa bassa. Elefanti in negozi di porcellane. Stavolta il negozio è quello della centrale a carbone di Vado Ligure della Tirreno Power, sequestrata dalla magistratura di Savona tre giorni fa. Lo schema è simile allo schiacciasassi giudiziario che ha travolto l’Ilva di Taranto, l’ormai ex prima acciaieria d’Europa dopo il passaggio dell’uragano Todisco. La balla rasenta per entità la bufala sui rifiuti tossici nella Terra dei fuochi (fatui). Ecco, il caso Vado è un po’ tutto questo. La magistratura parte dagli esposti dei comitati ambientalisti locali che invocano la chiusura dell’azienda (qualcuno dei membri diventa consulente della procura), poi costruisce un teorema sulla base di una mera media statistica – la differenza tra malati e morti attesi e quelli realmente verificati – e quindi riconduce 400 decessi in sette anni alle emissioni degli impianti termoelettrici. Perché? Perché il territorio è affetto da “desertificazione lichenica”, dice il gip Fiorenza Giorgi. I muschi muoiono, ergo c’è inquinamento grave. Poco importa se l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) ritiene insufficienti i biomonitoraggi sulla vegetazione e soprattutto dice che l’aria è pulita, nella norma, e il prodotto della combustione (il biossido di zolfo) non eccede i limiti legali. Conta poco se l’incremento del rischio di patologie circolatorie e respiratorie è “più correlato agli stili di vita che ai fattori ambientali” e la crescita della mortalità – ovvio, per statistica – è banalmente influenzata da un “sempre più rilevante flusso di popolazioni anziane” verso i lidi rivieraschi (secondo uno studio congiunto dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro e Arpal condotto nel savonese nel 2008). Il gip nel decreto di sequestro preventivo ripete con formule fumose che la Tirreno ha rispettato i valori di emissioni previsti per legge e gli indagati si sono adoperati per non sforarli. I giornali non lo riportano. Molti godono a sparare sulla Tirreno che da chiusa perde centinaia di migliaia di euro al giorno. D’altronde i De Benedetti sono azionisti con una quota indiretta e il loro quotidiano Repubblica ha massacrato l’Ilva spesso e volentieri in ossequio ai giudici giacobini. 

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