Volo fantasma

Ieri la compagnia inglese di telecomunicazioni satellitari Inmarsat ha confermato di avere registrato alcuni segnali elettronici regolari inviati dal volo MH370, scomparso ormai una settimana fa con 239 passeggeri a bordo un’ora dopo il decollo dall’aeroporto malese di Kuala Lumpur. I ping inviati dal jumbo sarebbero arrivati ai satelliti anche dopo la sua sparizione dagli schermi radar, provando così che l’aereo ha proseguito il suo volo per ore dopo lo spegnimento dei transponder di bordo – i dispositivi che ne segnalano la posizione.

Volo fantasma

Ieri la compagnia inglese di telecomunicazioni satellitari Inmarsat ha confermato di avere registrato alcuni segnali elettronici regolari inviati dal volo MH370, scomparso ormai una settimana fa con 239 passeggeri a bordo un’ora dopo il decollo dall’aeroporto malese di Kuala Lumpur. I ping inviati dal jumbo sarebbero arrivati ai satelliti anche dopo la sua sparizione dagli schermi radar, provando così che l’aereo ha proseguito il suo volo per ore dopo lo spegnimento dei transponder di bordo – i dispositivi che ne segnalano la posizione.

Giovedì in una ricostruzione alternativa il Wall Street Journal, dopo aver sentito alcuni americani che lavorano dentro le operazioni di ricerca, aveva rivelato l’esistenza di altri dati, spediti in automatico dai computer inseriti nei motori del jumbo alla casa madre che li produce, la Rolls-Royce. L’azienda ha smentito la ricostruzione, ma in entrambi i casi la ricostruzione è la stessa: il transponder di bordo si è spento – o è stato spento –, ma il volo è proseguito per almeno altre quattro ore.
Il vicepresidente della compagnia, David Coiley, spiega al New York Times che l’equipaggiamento sull’aereo aggancia automaticamente i satelliti come fa un telefono cellulare con le antenne dei ripetitori e questo, oltre a rivelare quando era ancora in funzione, rivela anche la direzione presa dal jet. Il segnale “ci permette di determinare la posizione dell’aereo rispetto al satellite – dice Coiley – e ci permette di restringere l’area in cui si trova l’aereo”.

Non è ancora chiaro se Inmarsat abbia già determinato la posizione finale del volo MH370 o se la stia ancora calcolando. Le spiegazioni tecniche aprono ora tutta una serie di scenari dolosi: il transponder di bordo è spento, l’aereo vira verso ovest e non imbocca una direzione qualsiasi, disordinata, ma una rotta precisa che passa per alcuni punti di riferimento convenuti – come se ancora fosse guidato da un pilota di linea e si dirigesse verso le isole Andamàne, verso l’India.

Se questi dati tecnici sono sicuri, allora un’ipotesi vagliata nelle indagini, secondo Reuters, è che qualcuno con le conoscenze tecniche necessarie abbia deciso deliberatamente di far sparire l’aereo dagli schermi radar, abbia interrotto le normali comunicazioni con le torri di controllo e gli altri aerei e lo abbia pilotato lontano dalla rotta prevista, per motivi ancora ignoti.

Le figure dei due piloti tornano a essere centrali nell’inchiesta: il meno esperto, Fariq Abdul Hamid, a cui piaceva invitare le turiste più attraenti nella cabina di pilotaggio durante i voli per poi proseguire il corteggiamento su Facebook, e il più esperto, Zaharie Ahmad Shah, un appassionato di aviazione che però due giorni fa – secondo una fonte malese sentita dal Foglio – non era ancora stato dichiarato “clean”, pulito, dal passato impeccabile e scevro da sospetti.
Seguendo le nuove informazioni, le ricerche dell’aereo scomparso si sono spostate verso ovest, cercando di coprire un’area ormai vastissima, in cui le probabilità di avvistamento sono sempre più basse. Il governo malese ieri aveva smentito lo scoop del Wall Street Journal: ora è a sua volta smentito con grave imbarazzo da questi dati satellitari.
 

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