Soldi bucati

Tanto vale affidarsi al baratto, per lo meno si salta l’intermediazione e ci si accorda in due sul valore da assegnare alla merce. E’ la logica conclusione cui perviene prima o poi ogni idealista della moneta alternativa, da ultimo il caracollante Bitcoin, assalito dalla realtà del monopolio implacabile detenuto dalle Banche centrali (e senza più nemmeno il bisogno di un ancoraggio alle riserve auree). Nell’epoca della finanza globalizzata, non è più una questione di monopolio statale; sebbene in passato siano stati i governi centrali a neutralizzare ogni circolazione di valuta semi privata che uscisse dal recinto di un mercato rionale. Andò così nell’Inghilterra del 1200 e così continuò in varie latitudini (dal Messico del Settecento al Giappone del XIX secolo).

Tanto vale affidarsi al baratto, per lo meno si salta l’intermediazione e ci si accorda in due sul valore da assegnare alla merce. E’ la logica conclusione cui perviene prima o poi ogni idealista della moneta alternativa, da ultimo il caracollante Bitcoin, assalito dalla realtà del monopolio implacabile detenuto dalle Banche centrali (e senza più nemmeno il bisogno di un ancoraggio alle riserve auree). Nell’epoca della finanza globalizzata, non è più una questione di monopolio statale; sebbene in passato siano stati i governi centrali a neutralizzare ogni circolazione di valuta semi privata che uscisse dal recinto di un mercato rionale. Andò così nell’Inghilterra del 1200 e così continuò in varie latitudini (dal Messico del Settecento al Giappone del XIX secolo). La filosofia della moneta fai-da-te ha una sua dignità e un suo astratto quid: obbedisce alla convinzione di dover oltrepassare le mediazioni e i signoraggi centralizzati, ma nell’essenza si basa su un concetto tradizionale: quale che sia la forma della valuta (carta o metallo più o meno pregiato), la sostanza della sua credibilità poggia sulla fiducia condivisa dei suoi utilizzatori. La si può convenzionalmente gonfiare nel suo valore nominale rispetto all’unità di misura corrente (dollaro, euro ecc.) – fece così, col suo Simec, quel genio abruzzese negletto che fu Giacinto Auriti nella sua lotta all’usurocrazia: gli mancò la fiducia dei magistrati – ma alla fine i conti non tornano mai. Alla fine del 2013, su bloombergview.com, è uscita una ricognizione storiografica esemplare e a modo suo chiaroveggente firmata da un docente americano, Stephen Mihm, il quale affiancava Bitcoin alla lunga teoria dei dinosauri pseudo-monetari estinti. Lo storico ha omesso di citare il caso dell’Isola delle Rose, l’effimera creatura di un ingegnere italiano che nel 1958 si mise in testa di metter su un atollo meccanico sovrano stanziato dodici chilometri al largo di Rimini, con tanto di moneta autonoma (il Mill). Finì nel ’69 coi sommozzatori che smontarono pezzo per pezzo il sogno delle Rose. Lezione: chiunque vagheggi una moneta alternativa, in cuor suo se non per altrui interessi, sta praticando una secessione immaginaria, replicando in scala lo schema di uno staterello sovrano. Ecco perché i risparmiatori continueranno a fidarsi più degli originali, foss’anche la federazione invisibile delle banche centrali usuraie. Non sarà bello ma è così.

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