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India, condannati a morte i quattro stupratori di una studentessa

L'Alta corte di New Delhi ha confermato le condanne a morte inflitte in primo grado per i quattro imputati colpevoli di aver stuprato fino alla morte una studentessa di 23 anni il 16 dicembre 2012. La violenza di gruppo aveva suscitato aspre reazioni in tutta l'India e migliaia di persone si erano mobilitate scendendo nelle strade per chiedere interventi immediati al governo. Il primo ministro Manmohan Singh aveva annunciato severe contromisure per limitare il fenomeno delle violenze contro le donne nel Paese.

India, condannati a morte i quattro stupratori di una studentessa

L'Alta corte di New Delhi ha confermato le condanne a morte inflitte in primo grado per i quattro imputati colpevoli di aver stuprato fino alla morte una studentessa di 23 anni il 16 dicembre 2012.
La violenza di gruppo aveva suscitato aspre reazioni in tutta l'India e migliaia di persone si erano mobilitate scendendo nelle strade per chiedere interventi immediati al governo.

Il primo ministro Manmohan Singh aveva annunciato severe contromisure per limitare il fenomeno delle violenze contro le donne nel Paese. "Sarà un omaggio vero alla sua memoria se saremo capaci di canalizzare queste emozioni ed energie in azioni costruttive", aveva dichiarato Singh per placare gli animi. Anche Sonia Gandhi, il leader del partito del Congresso nazionale, aveva espresso il proprio cordoglio per la giovane, deceduta in seguito a un arresto cardiaco per le violenze subite.

Tuttavia, gli stupri collettivi non hanno accennato ad arrestarsi. L'ong "India's rape stigma" ha infatti segnalato come nel Paese si verifichi un atto di violenza contro una donna mediamente ogni 20 minuti. I 21.397 casi rilevati nel 2012 sarebbero secondi solo a quelli riscontrati negli Stati Uniti.

Un fenomeno che ha quindi portato i giudici di New Delhi a usare la mano pesante contro i quattro imputati nel processo per lo stupro della studentessa 23enne. L'avvocato dei quattro giovani condannati alla pena capitale, Vinay Sharma, Pawan Gupta, Akshay Thakur e Mukesh Singh, ha già annunciato che farà ricorso alla Corte suprema. Un quinto ragazzo, che era minore al momento dell'aggressione, è stato invece condannato a tre anni di reclusione. Un altro, Ram Singh si è invece tolto la vita in cella nel marzo 2013. Almeno secondo la versione ufficiale della polizia indiana.    

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