Spingitori di rottamatori

Il metodo Renzi e lo stile della nuova concertazione spiegato nome per nome

Spingitori di cavalieri. Chi erano costoro? Chi li spingeva a farlo? Chi li pagava? Che c’era qualcuno che spingeva pure loro?”. Per capire qualcosa di più sul pirotecnico mercoledì da leoni durante il quale Matteo Renzi ha trasformato un’ordinaria conferenza stampa post Cdm in un irresistibile comizio elettorale, in un “Renzi’s Super Wednesday” come suggerito ieri da un report degli analisti della Royal Bank of Scotland, bisogna prendere la telecamera, stringere l’inquadratura e andare a spiegare quali sono gli ingranaggi che tengono attivo il motore della rottamazione e che hanno permesso a Renzi di ritrovarsi tra le mani una inaspettata grande coalizione di consensi che va da Fausto Bertinotti passa per Gennaro Migliore e arriva fino a Daniele Capezzone. Per citare un celebre sketch di Corrado Guzzanti, nei panni di “Vulvia”, chi sono gli spingitori del Rottamatore?

Il metodo Renzi e lo stile della nuova concertazione spiegato nome per nome

“Spingitori di cavalieri. Chi erano costoro? Chi li spingeva a farlo? Chi li pagava? Che c’era qualcuno che spingeva pure loro?”. Per capire qualcosa di più sul pirotecnico mercoledì da leoni durante il quale Matteo Renzi ha trasformato un’ordinaria conferenza stampa post Cdm in un irresistibile comizio elettorale, in un “Renzi’s Super Wednesday” come suggerito ieri da un report degli analisti della Royal Bank of Scotland, bisogna prendere la telecamera, stringere l’inquadratura e andare a spiegare quali sono gli ingranaggi che tengono attivo il motore della rottamazione e che hanno permesso a Renzi di ritrovarsi tra le mani una inaspettata grande coalizione di consensi che va da Fausto Bertinotti passa per Gennaro Migliore e arriva fino a Daniele Capezzone. Per citare un celebre sketch di Corrado Guzzanti, nei panni di “Vulvia”, chi sono gli spingitori del Rottamatore? Chi sono coloro che da qui alle Europee cercheranno di proteggere il fortino renziano garantendo quella pace sociale che Renzi ha imposto a colpi di slide fino al prossimo 25 maggio? Trovare un ordine nel metodo non è semplice perché il Rottamatore spesso usa l’improvvisazione come miccia per innescare i fuochi d’artificio ma dopo due settimane di attività a Palazzo Chigi nel disordine del segretario si indovina una struttura mobile composta da alcune persone che hanno in mano le chiavi della macchina del presidente del Consiglio e che cercheranno di aiutare il sindaco d’Italia a far sì che il rapporto tra la presidenza e il Parlamento non sia troppo diverso da quello che Renzi aveva a Palazzo Vecchio con il Consiglio comunale. I cinque sono Graziano Delrio, Luca Lotti, Lorenzo Guerini, Maria Elena Boschi, Marco Carrai e ognuno svolge un ruolo parallelo rispetto a quello ufficiale. Lotti, Guerini e Boschi fanno parte di un triumvirato che ha affiancato il capogruppo del Pd Roberto Speranza nella guida del gruppo a Montecitorio. Dei tre, Guerini, portavoce della segreteria, ha il compito di mediare tra le varie anime del Pd in ebollizione permanente; Lotti, sottosegretario, ha il compito, con Graziano Delrio, sottosegretario, gran cerimoniere del Cdm, di dare una mano a valutare i nomi che Renzi sta studiando da giorni in vista della partita delle nomine nelle aziende pubbliche. Dall’esterno, su questo fronte, un contributo lo darà anche Marco Carrai, vecchio amico di Renzi, tessitore dei rapporti più delicati del premier, che avrà un ruolo importante anche nel pianificare alcuni incontri che Renzi farà durante il suo tour europeo (sabato a Parigi con Hollande, lunedì a Berlino con Merkel, giovedì a Bruxelles al Consiglio europeo, dove il premier sarà accompagnato da Varricchio, consigliere diplomatico anche di Enrico Letta).


Accanto a questa squadra Renzi ha creato poi una rete formata da alcuni economisti di fiducia con i quali ha lavorato per preparare il Super Wednesday e che avranno un peso nell’affiancare il lavoro di Padoan all’Economia in vista della preparazione del Def (entro il 20 aprile). Del gruppo di economisti, quelli a cui Renzi ha affidato il dossier Irpef (dossier che ha permesso al segretario di far tornare le lancette della sua piattaforma alla Leopolda del 2012, ai tempi cioè del duello con Bersani, quando Renzi il taglio dell’Irpef lo aveva proposto in campagna elettorale), sono, oltre a Filippo Taddei, responsabile economia Pd, Yoram Gutgeld, che a breve diventerà responsabile del dipartimento economia di Palazzo Chigi, Roberto Perotti, ordinario di Economia politica presso l’Università Bocconi di Milano, Cosimo Pacciani (dirigente della Royal Bank of Scotland, ambasciatore renziano in terra londinese) e, più defilata, la coppia Pietro Reichlin e Giuseppe Ragusa (Luiss). Un gruppo di economisti che Renzi ha consultato in queste settimane sempre con lo stesso metodo dei compartimenti stagni – incontri vis-à-vis, aggiornamenti costanti via sms, o via email o WhatsApp, e decisioni poi prese sempre con il gruppo dei cinque scudieri – e un gruppo che tornerà utile a Renzi quando dovrà giocare tre partite complicate. Prima: la trasformazione in legge dei provvedimenti annunciati mercoledì. Secondo: la scrittura del Def (e il Rottamatore è convinto che il ministro Padoan ha un profilo sufficientemente politico per non diventare per Renzi quello che Tremonti è stato per Berlusconi). Terzo: l’arma che Renzi lancerà prima delle Europee. Un’arma con cui Renzi continuerà a inseguire Grillo e tenere insieme la sua grandissima coalizione. Quattro parole: rinegoziare il Fiscal compact. Una sfida complicata. Ma che secondo Renzi è quella giusta da preparare per aiutare gli spingitori di cavalieri a costruire una pace in grado di durare almeno fino al prossimo Semestre europeo.

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