Come piace questo papa

Hanno uno strano modo di farsi piacere il papa, quelli che vogliono una chiesa amabile e non precisamente competitiva o emulativa con il mondo, sorella forse ma non madre e maestra. Si domandano se e quando ordinerà le donne e ne farà dei preti. Se benedirà la sofferenza dell’aborto, oltre a quella del divorzio, in nome della misericordia. Se saprà essere vicino alle vittime degli abusi del clero e ai gay, come sembra avere promesso ma finora non ha mantenuto appieno. Trovano irritante che Francesco abbia una posizione di riserbo e rilutti a espandere il suo progetto di comunicazione seduttiva oltre i confini della dottrina cristiana e del vangelo sine glossa, senza interpretazioni. Lo considerano un enigma, perché è un rivoluzionario, d’accordo, e odia la “lebbra” curiale, ma l’abolizione del peccato, che gli fu attribuita come un già fatto, ancora non è codificata nel diritto canonico.

Come piace questo papa

Hanno uno strano modo di farsi piacere il papa, quelli che vogliono una chiesa amabile e non precisamente competitiva o emulativa con il mondo, sorella forse ma non madre e maestra. Si domandano se e quando ordinerà le donne e ne farà dei preti. Se benedirà la sofferenza dell’aborto, oltre a quella del divorzio, in nome della misericordia. Se saprà essere vicino alle vittime degli abusi del clero e ai gay, come sembra avere promesso ma finora non ha mantenuto appieno. Trovano irritante che Francesco abbia una posizione di riserbo e rilutti a espandere il suo progetto di comunicazione seduttiva oltre i confini della dottrina cristiana e del vangelo sine glossa, senza interpretazioni. Lo considerano un enigma, perché è un rivoluzionario, d’accordo, e odia la “lebbra” curiale, ma l’abolizione del peccato, che gli fu attribuita come un già fatto, ancora non è codificata nel diritto canonico. Se vuole restaurare l’attrattività della chiesa, dopo che Paolo VI evitò colpevolmente di innalzare la bandiera del preservativo su tutte le parrocchie, deve andare oltre la tenerezza pastorale, deve intenerire e parecchio l’osso della dottrina. Così dicono.


Non è facile capire quali misteriose ragioni, vanità a parte, inducano le belle menti del mondo spirituale residuo d’occidente, specie quelle di lingua inglese ma non solo, a volere un papa che non sia un papa. Un maestro senza pedagogia, un amico che ti racconta balle, un camminatore e pellegrino senza meta. Confidano nei formulari parrocchiali e nelle risposte della base cattolica, convinta a quanto pare della santità del divorzio di coscienza e dell’opportunità di una morale sessuale al passo con i tempi presenti, al passo con il sentimento e l’amore come lo intendono loro, e c’è voluto un gesuita francese, il provinciale Jean-Yves Grenet per ricordare ieri al Monde che la Compagnia di Gesù fece già negli anni Settanta una grande inchiesta di sociologia religiosa, ma dovette registrare “scepticisme face aux résultats” concreti di quella consultazione. Il papa Francesco è “rusé”, dicono i confratelli, i Reverendi Padri che lo conoscono bene, è astuto. Per ora, aggiungono, non registriamo un “raz-de-marée” di vocazioni, un’impennata di chiamate, anche solo alla messa della domenica, ma la strada che conduce alle frontiere, che ispira la missione di corteggiamento del contemporaneo, che spinge all’apertura “del campo di coscienza” (come diceva sant’Ignazio) è a senso unico e non si può tornare indietro. In un testo accorato scritto per l’Osservatore, il cardinale Kasper si è chiesto se sia stata una buona idea decidere per il Sinodo sulla famiglia, e si è risposto che sì, lo è stata, ma solo a patto di farne poi uno strumento di riforma dottrinale e pastorale radicale, altrimenti la delusione sarebbe tremenda e si ripercuoterebbe sulla chiesa tutta.


Nel giro dei “lebbrosi” del papa, quelli che lo consigliano, la sua curia, si capisce meglio che non tra i cortigiani mondani la difficoltà del compito di uscire da sé stessi e inoltrarsi nelle periferie. La chiesa cattolica è un organismo naturalmente sensibile e intelligente, conosce il fenomeno della “perdita del centro”, sa per antica esperienza dell’umano che il cuore è appunto il centro della persona solo se assistito da una coscienza formata, altrimenti è un intrico astratto di passioni periferiche e di trappole di vario genere. Francesco è il primo a conoscere le proprie astuzie, e sa che rendere relativa la legge, per procedere oltre nel segno della gioia evangelica e della misericordia divina, è un esercizio necessario, illuminato dalle circostanze spettacolari della rinuncia al Soglio del predecessore, ma fortemente rischioso. Pare che la natura umana sia intimamente corrotta e che la bellezza dell’umano sta nella sua dipendenza consapevole da altro, e che quell’altro, il mediatore di salvezza, è uno e uno solo, è centrale, e non si incontra nelle periferie tranne che nelle sceneggiature dei buoni sentimenti. Assolvere non è facile, è parte del giudicare. Nessuno vuole essere giudicato, il perdono è il mestiere di Dio, ma quello del papa non è altrettanto gratificante.

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