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Principesse premiano il Valle (con i complimenti della Tate Modern). Ma cosa hanno visto i giurati?

Il Teatro Valle occupato va a Bruxelles, il 18 marzo, a ritirare il premio internazionale della European Cultural Foundation assieme all’attivista croato Teodor Celakoski direttamente dalle mani di due principesse (dei Paesi Bassi: Margriet e Laurentien, presidentessa Ecf), con cinquantamila euro di dote concreta e con la benedizione del direttore della Tate Modern Chris Decorn, membro della giuria. Motivazione: il Valle occupato, per i giurati, è “esempio di collaborazione tra cultura e società nella battaglia per i beni comuni”. E a questo punto la domanda sorge spontanea: ma i giurati si sono resi conto che “l’esempio di collaborazione” nella “battaglia per i beni comuni” avviene, da quasi tre anni, in un teatro pubblico, cioè di tutti i cittadini romani, occupato?

Principesse premiano il Valle (con i complimenti della Tate Modern). Ma cosa hanno visto i giurati?

Il Teatro Valle occupato va a Bruxelles, il 18 marzo, a ritirare il premio internazionale della European Cultural Foundation assieme all’attivista croato Teodor Celakoski direttamente dalle mani di due principesse (dei Paesi Bassi: Margriet e Laurentien, presidentessa Ecf), con cinquantamila euro di dote concreta e con la benedizione del direttore della Tate Modern Chris Decorn, membro della giuria. Motivazione: il Valle occupato, per i giurati, è “esempio di collaborazione tra cultura e società nella battaglia per i beni comuni”. E a questo punto la domanda sorge spontanea: ma i giurati si sono resi conto che “l’esempio di collaborazione” nella “battaglia per i beni comuni” avviene, da quasi tre anni, in un teatro pubblico, cioè di tutti i cittadini romani, occupato da un gruppo ristretto di attivisti sulla base di lontane dicerie di una temuta e mai avvenuta privatizzazione, nella prolungata inerzia del Comune e nelle sacche di un ambiguo rimpallo di responsabilità tra Comune e Mibac?

Sanno, le principesse premianti, che gli occupanti, cittadini che non fanno parte del Comune né del Mibac, decidono a proprio insindacabile giudizio e secondo le proprie regole autodenominate “comunarde” chi e quando e come far comparire sul palco del Valle? Sulla qualità degli spettacoli si può discutere (e spesso c’è da discutere), ma è altra questione. Resta, a Roma, anche nell’ambiente artistico (per esempio tra i direttori di teatri non occupati), molta insofferenza su una situazione tollerata per non avere problemi di consenso, con tanto di bollette pagate (dal Comune) e di Siae non pagata (dagli occupanti).

Sia come sia, nel comunicato ufficiale del premio europeo si legge che “la candidatura del Teatro Valle è stata sostenuta da un ampio numero di professionisti provenienti da discipline e ambiti culturali della comunità Europea. I criteri di selezione pongono come caratteristiche principali la capacità di innovazione, visione e democrazia in ogni disciplina della produzione culturale”. Visione e democrazia, dicono.

Ma che dicono i cittadini romani? Per non dire della dichiarazione del suddetto direttore della Tate Modern, che addirittura trova il Valle occupato taumaturgico (ma cosa ha visto?, ci si chiede): “Le precarie condizioni che affliggono i paesi duramente colpiti dalla crisi finanziaria, sono quelle che Teodor Celakoski e Teatro Valle Occupato stanno cercando di affrontare e superare”, dice Decorn: “Per molti paesi questi nuovi modelli di collaborazione culturale e di auto-organizzazione sono possibili soluzioni per guidarci fuori dal caos. Il futuro delle istituzioni culturali e degli operatori culturali sarà determinato da queste iniziative e il tema dei beni comuni, che ha implicazioni politiche ben oltre l’arte, è un importantissimo messaggio di solidarietà”.

Intanto, e dopo che alla Fondazione Valle bene Comune è stata negata dal prefetto “per difetto di presupposti” il “riconoscimento”, provvedimento amministrativo che avrebbe conferito alla Fondazione statuto giuridico, gli occupanti tornano alla carica, complice anche il plauso di Alexis Tsipras (che al Valle ha presentato la lista italiana, quella ora già squassata dalle liti tra illustri prof promotori) e il patrocinio morale di Stefano Rodotà (venerdì 14 è in programma un’assemblea in nome della “Fondazione Teatro Valle bene comunque”, con giuristi ed esperti quali lo stesso Rodotà, Ugo Mattei, Pietro Rescigno, Tomaso Montanari, Gregorio Arena e Gennaro Mariconda.

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