Le “non riforme” pazzesche di Renzi

In piedi dietro il logo della presidenza del Consiglio, telecomando in mano per far scorrere le slide su “La svolta buona”, sorrisi e battute in abbondanza, Matteo Renzi ha annunciato alcune radicali “non riforme” (ipse dixit) in arrivo su tasse, lavoro, Pubblica amministrazione e Costituzione. Dopodiché è toccato ai ministri, seduti uno a fianco all’altro e senza slide; perché il Consiglio dei ministri, nell’immediato, ha approvato un ddl per sbloccare i debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese: se 22 miliardi sono già stati pagati, altri 68 miliardi arriveranno entro luglio per raggiungere la stima complessiva fatta dalla Banca d’Italia (anche se, s’è fatto sfuggire Renzi, sull’entità dei debiti “al Mef non sono così convinti”).

Le “non riforme” pazzesche di Renzi

In piedi dietro il logo della presidenza del Consiglio, telecomando in mano per far scorrere le slide su “La svolta buona”, sorrisi e battute in abbondanza, Matteo Renzi ha annunciato alcune radicali “non riforme” (ipse dixit) in arrivo su tasse, lavoro, Pubblica amministrazione e Costituzione. Dopodiché è toccato ai ministri, seduti uno a fianco all’altro e senza slide; perché il Consiglio dei ministri, nell’immediato, ha approvato un ddl per sbloccare i debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese: se 22 miliardi sono già stati pagati, altri 68 miliardi arriveranno entro luglio per raggiungere la stima complessiva fatta dalla Banca d’Italia (anche se, s’è fatto sfuggire Renzi, sull’entità dei debiti “al Mef non sono così convinti”). Approvato per decreto, poi, il Piano casa da 1,7 miliardi su tre obiettivi: sostegno all’affitto a canone concordato; ampliamento dell’offerta di alloggi popolari; sviluppo dell’edilizia residenziale sociale.

Sul lavoro, invece, l’esecutivo ha scelto la via più lunga del disegno di legge delega: il Parlamento valuterà le linee guida proposte dal governo, eventualmente le modificherà, poi le approverà (almeno 4 mesi previsti, ma la delega che portò alla legge Biagi ci impiegò 2 anni) e le rispedirà a Palazzo Chigi che solo a quel punto potrà varare un decreto. Nella delega illustrata da Renzi, c’è un impegno a semplificare il codice del lavoro e a razionalizzare gli ammortizzatori sociali (per esempio, abolendo la Cassa integrazione in deroga), però la misura d’impatto relativamente più immediato è un’altra: la possibilità di stipulare contratti di lavoro a termine senza obbligo di indicare la “causale” (cioè il motivo del mancato contratto a tempo indeterminato) per 3 anni consecutivi, mentre oggi la massima durata per questo contratto è 12 mesi. Un modo per superare per tre anni l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in attesa forse del più omogeneo contratto unico a tutele progressive.

Tuttavia la “svolta” su cui Renzi ha indugiato maggiormente in conferenza stampa – “la prima misura” delle “non riforme” – è  stata quella fiscale.  Dal 1° maggio chi guadagna meno di 1.500 euro netti al mese pagherà infatti 1.000 euro di Irpef in meno durante l’anno. Circa 85 euro al mese in busta paga, ha ribadito più volte Renzi, che ciascuno “vedrà in tasca dal 27 maggio”. Il segretario del Pd non ha fatto mistero di aver puntato ad attivare lo sgravio prima delle elezioni europee: “Ci ho provato, ma sono stato respinto con perdite”, ha detto sorridendo. Respinto da chi? “Un po’ di tempi tecnici ci vogliono”, è stata la risposta diplomatica. Poi però Renzi ha snocciolato le “abbondanti coperture” che la presidenza del Consiglio ha identificato, perfino superiori ai 10 miliardi necessari: 7 miliardi dalla spending review (anche se il commissario Carlo Cottarelli, in Parlamento, ha parlato di soli 3 miliardi per la parte restante del 2014), 6 miliardi grazie al “margine” che ci separa dal tetto europeo del 3 per cento sul deficit, i maggiori incassi Iva che discenderanno dallo sblocco dei debiti della Pa, i risparmi sul debito pubblico grazie allo spread in ribasso. Coperture, queste ultime, difficili da mettere nero su bianco in un testo legislativo, e su cui il ministero dell’Economia ha fatto più resistenze. Sempre da maggio, ci sarà anche una riduzione del 10 per cento dell’Irap sulle aziende, da finanziare alzando dal 20 al 26 per cento l’aliquota sulle rendite finanziarie, “ma non sui Bot” come ha precisato Renzi. Che ha concluso annunciando anche 15 giorni di discussione su un disegno di legge costituzionale per cancellare il bicameralismo perfetto (cioè il Senato) che poi sarà depositato in Parlamento. Con chiosa finale a effetto: “Se non riesco a superare il bicameralismo, considero chiusa la mia esperienza politica”.

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