Restare e contrattare

Beppe Grillo, leader del Movimento cinque stelle, arricchisce la sua battaglia populista con la tesi per cui per rimettere in sesto il paese è necessario che l’Italia esca dall’euro, fonte di tutti i mali. L’euro-exit è anche uno dei temi preferiti dalle varie destre nazionaliste. Non c’è bisogno di entrare nel merito per consigliare di smetterla di utilizzare questo argomento. Infatti, in questi anni abbiamo sottoscritto così tanti documenti che ci vincolano all’Unione monetaria europea – quello del Fondo europeo di stabilità, del Fiscal compact e dell’Unione bancaria – che l’uscita in questione è diventata impossibile.

Restare e contrattare

Beppe Grillo, leader del Movimento cinque stelle, arricchisce la sua battaglia populista con la tesi per cui per rimettere in sesto il paese è necessario che l’Italia esca dall’euro, fonte di tutti i mali. L’euro-exit è anche uno dei temi preferiti dalle varie destre nazionaliste. Non c’è bisogno di entrare nel merito per consigliare di smetterla di utilizzare questo argomento. Infatti, in questi anni abbiamo sottoscritto così tanti documenti che ci vincolano all’Unione monetaria europea – quello del Fondo europeo di stabilità, del Fiscal compact e dell’Unione bancaria – che l’uscita in questione è diventata impossibile. Se manifestassimo realmente l’intenzione di farlo, saremmo immediatamente commissariati da Bruxelles e da Francoforte. Le ganasce europee infatti sono molto strette. Se si iniziasse a sospettare che non vogliamo onorare l’impegno al bilancio in tendenziale pareggio e l’intenzione di ridurre il rapporto debito/pil saremmo messi sotto osservazione con la procedura per disavanzi eccessivi. E se non seguissimo le raccomandazioni che essa comporta, la Banca centrale europea non sarebbe in grado di fornire alle nostre banche la liquidità che richiedono ordinariamente e quindi gli istituti di credito non potrebbero sottoscrivere debito di nuova emissione. Ne seguirebbe l’intervento del Fondo europeo di stabilità, che ci presterebbe i mezzi finanziari con vincoli analoghi a quelli degli stati che ricevono prestiti dal Fmi. Lo spread sul nostro debito è sceso sotto i 200 punti perché è maturata la convinzione che l’euro è irreversibile, dato che la Bce può impedire l’insolvenza e la fuoriuscita di ogni stato membro tramite un soccorso finanziario condizionato (il cosiddetto programma Omt). Se avessimo una possibilità di fuga, il tasso di interesse sui nostri titoli non sarebbe così basso: gli operatori contemplerebbero il rischio che essi vengano convertiti in una moneta deprezzata. La battaglia che è possibile fare, dunque, non è quella della defezione dall’euro, ma quella per farci valere di più in Europa. Magari forti di un biglietto da visita migliore sul versante dell’economia reale, vista la crescita tendenziale della produzione industriale registrata a gennaio dall’Istat (più 1,4 per cento rispetto al 2013 e più 1 per cento su dicembre). Certo, non basta per parlare d’inversione di rotta, dicono gli esperti, ma è sufficiente per giustificare un cauto ottimismo. 

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