In quota rosa aborto

Una delle tante sigle dell’euroburocrazia militante, il Comitato diritti sociali del Consiglio d’Europa (potere decisionale zero ma buon ufficio stampa)  ha pensato di festeggiare l’otto marzo accusando l’Italia di violare “i diritti delle donne che vogliono abortire”, che risulterebbero lesi dall’alto numero di obiettori di coscienza. Accusa ridicola, visto che l’ultima relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194 che regola in Italia l’aborto volontario – dati dell’Istituto superiore di sanità – indica in 1,7 interventi a settimana (su 44 settimane lavorative) l’“insostenibile” carico di lavoro dei non obiettori.

In quota rosa aborto

Una delle tante sigle dell’euroburocrazia militante, il Comitato diritti sociali del Consiglio d’Europa (potere decisionale zero ma buon ufficio stampa)  ha pensato di festeggiare l’otto marzo accusando l’Italia di violare “i diritti delle donne che vogliono abortire”, che risulterebbero lesi dall’alto numero di obiettori di coscienza. Accusa ridicola, visto che l’ultima relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194 che regola in Italia l’aborto volontario – dati dell’Istituto superiore di sanità – indica in 1,7 interventi a settimana (su 44 settimane lavorative) l’“insostenibile” carico di lavoro dei non obiettori. E senza contare che è stato proprio il Consiglio d’Europa, nel 2010, a sottolineare in una risoluzione la necessità di garantire il diritto all’obiezione di coscienza, non solo alle persone ma anche alle istituzioni.

Ma un po’ di polverone, senza nemmeno far finta di basarsi sui numeri, è la prassi costante in tema di “diritti riproduttivi”. Aspettiamoci quindi che anche dalla cinquantottesima Commission on the Status of Women (Csw), cominciata ieri e in corso a New York fino al 21 marzo, escano ulteriori reprimende per paesi e governi renitenti ad attuare politiche sfacciatamente maltusiane. Ad aprire preventivamente le danze è stata la ministra dei Diritti delle donne francese, Najat Vallaud-Belkacem,  reduce dai fasti dell’introduzione dell’“Abcd dell’uguaglianza” nelle scuole d’oltralpe e capo delegazione a New York. Al Monde, ha detto che bisogna combattere “una coalizione di fatto di conservatori di qualsiasi obbedienza”, formata da paesi che “si oppongono a ogni progresso in materia di diritti delle donne”.

Quali siano quei diritti lo spiega il responsabile di una delle ong francesi coinvolte nella conferenza.  Istruzione? Lavoro? Ma no, si tratta dei “diritti sessuali e alla salute riproduttiva”. C’è “intolleranza per il fatto che il diritto internazionale fissi delle regole”, dice Vallaud Belkacem. Cioè le loro. Le stesse che hanno finora impedito alla Csw di pronunciarsi contro gli aborti forzati in Cina, anche su donne all’ottavo mese di gravidanza, e contro gli aborti selettivi delle femmine in mezza Asia. E’ che tra i diritti riproduttivi non è contemplato quello a non abortire.

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