Domani nel Foglio

10 miliardi, a chi li do?

Anticipiamo, in esclusiva per gli abbonati, il contributo di Carlo Altomonte, professore di Economia all'Università Bocconi di Milano, al girotondo di opinioni che il Foglio pubblicherà domani.

I 10 miliardi di euro di sgravi fiscali annunciati dal governo per il 2014 vanno utilizzati a favore di chi ne ricaverà il “valore marginale” maggiore: cioè le famiglie, specialmente quelle disagiate, che si potranno avvantaggiare dell’alleggerimento dell’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche).

10 miliardi, a chi li do?

Anticipiamo, in esclusiva per gli abbonati, il contributo di Carlo Altomonte, professore di Economia all'Università Bocconi di Milano, al girotondo di opinioni che il Foglio pubblicherà domani.

I 10 miliardi di euro di sgravi fiscali annunciati dal governo per il 2014 vanno utilizzati a favore di chi ne ricaverà il “valore marginale” maggiore: cioè le famiglie, specialmente quelle disagiate, che si potranno avvantaggiare dell’alleggerimento dell’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche). Nel migliore dei casi, questa manovra potrà sollecitare un minimo rialzo dei consumi; nell’ipotesi peggiore, ridurrà la disuguaglianza che è crescente nel nostro paese. Sicuramente questa, però, non è ‘la’ soluzione per la crescita: parliamo pur sempre di risorse limitate, 450 euro all’anno in più in busta paga, cioè 35 euro al mese, per una quota non maggioritaria della popolazione italiana. Proprio perchè la manovra serve a tamponare oggi il disagio sociale più eclatante, ma non necessariamente a riattivare la crescita, questo implica che già nei prossimi mesi si debbano trovare le risorse per reimpostare il regime fiscale per le imprese: oneri sociali, Irap e premi di produttività.

A questo proposito, il punto più importante consiste nel riallineare andamento salariale e dinamica della produttività in Italia. Negli scorsi anni abbiamo perso competitività rispetto ad altri paesi perché la produttività non è aumentata, i salari sì, e quindi è cresciuto il costo del lavoro per unità di prodotto. Va dunque superato il monoteismo del contratto nazionale di lavoro; quello aziendale dev’essere un’opzione alternativa davvero a disposizione e quanto più allettante possibile per imprenditori e lavoratori: in cambio di maggiore flessibilità nell’organizzare il lavoro in azienda e di salari che possano crescere quando i risultati migliorano, vanno concessi sgravi fiscali sulla parte variabile del salario. Difficile che Confindustria e sindacati rinuncino al loro potere di intermediazione sul contratto nazionale, ma questo non è un buon motivo per non provarci.

Carlo Altomonte
Università Bocconi

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