Storia triste di un tecnico capace

Da economista della Banca d’Italia qual è, Fabrizio Saccomanni ha indiscusse capacità come esperto monetario di prima grandezza. Ora è costretto a difendere l’operato finanziario del governo Letta, di cui è stato lo sfortunato ministro dell’Economia, per colpe in larga misura non sue. La sua difesa dei conti pubblici – con riguardo al bilancio dello stato – formalmente è plausibile, nonostante le acrobazie compiute l’anno scorso con agli acconti d’imposte per gli esercizi futuri. Insomma non ci sono buchi nascosti. Ci sono delle carenze da sottolineare, oltre a una doverosa difesa.

Storia triste di un tecnico capace

Da economista della Banca d’Italia qual è, Fabrizio Saccomanni ha indiscusse capacità come esperto monetario di prima grandezza. Ora è costretto a difendere l’operato finanziario del governo Letta, di cui è stato lo sfortunato ministro dell’Economia, per colpe in larga misura non sue. La sua difesa dei conti pubblici – con riguardo al bilancio dello stato – formalmente è plausibile, nonostante le acrobazie compiute l’anno scorso con agli acconti d’imposte per gli esercizi futuri. Insomma non ci sono buchi nascosti. Ci sono delle carenze da sottolineare, oltre a una doverosa difesa. Ad esempio ha impostato solo le linee direttrici di una revisione della spesa sulla quale sta ancora lavorando il commissario, Carlo Cottarelli, senza però averla terminata. Ma non avere inciso sulle lobby spendaccione è un altro ricasco dell’inadeguatezza politica del premier Letta, che ha inibito anche Saccomanni dal falciare i grandi centri autonomi di spesa delle regioni e degli enti locali, con particolare riguardo alla Sanità. C’è infatti una voragine di debiti pregressi di queste amministrazioni pubbliche decentrate che tendono a evadere i limiti posti dalle regole di pareggio del bilancio, evitando di contabilizzare spese degli esercizi precedenti. Il vero vuoto da colmare riguarda appunto i debiti delle Pa. Quanti sono quelli fuori bilancio, 50-70 miliardi? In ogni caso vanno fermati all’origine. E’ questa la “polvere sotto il tappeto” per  Matteo Renzi, non le statistiche sul Pil. Il premier, infatti, dovrà prendere quelle misure che Letta non ha dato mandato a Saccomanni di adottare. Per mettere un freno ai nuovi debiti non basta pagarli, bisogna turare le falle.

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