L’Ue sceglie misure simboliche contro l’invasione russa, per ora

E’ servita una spintarella americana per avviare l’Unione europea sulla strada delle sanzioni contro la Russia per la crisi in Ucraina. I capi di stato e di governo, in un vertice durato tre ore più del previsto, ieri hanno deciso un approccio in tre tappe per rispondere all’invasione della Crimea da parte di Vladimir Putin. L’Ue sospenderà i negoziati bilaterali sulla liberalizzazione dei visti e una nuova partnership commerciale con Mosca

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L’Ue sceglie misure simboliche contro l’invasione russa, per ora

E’ servita una spintarella americana per avviare l’Unione europea sulla strada delle sanzioni contro la Russia per la crisi in Ucraina. I capi di stato e di governo, in un vertice durato tre ore più del previsto, ieri hanno deciso un approccio in tre tappe per rispondere all’invasione della Crimea da parte di Vladimir Putin. L’Ue sospenderà i negoziati bilaterali sulla liberalizzazione dei visti e una nuova partnership commerciale con Mosca – due misure simboliche come l’interruzione dei lavori preparatori del G8 di Sochi, visto che i colloqui erano già bloccati da tempo per contenziosi non legati all’Ucraina. Se Mosca continuerà a rifiutare il dialogo con il nuovo governo di Kiev, nei prossimi giorni l’Ue potrebbe adottare “misure addizionali”, come il congelamento dei patrimoni e il divieto di ingresso di responsabili russi e la cancellazione del prossimo Vertice bilaterale con la Russia. “Qualsiasi altro passo della Federazione russa per destabilizzare la situazione in Ucraina porterebbe a conseguenze ampie e severe per le relazioni tra l’Ue e la Russia”, anche nei settori economici strategici, hanno avvertito i leader europei. “La soluzione alla crisi deve essere fondata sull’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, nello stretto rispetto degli standard internazionali”. Per l’Ue, la decisione della Crimea di tenere un referendum per la secessione è semplicemente “illegale”.

L’improvviso indurimento delle posizioni europee è arrivato poco dopo l’annuncio della Casa Bianca sulle prime sanzioni effettive contro la Russia. Le restrizioni sui visti della legge Magnistky saranno estese ai cittadini russi e ucraini considerati “responsabili o complici nel minacciare la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina”. Barack Obama ha anche firmato un ordine esecutivo per congelare gli averi di personalità o entità che minacciano “la pace, la sicurezza e la stabilità in Ucraina”. In serata Obama è tornato a parlare di Ucraina e ha chiarito che il referendum locale indetto in Crimea non è sufficiente alla secessione se non c’è una decisione a livello nazionale.

La leadership americana “è stata essenziale per spingere gli europei divisi verso le loro sanzioni”, spiega al Foglio un diplomatico europeo. “We stand by Ukraine” è la parola d’ordine dei leader dell’Unione. Oltre a un pacchetto di aiuti da 11 miliardi di euro per il prossimo biennio, l’Ue intende firmare con Kiev i “capitoli politici” dell’Accordo di associazione prima delle elezioni presidenziali del 25 maggio. E’ un modesto tentativo di giocare la partita geopolitica di Putin sull’Ucraina. Ma la voglia di lanciarsi in una guerra di sanzioni sfiora poche capitali europee. Le conclusioni del vertice lasciano ampi margini di interpretazione. Il “Merkenzi” – l’alleanza di circostanza tra Angela Merkel e Matteo Renzi per preservare gli interessi tedeschi e italiani in Russia – ha frenato la belligeranza di alcuni paesi dell’est. Anche la Francia, che sta vendendo una nave da guerra a Mosca, è scettica: “Non vogliamo far salire ulteriormente la tensione, ma aprire la via del dialogo”, ha detto il presidente François Hollande. Per l’olandese Mark Rutte, “occorre fare tutto il possibile per dare alla de-escalation una chance”. Il lussemburghese Xavier Bettel ha chiesto “due settimane per trovare soluzioni diplomatiche” prima di passare alle sanzioni. Secondo il belga Elio Di Rupo, “non è perché discutiamo di possibili sanzioni che dobbiamo applicarle immediatamente”.

L’Europa prende tempo in nome della diplomazia e del dialogo, ma l’inconfessata exit strategy è accettare l’esistenza di un nuovo conflitto congelato. “Siamo stati provocati a usare la forza”, ha detto il premier ucraino Arseniy Yatsenyuk. “Ci siamo trattenuti, perché questo era quello che voleva la Russia. In caso di ulteriore intervento militare nel territorio ucraino (…) siamo pronti a proteggere il nostro paese”. Ma “questa non è la fine”, ha avvertito il premier ucraino: “Solo Dio sa dove sono i limiti” di Putin. I leader europei si interrogano, sperando che il presidente russo ragioni come loro. Il problema è “l’Europa che non capisce ancora cosa sta accadendo”, ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaite. Putin “oggi è pericoloso e imprevedibile” e vuole “ridisegnare i confini dell’Europa”. Dopo “l’Ucraina sarà la Moldavia e, dopo la Moldavia, altri paesi” come i Baltici, ha spiegato Grybauskaite, ringraziando la Nato per aver rafforzato la sorveglianza alle frontiere con la Russia. Grazie allo zampino americano, la Nato sembra pronta a coinvolgersi di più a fianco del governo di Kiev, annunciando uno “sforzo per rafforzare le capacità militari dell’esercito ucraino e più esercitazioni e addestramento congiunto”.
 

 

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