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Crimea al referendum, intanto Obama sanziona la Russia

Il Parlamento della Crimea ha votato oggi su proposta del governo filorusso della regione un provvedimento che fissa al 16 marzo il referendum per l’ingresso della penisola nella Federazione russa – fino a ieri il referendum, annunciato da tempo, aveva solo lo scopo di definire meglio i termini dell’autonomia della Crimea da Kiev. Lo ha detto il vice primo ministro della regione all’agenzia di stampa russa Ria

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Crimea al referendum, intanto Obama sanziona la Russia

Il Parlamento della Crimea ha votato oggi su proposta del governo filorusso della regione un provvedimento che fissa al 16 marzo il referendum per l’ingresso della penisola nella Federazione russa – fino a ieri il referendum, annunciato da tempo, aveva solo lo scopo di definire meglio i termini dell’autonomia della Crimea da Kiev. Lo ha detto il vice primo ministro della regione all’agenzia di stampa russa Ria, e poche ore dopo da Bruxelles il premier ad interim del governo ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha  risposto destituendo di ogni valore la consultazione: “Questo cosiddetto referendum non ha alcun valore legale”, ha detto Yatsenyuk a margine del summit di emergenza del Consiglio europeo tra i capi di stato e di governo dell’Unione, “la Crimea è e resterà parte integrante del territorio ucraino”.

Il summit di Bruxelles è iniziato nella tarda mattinata ed è terminato dopo le 18. Alla fine dell’incontro il Consiglio europeo ha emesso un comunicato congiunto da cui emergono i tre provvedimenti che l’Europa intende adottare contro la Russia: sospensione dei negoziati per la riforma dei visti per i cittadini russi; sospensione dei lavori sugli accordi per nuove relazioni tra l’Europa e la Russia; boicottaggio del G8 in programma a Sochi. Alla fine del summit molti dei leader europei hanno criticato aspramente la notizia del referendum della Crimea, definendolo, come ha fatto la cancelliera tedesca Angela Merkel, “illegale e contrario alla Costituzione ucraina”. Tutti i leader hanno condannato la violazione russa dei confini ucraini, e il documento europeo prevede per i prossimi giorni la possibile applicazione di “misure addizionali”, sanzioni economiche o diplomatiche contro la Russia.  
Secondo il primo ministro polacco Donald Tusk, che ha parlato in un’intervista alla televisione polacca, le discussioni sono state “burrascose”, e a giudicare dalle dichiarazioni rilasciate dai leader in mattinata le posizioni più dure potrebbero essere state assunte dai paesi più vicini al confine russo (che sentono maggiore pressione, pur avendo una maggiore dipendenza dal gas di Mosca), con gli altri, Angela Merkel in primis, a consigliare maggiore moderazione.

Il fatto che l’Europa parli di sanzioni alla Russia come di una possibilità concreta si deve probabilmente all’azione decisa intrapresa oggi da Washington. Nel pomeriggio di oggi dalla Casa Bianca è arrivato l’annuncio di un primo pacchetto di sanzioni legate alla crisi ucraina: l’America ha imposto restrizioni diplomatiche a un certo numero di funzionari (probabilmente russi, anche se non ne è stata specificata la nazionalità né il numero degli individui soggetti a restrizione) per “aver minacciato la sovranità dell’Ucraina”. Il presidente Barack Obama ha firmato inoltre un ordine esecutivo per l’approvazione di successive sanzioni che potrebbero essere autorizzate, ha detto il portavoce Jay Carney, “contro individui ed enti responsabili di attività che minaccino il processo democratico o le istituzioni in Ucraina”.
Oggi il Pentagono ha annunciato di avere inviato per un’esercitazione 12 aerei da guerra F-16 in Polonia. L’annuncio arriva a 24 ore da quello di ieri, con cui la Difesa americana raddoppiava i propri aerei da guerra F-15 e KC-135 di stanza nelle missioni Nato nei paesi baltici.

In serata il presidente Barack Obama è tornato a condannare il referendum indetto dalla Crimea, definendolo una violazione “della Costituzione ucraina e della legge internazionale”. “Nel 2014 sono ormai passati i giorni in cui i confini potevano essere ridisegnati sulle teste dei leader democratici”, ha detto Obama. Il presidente russo Vladimir Putin sta cercando di estendere il proprio controllo sulla regione, ha detto Obama, ma questo non gli sarà concesso.

Dopo il fallimento dell’incontro di Parigi di ieri, oggi il segretario di stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri Sergei Lavrov si sono incontrati a Roma. Come ieri a Parigi, i due ministri partecipavano al secondo round della conferenza internazionale sul Libano, ma gran parte dell’attenzione è stata ancora rivolta all’Ucraina. L’incontro tra i due è durato quaranta minuti, e si è risolto in un nulla di fatto: “Per ora non possiamo dire di avere un accordo”, ha detto Lavrov.

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