Un paese (a)normale

Nel paese in cui un sottosegretario appena nominato è costretto alle dimissioni a mezzo stampa, non indagato e in presenza di nessun reato. Nel paese in cui gli sputazzoni ex cinquestelle invece di tornarsene a casa, come prevederebbe la loro caricatura di ideologia, fanno un gruppo parlamentare come dei mastelliani qualsiasi. Nel paese in cui si indaga e cavilla sui nonnulla.

Un paese (a)normale

Nel paese in cui un sottosegretario appena nominato è costretto alle dimissioni a mezzo stampa, non indagato e in presenza di nessun reato. Nel paese in cui gli sputazzoni ex cinquestelle invece di tornarsene a casa, come prevederebbe la loro caricatura di ideologia, fanno un gruppo parlamentare come dei mastelliani qualsiasi. Nel paese in cui si indaga e cavilla sui nonnulla. Nel paese in cui fu linciato un ministro della Cultura che si chiamava Sandro Bondi per i crolli di Pompei, dove ieri c’è stato il terzo crollo in tre giorni “a causa delle forti piogge”, vale a dire perché è perfettamente normale che cadano i muri vecchi esposti alla pioggia (sennò perché li chiameremmo rovine?) e dunque “velocizzare l’attuazione del Grande progetto Pompei da 105 milioni cofinanziato dall’Ue” è solo una balla, perché con 105 milioni non si restaura manco la Garbatella e solo un paese ridicolo può far la pelle a un ministro e sperare al contempo nel Grande progetto Pompei. Insomma in questo paese, ieri, l’ineffabile segugio del Sole 24 Ore Claudio Gatti raccontava la storia di uno strano paese che meriterebbe più attenzione dei crolli a Pompei e dei non reati di Gentile. Non vogliamo nemmeno sapere se Vincenzo Fortunato, ex capo di gabinetto all’Economia e alle Infrastrutture e oggi liquidatore della società Stretto di Messina, a lungo collaboratore di Vittorio Grilli, abbia responsabilità men che specchiate. Noi non siamo di quei giornalacci che chiedono le dimissioni. Quel che è interessante, come può esserlo svegliarsi in un grande cimitero sotto la luna, è scoprire che in Italia esista tuttora una società per lo Stretto di Messina. E soprattutto che esiste un documento depositato presso la Corte dei Conti a dicembre 2013 in cui si sostiene che per una malagestione corriva e collosa delle concessioni del Lotto ed Enalotto tra ministero delle Finanze, Agenzia dogane e monopoli (esiste) e la concessionaria Lottomatica, in un settore che nella vox populi dovrebbe essere una macchina da soldi per le casse dello stato, lo stato avrebbe invece subìto un danno di quasi 700 milioni, senza che nessuno abbia fatto alcunché di male. E’ l’Italia delle collosità di sistema e burocrazie non trasparenti che nessuno ha interesse a estirpare. Un paese anormale dove il moralismo s’appiglia alle scemenze, mentre il grande male è questo stato elefante e sprecone. C’è da scommettere che spellaranno vivo anche Renzi, se davvero proverà a mettervi mano.

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