Nigeria peggio della Crimea

Le violenze, le ultime, sono iniziate sabato notte, quando due autobomba sono esplose nel mercato di Maiduguri, una città di oltre un milione di abitanti nella punta a nord-est della Nigeria. E’ a Maiduguri, si dice, che il gruppo terroristico Boko Haram è nato. Lo schema è stato classico: la prima autobomba esplode, e mentre i soccorritori si accalcano sulle prime vittime, arriva la seconda. I morti sono stati almeno 51. Nelle stesse ore, un gruppo di uomini armati entrava nel villaggio di Mainok, a cinquanta chilometri da Maiduguri, e apriva il fuoco con kalashnikov e granate, 39 le vittime questa volta.

Nigeria peggio della Crimea

Le violenze, le ultime, sono iniziate sabato notte, quando due autobomba sono esplose nel mercato di Maiduguri, una città di oltre un milione di abitanti nella punta a nord-est della Nigeria. E’ a Maiduguri, si dice, che il gruppo terroristico Boko Haram è nato. Lo schema è stato classico: la prima autobomba esplode, e mentre i soccorritori si accalcano sulle prime vittime, arriva la seconda. I morti sono stati almeno 51. Nelle stesse ore, un gruppo di uomini armati entrava nel villaggio di Mainok, a cinquanta chilometri da Maiduguri, e apriva il fuoco con kalashnikov e granate, 39 le vittime questa volta. Il giorno dopo, domenica, un’altra milizia ha attaccato e distrutto il villaggio di Mafa, 29 i morti. Nelle ultime settimane la violenza di Boko Haram, l’organizzazione islamista attiva nell’est della Nigeria, ha conosciuto un picco. I morti sono almeno 350 solo dalla metà di febbraio, quasi tutti vittime degli attacchi ai villaggi della regione da parte delle milizie terroristiche. Altri attacchi, sempre con decine di morti, sono avvenuti nei villaggi di Izge, Bama, Buni, dove i miliziani, famosi per prendere di mira i collegi e le scuole che insegnano in lingua inglese, tanto più se gestiti da cristiani, hanno dato fuoco all’edificio della scuola e ucciso uno a uno i ragazzi che tentavano di scappare.

Boko Haram è sicura del proprio potere, ormai nell’est della Nigeria non c’è più guerriglia ma controllo fisico del territorio. Succede spesso,  come a Mafa domenica scorsa, che le milizie avvertano gli abitanti dei villaggi dell’imminente attacco distribuendo volantini. L’esercito nigeriano arriva sul posto per difendere i cittadini, ma è costretto a ritirarsi senza combattere davanti alla potenza di fuoco delle milizie islamiste. Il governo di Abuja è a tal punto paralizzato che anche davanti alla più forte esplosione di violenza degli ultimi anni il presidente Goodluck Jonathan ha continuato a invocare accordi di pace anziché la necessaria reazione; la comunità internazionale resta silenziosa. Lunedì il Consiglio dei musulmani nigeriani ha lanciato una “guerra spirituale” contro Boko Haram. Il governo nigeriano, preso tra le lotte interne (a fine febbraio il presidente ha defenestrato il capo della Banca centrale) e la corruzione che mangia buona parte della ricchezza del paese, dovrebbe dare una mano.

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