Insulto e piccola vergogna renziana

Il 5 per cento dei parlamentari presenti a inizio seduta, poi il 10 per cento col passare dei minuti (cioè una sessantina di persone in tutto), e solo alla fine l’ingresso in forze per votare: secondo la cronaca del Corriere della Sera, questo è il livello dell’attenzione dedicata due giorni fa dal Parlamento al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al tema della giustizia in Italia. Uno sgarbo istituzionale, senza dubbio, considerato che Napolitano, cinque mesi fa, si era spinto fino a resuscitare una pratica prevista dalla Costituzione e inutilizzata per oltre un decennio, quella del messaggio alle Camere.

Insulto e piccola vergogna renziana

Il 5 per cento dei parlamentari presenti a inizio seduta, poi il 10 per cento col passare dei minuti (cioè una sessantina di persone in tutto), e solo alla fine l’ingresso in forze per votare: secondo la cronaca del Corriere della Sera, questo è il livello dell’attenzione dedicata due giorni fa dal Parlamento al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al tema della giustizia in Italia. Uno sgarbo istituzionale, senza dubbio, considerato che Napolitano, cinque mesi fa, si era spinto fino a resuscitare una pratica prevista dalla Costituzione e inutilizzata per oltre un decennio, quella del messaggio alle Camere. Quest’ultimo, secondo il Quirinale, era il modo più solenne per spingere l’Aula a occuparsi della situazione della giustizia del nostro paese, anche meglio di decine di dichiarazioni pubbliche o televisive. In quell’occasione Napolitano aveva fatto pure chiarezza su un punto decisivo: la situazione delle carceri italiane è ributtante (62 mila detenuti, 15 mila in più dei posti disponibili), ma il metro di giudizio umanitario non basta più; l’Italia, in ragione della lunghezza dei processi, è fuori legge rispetto agli standard del diritto internazionale che noi stessi recepiamo in Costituzione.

Napolitano perciò aveva parlato di “obbligo” che le istituzioni avrebbero di sanare l’attuale situazione, non più soltanto di un loro “dovere”. Il Parlamento, due giorni fa, ha confermato di non pensarla così: una mozione piena di buone intenzioni non si nega a nessuno, ma il senso d’urgenza impresso da Napolitano – e da sparute minoranze extraparlamentari come i Radicali – è completamente scomparso dal dibattito.

I parlamentari hanno fatto a gara per prendere le distanze dalle misure di clemenza possibili e sempre più necessarie, indulto e amnistia; il segnale più inquietante è arrivato dal Pd a conduzione renziana, dalle dichiarazioni un po’ qualunquistiche della responsabile Giustizia Alessia Morani (per la quale gli atti di clemenza “sarebbero solo un alibi per una politica che non vuole scegliere”), dalla saldatura cioè di forze progressiste e soliti manettari (grillini e leghisti). Sgarbo istituzionale, dunque, e sgarbo al buon senso. A richiamarci alla realtà, forse troppo tardi, saranno gli investitori sempre più sfiduciati dalle nostre istituzioni, e poi le multe europee in arrivo da fine maggio. Allora il Parlamento dovrà scegliere per davvero.
 

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