A caccia di un’exit strategy

E' stato il giorno della diplomazia, del dialogo, soprattutto dell’incontro tra russi e americani, il primo da quando la crisi ucraina si è trasformata in terreno di scontro tra occidente e Mosca. Si va in cerca di una exit strategy, fatta di soldi e di accordi, mentre le forze sul terreno sembrano molto più veloci e sicure di quale debba essere il destino della crisi. In Crimea in particolare c’è stata la dimostrazione di come il dialogo internazionale sia considerato quasi un nemico: l’inviato delle Nazioni Unite, Robert Serry, membro di una missione di osservatori internazionali, è stato bloccato mentre tornava da una visita a una base militare da alcuni uomini armati.

A caccia di un’exit strategy

E' stato il giorno della diplomazia, del dialogo, soprattutto dell’incontro tra russi e americani, il primo da quando la crisi ucraina si è trasformata in terreno di scontro tra occidente e Mosca. Si va in cerca di una exit strategy, fatta di soldi e di accordi, mentre le forze sul terreno sembrano molto più veloci e sicure di quale debba essere il destino della crisi. In Crimea in particolare c’è stata la dimostrazione di come il dialogo internazionale sia considerato quasi un nemico: l’inviato delle Nazioni Unite, Robert Serry, membro di una missione di osservatori internazionali, è stato bloccato mentre tornava da una visita a una base militare da alcuni uomini armati: volevano che salisse su un’auto con loro, ma lui si è rifiutato, ha detto di entrare in un coffee shop e ha chiesto alla troupe televisiva che lo seguiva di rimanere con lui. Il direttore di Itv, James Mates, al fianco di Serry, ha raccontato su Twitter quel che accadeva: sono rimasti dentro a una stanza con fuori gli uomini armati che guardavano la porta. Poi sono riusciti ad andarsene, ma l’auto del diplomatico è stata fermata da una folla che gridava “Putin Putin”, poi finalmente il gruppo ha raggiunto l’albergo. A Donetsk, nell’est dell’Ucraina, c’è stato un confronto tra due manifestazioni opposte, una filorussa, che già aveva occupato un palazzo delle istituzioni, che gridava “Russia Russia” e “Berkut”, che era la forza speciale che si occupava della repressione della piazza di Kiev; l’altra gialla e blu che gridava “Ucraina unita”. In mezzo una fila di poliziotti ha impedito lo scontro diretto.

A Parigi intanto si muoveva la diplomazia, mentre la Nato, forte di nuovi aerei americani nel Baltico, decideva di riconsiderare il rapporto di collaborazione con la Russia e Angela Merkel richiamava Putin al telefono. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha tuìttato una foto in cui i russi guardano da una parte e gli americani da un’altra, dicendo: “Non guardano sempre nella stessa direzione. I colloqui sono fatti per negoziare una via di uscita dalle situazioni più difficili”. Lavrov ha detto che non ci sono forze aggiuntive in Crimea, solo quelle di stanza lì, anche se “le misure di controllo sono aumentate”. Il segretario di stato americano Kerry ha chiesto colloqui diretti tra russi e ucraini, ma i russi hanno evitato accuratamente gli ucraini, mentre gli europei hanno promesso undici miliardi di euro al governo di Kiev nei prossimi anni. Secondo i russi il documento su cui si discute è il “patto del 21 febbraio”, la proposta dell’ex presidente Yanukovich per un governo di unità nazionale ed elezioni anticipate: l’opposizione non firmò il patto, Yanukovich lo firmò il giorno in cui scappò da Kiev. Fonti americane smentiscono che quello sia il documento in discussione, ma da qualunque parte si guardi, la diplomazia riparte da un punto già morto.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi