That win the best

Terga meravigliose e ulivi spezzati

Caro Direttore, non capisco nulla di calcio (futbol), per cui – pur tentando di leggerli – non capisco gli articoli, ma sorrido ogni volta che leggo il geniale titolo That win the best (forse il mio esordio di demenza). Non privateci del piacere di vedere in fotografia queste belle donne; magari dall’aria un po’ mignotta, ma mai, mai anoressiche con l’espressione incazzata ed in bianco e nero così trendy (la triade mortale). Le prostitute ci passeranno avanti nel regno dei cieli, quindi cavallerescamente noi pubblicani cederemo loro il passo, per rimirarne le meravigliose terga salire lungo le luminose scale. 
Luca Fumagalli

Terga meravigliose e ulivi spezzati

Caro Direttore, non capisco nulla di calcio (futbol), per cui – pur tentando di leggerli – non capisco gli articoli, ma sorrido ogni volta che leggo il geniale titolo That win the best (forse il mio esordio di demenza). Non privateci del piacere di vedere in fotografia queste belle donne; magari dall’aria un po’ mignotta, ma mai, mai anoressiche con l’espressione incazzata ed in bianco e nero così trendy (la triade mortale). Le prostitute ci passeranno avanti nel regno dei cieli, quindi cavallerescamente noi pubblicani cederemo loro il passo, per rimirarne le meravigliose terga salire lungo le luminose scale.   
Luca Fumagalli

 

 

Londra. Non è bastato il fedele brandy, compagno di vittorie da orgasmo e sconfitte da ulcera, per superare le prestazioni infelici delle squadre inglesi in Champions ed Europa League delle passate settimane. Prendere sberle da squadre ridicole in giro per l’Europa, soprattutto dopo avere chiuso i gironi in modo quasi perfetto, è terribile. Preferirei essere invaso dai russi. Anche perché li batterei. Da quindici giorni la tristezza ha invaso la mia vita. Non bastano nemmeno le passeggiate ad Hyde Park, né il tè delle cinque sorseggiato con accanto il mio setter Ralph. Noi inglesi fatichiamo a riprenderci, lo ammetto, anche se sorridiamo per il Tottenham che passa il turno e il Chelsea che se non lo passa è meglio per Mou tornare ad allenare in Liga. Keep calm. La tristezza per i magri risultati può far dire castronerie come quella che ho sentito pronunciare da Roy Keane dopo le figuracce inglesi in Europa: “Penso che ci abbiano fatto il lavaggio del cervello convincendoci che la Premier League sia il miglior campionato del mondo. Insensato”. E no, caro Roy, qua di insensato ci sei tu. Se il tuo criterio fosse valido allora significherebbe che il calcio senza emozioni della Bundesliga o quel torneo di beach soccer giocato su prato che si chiama Liga sono i migliori campionati dell’universo solo perché due loro squadre hanno vinto la Champions ultimamente. Certo, rispetto al passato siamo un po’ a corto di campioni (e quelli che lo erano non vengono nemmeno convocati nelle loro Nazionali, tipo Torres e Mata), ma arrivare a dire che una competizione in cui a metà ottobre il Bayern Monaco ha già vinto il campionato sia bella ed entusiasmante è come sostenere che gli argentini siano ottimi produttori di birra. Siamo in crisi, anche se non ai livelli della serie A. Basta guardare l’Arsenal: mi aveva illuso a inizio stagione, ma al solito, arrivati al momento del dunque, i ragazzi di Wenger se la fanno sotto perdendo irrimediabilmente in Champions prima e in Premier con lo Stoke poi, salutando le residue speranze di vittoria finale e diventando di fatto il Napoli inglese, regina di un interminabile vorrei-ma-non-posso.

Cristina Pedroche aspetta il suo fidanzato Miguel Torres. Non ha l’aria di avergli preparato la cena

 

 

Psicolabili. Poiché al peggio non c’è mai fine (uso una frase fatta per iniziare questo capoverso apposta, l’argomento non merita troppi sforzi) leggo che Roy “Pinta” Hodgson vorrebbe ingaggiare uno psicologo per preparare la Nazionale dei tre leoni a un’eventuale sfida ai rigori nei Mondiali in Brasile quest’estate: in effetti è circa dal 1966 che noi inglesi veniamo eliminati da Europei e Coppe del Mondo ai rigori. Mettendoli tutti in fila si potrebbe fare una bella compilation degli orrori da far vedere in tutte le scuole calcio del paese. Titolo: “Come non tirare un penalty”. Caro mister Hodgson, lasci stare gli esperti e faccia fare qualche giro di campo in più. Lo psicologo servirebbe ai vertici della Federazione che l’ha confermata nel suo ruolo, semmai.

La fidanzata di Lavezzi Jésica Cirio sta tirando un po’ troppo la corda

 

 

Attaccanti moderni e ripartenze veloci. La scorsa settimana sono finito per caso ma con piacere in un meraviglioso scambio su Twitter tra utenti sagaci e sgamati. Tema: le frasi fatte nel calcio contemporaneo. Prendendo spunto da qualcuno che definiva “una bolgia” lo stadio del Galatasaray, @GegenLB, @lebenevole, @ lusi_oficial e @moniar81 si sono lanciati in un breve ma esaustivo campionario dei neologismi da telecronaca: “attaccare la profondità”, “attaccante moderno”, “sa fare le due fasi”, “fare densità”, “Mazzarri è una furia in panchina”, “lavoro di sacrificio”, “Benítez non alza mai la voce”, “squadra ben organizzata in campo”, “un pareggio che va bene ad entrambe” alias “meglio due feriti che un morto”; il tutto ovviamente senza dimenticare l’ala destra che “ha gamba”, la punta che “ha fiuto per il gol” e che, da buon attaccante moderno “sente la porta” (una volta la vedeva). Naturalmente chi tira forte “butta giù la porta”, meglio se dopo una “ripartenza veloce” e se a segnare è un “falso nueve”. Applausi.

 

Rami spezzati. Anche se nessuno sinora è arrivato ai vertici di Repubblica.it, dove come noto gli articoli di calcio vengono assemblati da un generatore automatico di pezzi. Ieri, raccontando delle polemiche tra Conte e Prandelli, l’algoritmo travestito da giornalista è arrivato a mischiare due frasi fatte in una, generando un nonsense spettacolare: dopo avere spiegato lo scambio di battute velenose tra il ct della Nazionale e l’allenatore della Juventus, leggiamo che il primo è comunque contento che il secondo abbia vinto il premio “Panchina d’oro”: “Prandelli spezza un ramoscello d’ulivo per Conte”, ci spiega Repubblica. Standing ovation.

In questa foto non c’è neanche una donna nuda. Il Manchester City festeggia la vittoria in Capital Cup

 

 

Vade retro. A proposito di Prandelli, devo ammettere che per una volta ho apprezzato la sua risposta alla polemica sterile di Conte sulla convocazione di Chiellini in Nazionale, e consiglierei al chiomato mister juventino di mettersi d’accordo con il medico della squadra (almeno tanto quanto faceva ai tempi in cui era giocatore): se quest’ultimo fa saper che il difensore è convocabile, perché il ct non dovrebbe convocarlo? Misteri del calcio, strani quasi quanto quello per cui un giocatore che fa l’attaccante di mestiere e non segna un gol dal 1982 in amichevole viene intervistato e invitato nelle trasmissioni sportive perché indossa i lacci arcobaleno contro l’omofobia. Capisco che il calcio ben giocato da quelle parti sia qualcosa di sconosciuto da tempo, ma se il pallone deve diventare un’assemblea generale dell’Onu sul politicamente corretto preferisco darmi al rugby.

E’ fatta, anzi no. Gettare uno sguardo alle pagine sportive dei giornali italiani è sempre istruttivo. In un campionato già finito due mesi fa è comunque apprezzabile lo sforzo di chi prova a raccontare qualcosa di sensato commentando le mediocri partite della serie A. A domeniche alterne il Milan è in piena corsa per la qualificazione in Champions League e ormai fuori dall’Europa. Per non parlare della Roma. L’aver copiato dall’Inghilterra il “campionato spezzatino” (questa è per gli amici di Twitter che amano le frasi fatte) vi aiuta in questo gioco: se ad esempio i giallorossi giocano il venerdì sera  e vincono, per un giorno e mezzo ecco che i titoli e gli articoli parlano di Roma che si avvicina alla Juve e di campionato riaperto, si sprecano tabelle che dimostrano che vincendo lo scontro diretto la squadra di Garcia prenderebbe quella di Conte, e così via. Quando la domenica sera la Juventus, al solito, vince, eccoli raccontarci di bianconeri in fuga, imprendibili, e – naturalmente – “cinici”. Ora, io capisco che avendo in casa un frigo semi vuoto si debba cercare di cucinare piatti diversi sempre con gli stessi avanzi, ma ricordarsi di dov’è il secchio dell’immondizia ogni tanto potrebbe aiutare.

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