Il partito dei frenatori

Secondo il calendario parlamentare questa dovrebbe essere la settimana dedicata all’approvazione della nuova legge elettorale alla Camera. L’accordo in merito tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi rappresenta l’obiettivo polemico di molti ambienti, in Parlamento e fuori, interessati a mantenere in efficienza il sistema di veti incrociati che ha reso inefficiente la democrazia italiana ma in cambio ha consentito a poteri anche deboli e comunque non elettivi di esercitare funzioni spropositate. Bisognerà vedere se Renzi saprà andare avanti per la sua strada, senza farsi bloccare dai tanti ostacoli che si cerca di mettere sul percorso dell’approvazione della legge elettorale.

Il partito dei frenatori

Secondo il calendario parlamentare questa dovrebbe essere la settimana dedicata all’approvazione della nuova legge elettorale alla Camera. L’accordo in merito tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi rappresenta l’obiettivo polemico di molti ambienti, in Parlamento e fuori, interessati a mantenere in efficienza il sistema di veti incrociati che ha reso inefficiente la democrazia italiana ma in cambio ha consentito a poteri anche deboli e comunque non elettivi di esercitare funzioni spropositate. Bisognerà vedere se Renzi saprà andare avanti per la sua strada, senza farsi bloccare dai tanti ostacoli che si cerca di mettere sul percorso dell’approvazione della legge elettorale. I suoi alleati di governo, e una parte non secondaria dei parlamentari del suo stesso partito, sono accomunati da una sola intenzione, quella di rendere impossibile il ricorso a elezioni politiche in tempi ragionevoli. Per evitarlo, inventano ogni giorno un nuovo pretesto, ipotesi cervellotiche, o magari diversivi. Renzi rischia di restare invischiato in queste manovre, che ridurrebbero rapidamente il suo esecutivo a essere una copia carbone del governo fallimentare di Enrico Letta. Con la stessa maggioranza rissosa e con la stessa carenza di mandato elettorale diretto, Renzi si differenzia dall’impaludamento precedente solo perché ha una prospettiva di riforma concordata con la maggiore opposizione. Se questo dato viene oscurato o cancellato, se gli viene imposto o se accetta di modificare in modo sostanziale l’intesa sulla legge elettorale in modo da renderla inapplicabile o inefficace, la sua esperienza di governo perde la motivazione fondamentale e questo cedimento farebbe intendere ai frenatori che l’azione dilatoria se ha avuto successo sulle riforme istituzionali già concordate, a maggior ragione può essere applicata a quelle economiche che ancora sono in una fase progettuale piuttosto confusa. Per uscire dalla palude, per usare una metafora cara al premier, bisogna tirare diritto senza farsi distrarre dalle questioni minori o puramente speciose messe in campo dai conservatori. Se poi hanno una maggioranza in grado di fermare le riforme anche in esplicito dissenso con il premier, devono essere costretti a farlo in modo esplicito. La forza dei frenatori sta proprio nella possibilità di interferire sulle decisioni derivanti dall’intesa tra Renzi e Silvio Berlusconi senza assumersi direttamente la responsabilità delle conseguenze. Per convincerli (o per costringerli) ad accettarla l’arma di cui dispone Renzi è quella di far capire che non resterà alla guida di un esecutivo dimezzato e politicamente battuto, che il sabotaggio delle riforme porta allo scioglimento delle Camere e alle elezioni, che è l’unica cosa che i suoi alleati riottosi temono davvero.

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