L’emendamento “inumano”

I patti da rispettare di Renzi e i trappoloni della riforma campa cavallo

Matteo Renzi vuole correre, i suoi falsi amici, dentro la maggioranza, dentro il suo stesso partito, e persino nel governo, tentano di farlo inciampare. E dunque ieri il deputato bersaniano Alfredo D’Attorre ha presentato un emendamento alla riforma elettorale secondo il quale il nuovo sistema, il cosiddetto Italicum, andrebbe applicato solo alla Camera, come se il Senato già non esistesse più, come se fosse già approvata la riforma costituzionale sul superamento del bicameralismo perfetto. “In queste ore assistiamo a diversi tentativi di far saltare gli accordi tra Renzi e Berlusconi”, dice al Foglio Mariastella Gelmini, vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera.

I patti da rispettare di Renzi e i trappoloni della riforma campa cavallo

Matteo Renzi vuole correre, i suoi falsi amici, dentro la maggioranza, dentro il suo stesso partito, e persino nel governo, tentano di farlo inciampare. E dunque ieri il deputato bersaniano Alfredo D’Attorre ha presentato un emendamento alla riforma elettorale secondo il quale il nuovo sistema, il cosiddetto Italicum, andrebbe applicato solo alla Camera, come se il Senato già non esistesse più, come se fosse già approvata la riforma costituzionale sul superamento del bicameralismo perfetto. “In queste ore assistiamo a diversi tentativi di far saltare gli accordi tra Renzi e Berlusconi”, dice al Foglio Mariastella Gelmini, vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera. Ghirigori, piccoli ostacoli sulla strada di un giovane premier che qualcuno vorrebbe far invecchiare nel giro di un anno. “Gli accordi si rispettano. Punto”, dice Giovanni Toti, il braccio destro di Berlusconi. E Stefano Ceccanti, ex senatore, costituzionalista vicino a Renzi: “L’emendamento D’Attorre non corrisponde a nessuna logica umana”, spiega al Foglio, con una punta d’ironia: “Sarebbe da considerarsi puro sabotaggio, se solo fosse una proposta ricevibile. Ma è un periodo ipotetico dell’impossibilità”.

Convulse le telefonate, ieri sera, tra l’ambasciatore del Cavaliere, Denis Verdini, e Renzi. “Quelli che non vogliono cambiare la legge elettorale sono tanti, si agitano molto, marciano separati ma colpiscono insieme. Sarà dura”, ha detto su Twitter Roberto Giachetti, deputato renziano. E Giachetti si riferisce alla minoranza del Pd, a Pier Luigi Bersani, a Gianni Cuperlo e a Stefano Fassina, che dice: “La riforma del Senato deve precedere l’entrata in vigore della legge elettorale”. Ma Giachetti si riferisce anche ad Angelino Alfano, il ministro dell’Interno e leader del Nuovo centrodestra. “Di Renzi non ci si può fidare”, dicono al Foglio dal partito di Alfano. “Senza un emendamento che colleghi la riforma elettorale a quella costituzionale non abbiamo garanzie sulla durata della legislatura”. Dice Renato Brunetta, capogruppo di FI alla Camera: “Aumentano gli emendamenti ‘Penelope’. Altrimenti detti emendamenti ‘campa cavallo’”. La riforma arriva oggi a Montecitorio.

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