Ucraina, tutta la mediazione passa per Merkel

Nessun colpo è stato ancora sparato nell’operazione russa in Crimea. Da sabato migliaia di truppe russe senza segni di riconoscimento sulle divise hanno invaso il confine con la Crimea, circondando e ponendo sotto controllo le due più importanti basi militari della penisola, gli aeroporti e le infrastrutture principali del paese. L’occupazione, motivata da Mosca con non meglio definite “minacce” contro i cittadini russi della penisola, è stata pacifica, i (poco armati) soldati ucraini fanno la guardia alle entrate delle basi militari fronteggiati dall’altra parte del cancello dai militari russi, ma l’esercito di Mosca ora controlla l’intero territorio della penisola, mentre a Sebastopoli e nella capitale Sinferopol gruppi pro russi manifestano in piazza.

di Eugenio Cau

Ucraina, tutta la mediazione passa per Merkel

Nessun colpo è stato ancora sparato nell’operazione russa in Crimea. Da sabato migliaia di truppe russe senza segni di riconoscimento sulle divise hanno invaso il confine con la Crimea, circondando e ponendo sotto controllo le due più importanti basi militari della penisola, gli aeroporti e le infrastrutture principali del paese. L’occupazione, motivata da Mosca con non meglio definite “minacce” contro i cittadini russi della penisola, è stata pacifica, i (poco armati) soldati ucraini fanno la guardia alle entrate delle basi militari fronteggiati dall’altra parte del cancello dai militari russi, ma l’esercito di Mosca ora controlla l’intero territorio della penisola, mentre a Sebastopoli e nella capitale Sinferopol gruppi pro russi manifestano in piazza.

Nel pomeriggio di lunedì alcune fonti della Difesa di Kiev, riprese dai media russi, hanno diffuso la notizia secondo cui la flotta russaavrebbe dato un ultimatum alle forze ucraine in Crimea, imponendo la loro resa entro le 5 del mattino di domani, ora locale, le 4 in Italia. La notizia però non ha trovato alcuna verifica ufficiale, e dopo poche ore il portavoce del ministero della Difesa russo ha definito le voci “prive di fondamento”. Secondo l’agenzia di stampa Interfax, nessuna nave della flotta russa del mar Nero avrebbe lanciato un ultimatum, ma alcuni corrispondenti esteri in Crimea parlano di un messaggio inviato da almeno una delle navi attraccate davanti al porto di Sebastopoli.

A Kiev il governo ad interim del presidente Oleksandr Turchynov ha mobilitato i riservisti e chiesto alla Russia di ritirare le sue truppe, invocando l’aiuto internazionale. Il premier Arseniy Yatsenyuk ha detto che l’Ucraina è “vicina al disastro”. Domenica il governo ucraino ha subìto la defezione del capo della marina nominato appena il giorno prima, l’ammiraglio Denys Berezovsky, che è apparso in televisione a fianco di Sergiy Aksyonov, politico pro russo che l’assemblea legislativa di Sinferopoli ha nominato premier della Crimea, annunciando la nascita della “marina della repubblica autonoma di Crimea” e dicendo di aver dato ordine alla marina (in gran parte bloccata nel porto di Sebastopoli dalle navi da guerra russe) di ignorare gli ordini dell’“autoproclamato” governo di Kiev. Il governo ha dichiarato Berezovsky decaduto e lo ha messo sotto inchiesta per tradimento.

Domenica un comunicato della Casa Bianca ha parlato di “chiara violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina” da parte della Russia, ma il più duro dentro l’Amministrazione Obama è stato il segretario di stato John Kerry, che in una serie di interviste televisive ha parlato di “atto di aggressione” dettato dalla “debolezza” e dalla “disperazione” del presidente russo Vladimir Putin. Kerry ha elencato le possibili rappresaglie della comunità internazionale nei confronti dell’operazione russa, dal boicottaggio (già annunnciato domenica sera da un comunicato del G7) della riunione del G8 in programma a Sochi, al boicottaggio economico sul modello delle sanzioni iraniane, alla cacciata definitiva della Russia dal gruppo degli 8. Martedì Kerry sarà in Ucraina per discutere della crisi con il governo ad interim di Kiev.

Oggi i ministri degli Esteri dell’Unione europea si sono incontrati a Bruxelles in un meeting di emergenza, il primo non legato alla crisi dell’euro da quattro anni a questa parte. Già prima del meeting la Germania di Angela Merkel si era dichiarata contraria ad alcune delle misure proposte da Kerry contro la Russia, come per esempio la cacciata dal G8. Durante l’incontro i ministri hanno enfatizzato la necessità di dialogo e mediazione, sgombrando dal campo la possibilità di sanzioni, sostenute soltanto dai paesi dell’Europa dell’est, come Polonia, Svezia, Lettonia, Lituania, Romania. L’Europa ha notevoli legami economici con Mosca e soprattutto è dipendente dal suo gas, e molti paesi dell’Unione sono molto meno propensi dell’America a reagire con durezza nei confronti della Russia. Tra questi l’Italia: nel pomeriggio di lunedì sono girate voci attribuite a fonti della Farnesina che esprimevano contrarietà nei confronti del boicottaggio (cui l’Italia ha dato il suo consenso) del G8 di Sochi. Le voci sono poi state smentite su Twitter dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, ma fonti diplomatiche continuano a dire che “il dibattito è in corso”.

Gran parte del peso della diplomazia europea (e degli sforzi di quest’ultima in favore di una mediazione pacifica) ricade sulle spalle di Angela Merkel. La cancelliera tedesca, secondo il New York Times, durante una telefonata con il presidente Obama avrebbe definito Vladimir Putin privo di contatto con la realtà: “è in un altro mondo”, avrebbe detto. Nonostante questo, domenica Merkel ha parlato a lungo al telefono con il presidente russo, nel tentativo di trovare una mediazione pacifica. In particolare, Merkel avrebbe proposto una missione di “fact-finding”, di indagine, da parte dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che sostituisca i soldati russi sul campo. Secondo fonti tedesche Putin avrebbe approvato la proopsta.

Lo sforzo della diplomazia internazionale è volto non solo al ritiro delle truppe russe dalla Crimea, ma anche a evitare l’estensione dell’occupazione alle regioni a est dell’Ucraina, a maggioranza russa, dove da giorni sono in corso manifestazioni pro russe e dove molti invocano i soldati di Mosca.

di Eugenio Cau

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