Ecco le prove che scagionano i marò (e che Toni Capuozzo rivelerà stasera)

Insiste, Toni Capuozzo, nella lunga inchiesta che ha intrapreso per dimostrare, attraverso una puntuale e meticolosa ricostruzione dei fatti, la totale innocenza dei nostri due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Un’inchiesta che lo aveva condotto, nel luglio dello scorso anno, a realizzare su “Mezzi toni” (la sua rubrica di Tgcom24) uno scoop che, carte alla mano, forniva le prove dell’innocenza dei due fucilieri italiani.

Ecco le prove che scagionano i marò (e che Toni Capuozzo rivelerà stasera)

Insiste, Toni Capuozzo, nella lunga inchiesta che ha intrapreso per dimostrare, attraverso una puntuale e meticolosa ricostruzione dei fatti, la totale innocenza dei nostri due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Un’inchiesta che lo aveva condotto, nel luglio dello scorso anno, a realizzare su “Mezzi toni” (la sua rubrica di Tgcom24) uno scoop che, carte alla mano, forniva le prove dell’innocenza dei due fucilieri italiani.

Primo: nessuno aveva mai dichiarato che ad attaccare la Enrica Lexie, alle 16,25 locali del 15 febbraio 2012 e a oltre venti miglia dalle coste indiane, fosse stato un peschereccio e, men che meno, il St. Anthony con a bordo i due pescatori rimasti uccisi. Infatti nel messaggio originale, in cui veniva segnalato un “Approach pirate attack”, si parla genericamente di una imbarcazione che si dirigeva verso il cargo italiano fino a invertire la rotta dopo l’intervento di dissuasione dei nostri militari con segnalazioni ottiche seguite dopo un certo tempo da colpi sparati in acqua.

Secondo: l’intervista  televisiva rilasciata dal comandante del St. Antony, Freddy Bosco, che certificava  come l’incidente, in cui sono morti i due pescatori, fosse avvenuto verso le 21,20, sempre ora locale. Cioè cinque ore dopo l’allarme lanciato dalla Lexie.

Terzo: la denuncia inoltrata da un peschereccio, poco dopo le 21,30, alla guardia costiera indiana che parlava di un incidente con un mercantile e della morte di due pescatori. Una circostanza questa riferita agli inquirenti anche dal comandante in seconda della nave italiana, Carlo Noviello, raccontando che la guardia costiera di Kochi aveva avuto, nello stesso giorno dell’incidente della Enrica Lexie, un conflitto a fuoco con due barchini pirata che avevano cercato di assaltare una nave greca. Tant’è che sarà la stessa guardia costiera indiana a invitare, alle 21 e 36, il cargo italiano a invertire la rotta e rientrare nel porto di Kochi dicendo, ricorda Noviello, “che avevano catturato due barchette sospette pirata e volevano l’eventuale riconoscimento da parte nostra”.

Quarto: l’esistenza di una perizia balistica farlocca, fatta in assenza dei periti di difesa, che non riesce a spiegare come sia possibile che colpi sparati a 150 metri di distanza e da un’altezza di oltre 21 metri fuori dell’acqua (la petroliera era vuota), avessero  attinto il peschereccio con una traiettoria orizzontale. Eppure, nonostante i tanti elementi forniti a discolpa dei due Marò, lo scoop venne accolto dal silenzio assordante di chi, istituzionalmente e non, si stava occupando della vicenda. In questi giorni, Capuozzo, si è recato nuovamente in India da dove ha annunciato che nel corso della trasmissione “Terra!”, prevista per lunedì 3 marzo, avrebbe rivelato “nuovi elementi che potrebbero scagionare Latorre e Girone” facendo anche “ il resoconto di due anni di prove insabbiate, omissioni, patteggiamenti e manipolazioni”.

Secondo quanto appreso dal Foglio gli ulteriori e nuovi elementi, sulla innocenza dei due fucilieri italiani, riguarderebbero l’esistenza mai rivelata di foto, e forse anche di un breve filmato, realizzate nel giorno dell’incidente da bordo della Enrica Lexie, che ritrarrebbero il barchino pirata durante il suo tentativo di abbordaggio e le manovre di allontanamento. Sennonchè, le dimensioni e i colori dell’imbarcazione risulterebbero del tutto diversi da quelli del peschereccio St. Antony su cui erano imbarcati i due pescatori rimasti uccisi. Dunque, saremmo in presenza di una prova che scagionerebbe definitivamente Latorre e Girone confutando alla radice il menzognero castello d’accuse costruito ad arte dalla polizia di Kerala e fatto proprio dalla National Investigation agency (Nia). Una prova che sarebbe stata trasmessa dai Marò, in servizio sulla Lexie, direttamente al Centro operativo interforze (Coi) di Roma deputato a ricevere l’allarme e a smistarlo agli organi di competenza come i ministeri della Difesa e degli Esteri. E bene hanno fatto prima che il tutto venisse sequestrato dagli inquirenti indiani saliti a bordo della nave italiana nel frattempo fatta rientrare con l’inganno nel porto di Kochi. Perché  di queste foto non se ne sia saputo niente, è un vero mistero. Forse qualcuno ha pensato di tenerle nascoste visto la piega assai negativa che stava assumendo, in India, la vicenda con possibili, serie ripercussioni nelle relazioni con il nostro paese. Oppure non sono state valutate, in tutta la loro portata, pensando che il caso potesse comunque risolversi positivamente percorrendo le vie diplomatiche e del compromesso.

Sia come sia un dato è certo: pur improvvisando con mezzi di fortuna personali, nonostante fossero da tempo obbligatorie  solo dopo l’incidente della Lexie sarebbero state date in dotazione ai militari in servizio antipirateria macchine fotografiche e telecamere, i Marò rispettarono alla lettera la procedura prevista documentando opportunamente l’”Approach pirate attack”  e trasmettendo il tutto al Coi di Roma. Con queste ultime rivelazioni possiamo comprendere appieno il grave stato di disagio e prostrazione in cui versano da innocenti, insieme alle loro famiglie, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Disagio e prostrazione che stanno mettendo a dura prova la tenuta, sin qui fiera e dignitosa, dei due fucilieri la cui irrequietezza cresce giorno dopo giorno fino a sfiorare, nonostante lo spirito di disciplina, quel punto di non ritorno per un militare quando, rompendo le consegne avute, inizia a pensare di battersi in prima persona per l’accertamento della verità e a difesa della propria innocenza. Il che stravolgerebbe il disegno di coloro che in Italia, pur conoscendo la verità dei fatti, hanno finora perseguito inutilmente la strada del compromesso con le autorità indiane rinunciando  ad affermare e sostenere con convinzione la totale innocenza di Latorre e Girone. A nulla varrà blandirli con promesse di vario tipo, o reiterando l’invito al silenzio per evitare altri danni, in presenza di un futuro che, per ora, non c’è. Un futuro che vuol dire “tornare in patria con onore”.

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