Il cortocircuito fra diritti à la carte e libera coscienza in Arizona

La legge sull’obiezione di coscienza, dettata da motivi religiosi, che è arrivata ieri sulla scrivania della governatrice dell’Arizona, Jan Brewer, dopo il passaggio al Congresso dello stato giovedì scorso, è l’inevitabile conseguenza della sbrigliata estensione dei diritti individuali. Il testo permette ai titolari di esercizi commerciali di rifiutare una prestazione a clienti che violano i loro princìpi, e da quando una sentenza della Corte suprema ha concesso di fatto il nihil obstat alla legalizzazione del matrimonio gay nei singoli stati americani, si sono moltiplicati i casi di conflitto fra diritti e coscienza.

Il cortocircuito fra diritti à la carte e libera coscienza in Arizona

New York. La legge sull’obiezione di coscienza, dettata da motivi religiosi, che è arrivata ieri sulla scrivania della governatrice dell’Arizona, Jan Brewer, dopo il passaggio al Congresso dello stato giovedì scorso, è l’inevitabile conseguenza della sbrigliata estensione dei diritti individuali. Il testo permette ai titolari di esercizi commerciali di rifiutare una prestazione a clienti che violano i loro princìpi, e da quando una sentenza della Corte suprema ha concesso di fatto il nihil obstat alla legalizzazione del matrimonio gay nei singoli stati americani, si sono moltiplicati i casi di conflitto fra diritti e coscienza, fra libertà garantite dalla legge e obiezioni inscritte nelle convinzioni religiose: il fotografo del New Mexico che rifiuta di immortalare la promessa d’amore fra due donne, il fioraio che non vuole contribuire all’allestimento di un matrimonio fra persone dello stesso sesso, il pasticcere del Colorado che invita due uomini a cercare la torta nuziale altrove. Molti di questi casi hanno dato origine a denunce per discriminazione, e l’Arizona è il primo stato a introdurre una legge che estende il principio dell’obiezione di coscienza ai privati. Il principio su cui i legislatori fanno leva è la separazione fra stato e chiesa contenuta nel primo emendamento alla Costituzione: il governo non deve sottostare ad alcuna autorità confessionale, ma allo stesso tempo non deve ledere l’inviolabile diritto dei cittadini di professare la loro fede. E proprio sul significato e i limiti della libertà religiosa s’annida la contraddizione. In un discorso riportato dal Foglio la settimana scorsa, il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, spiegava che la concezione prevalente di libertà religiosa – attivamente promossa dall’Amministrazione Obama – fa della fede una questione squisitamente privata. La libertà religiosa coincide con la libertà di culto, ma per quanto riguarda le conseguenze pubbliche della fede non c’è obiezione di coscienza che tenga. Il cuore del meccanismo politico-ideologico consiste nel separare l’intimità dell’esperienza religiosa dalle sue conseguenze sociali.

La legge dell’Arizona – il governatore ha ora cinque giorni di tempo per firmare o decidere per il veto – ragiona all’inverso e ha suscitato l’indignazione dei promulgatori di diritti civili. I rappresentanti dell’associazione Aclu dicono che la legge permette la discriminazione e che la libertà religiosa “non è un assegno in bianco che può essere usato per danneggiare gli altri”. Per converso, la Alliance Defending Freedom, associazione per la libertà religiosa che promuove la legge in questione, sostiene che “in America le persone dovrebbero essere libere di vivere e lavorare secondo la propria fede”, dunque lo stato non può permettere che un diritto  contraddica la coscienza di chi vive e lavora secondo principi religiosi. I casi in questione riguardano il matrimonio gay, ma il principio ha validità più ampia: un ristorante kosher dovrebbe essere costretto a servire carne di maiale per non incorrere in una forma di discriminazione? La cinghia che connette la moltiplicazione dei diritti alla privatizzazione della fede gira già a pieno ritmo nella disputa sui contraccettivi che i datori di lavoro devono fornire obbligatoriamente, secondo l’Obamacare. Il mese prossimo la Corte suprema è chiamata a decidere su due soggetti che si sono opposti a questa logica, invocando motivazioni religiose; in Arizona la disputa arriva alla prova dello stato.

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