Peña Nieto e il “Chapo”

La settimana scorsa era sulla copertina di Time magazine, il presidente messicano Enrique Peña Nieto. Il titolo diceva “Saving Mexico”, e l’articolo spiegava che il presidente riformatore di Città del Messico ha “cambiato la narrazione” in una nazione “ossessionata dal narcotraffico”. Economia, investimenti, riforme costituzionali, privatizzazione del petrolio, non c’è spazio per i narcos nell’agenda di Peña Nieto.

Peña Nieto e il “Chapo”

La settimana scorsa era sulla copertina di Time magazine, il presidente messicano Enrique Peña Nieto. Il titolo diceva “Saving Mexico”, e l’articolo spiegava che il presidente riformatore di Città del Messico ha “cambiato la narrazione” in una nazione “ossessionata dal narcotraffico”. Economia, investimenti, riforme costituzionali, privatizzazione del petrolio, non c’è spazio per i narcos nell’agenda di Peña Nieto. Soprattutto, non c’è spazio per le operazioni sanguinose del suo predecessore, quel Calderón che di ogni narcotrafficante arrestato faceva uno spettacolo, e che aveva riempito i media internazionali della violenza sadica dei narcos e delle azioni spesso brutali dell’esercito. Poi succede che nella stessa settimana la marina messicana arresta in un’operazione pulitissima (il lavoro difficile, quello di intelligence, lo aveva già fatto tutto l’antidroga americana) Joaquín Guzmán, il più celebre narcotrafficante degli ultimi vent’anni, il ceo della più grande impresa criminale di sempre, che produce ricavi da multinazionale e omicidi da genocidio. Così il presidente del “cambio di narrazione” torna a essere un presidente colonnello come lo erano stati i suoi predecessori, ma questa volta il colonnello è vittorioso. L’uomo che per vent’anni ha ossessionato il Messico è stato arrestato senza sparare un colpo, e non c’è modo migliore per Peña Nieto di dire al mondo che i tempi sono cambiati. Sabato, mentre la rete impazziva per le voci dell’arresto del boss, come se niente fosse lui inaugurava una gigantesca fabbrica della Honda a Guanajuato e, quando finalmente dal suo account Twitter è arrivata la conferma ufficiale, è stato un semplice tweet di ringraziamento alle forze di sicurezza ad annunciare l’arresto del decennio. Il Messico ancora cresce poco (l’uno per cento nel 2013), ma gli osservatori lo indicano come uno dei più dinamici tra i paesi emergenti, le riforme di Peña Nieto sono una calamita per gli investitori. E se il presidente riformatore riesce anche ad assestare colpi al narcotraffico (che certo non è sconfitto, ma appunto: quello che importa è il “cambio di narrazione”), forse il Messico, come dice Time, ha davvero trovato qualcuno che possa salvarlo.

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