Inizio col Bot

“Le nuove streghe sono i nostri risparmi. Attenti a rottamarli”, ha scritto il Foglio il 19 febbraio scorso. A governo non ancora legittimato dalla fiducia parlamentare, Graziano Delrio, numero due di Matteo Renzi, ha ipotizzato in televisione di aumentare le tasse sulle rendite per ridurre quelle sul lavoro. Come metodo comunicativo non ci siamo, e neppure come contabilità.

Inizio col Bot

“Le nuove streghe sono i nostri risparmi. Attenti a rottamarli”, ha scritto il Foglio il 19 febbraio scorso. A governo non ancora legittimato dalla fiducia parlamentare, Graziano Delrio, numero due di Matteo Renzi, ha ipotizzato in televisione di aumentare le tasse sulle rendite per ridurre quelle sul lavoro. Come metodo comunicativo non ci siamo, e neppure come contabilità. Poiché Delrio cita Bot e Btp “delle signore anziane”, è bene aver chiare le cifre: 183 miliardi in mano alle famiglie rispetto a 1.735 di debito circolante. Ma fondi, banche, assicurazioni e grandi investitori pagano le tasse sull’imponibile complessivo, mentre i privati versano sui titoli pubblici il 12,5 per cento sugli interessi. Se lo si portasse al 20 per cento come è per azioni, obbligazioni aziendali e capital gain frutterebbe 410 milioni. “Un gettito modesto”, ha detto ieri Maria Cannata, responsabile delle aste del Tesoro, a fronte del rischio di allontanare i piccoli sottoscrittori: “Un po’ di cautela non guasterebbe”. Se si aumentasse l’imposta generale al 25 per cento e al 15 per Bot e Btp, si otterrebbero due miliardi. Non basterebbe per il taglio del cuneo fiscale, ma non sarebbe un assurdo e ci allineeremmo alla media europea. A patto però che si sgombri definitivamente il campo da altre insidie che insistono sui risparmi, frutto di improvvisazioni contabili e di demagogia. Sui dossier titoli – incremento di capitale e interessi – grava un bollo del due per mille, appena aumentato di un quarto, cioè una mini-patrimoniale annua. Poi c’è la Tobin tax sulle transazioni, voluta dal governo Letta, unico in Europa, che ha prodotto un gettito ridicolo facendo emigrare la sede legale di molti operatori. Il redditometro può chiedere conto di quanto mettiamo da parte, disinvestiamo e degli accessi alle cassette di sicurezza. Infine continuano ad aleggiare patrimoniali proposte ora da Carlo De Benedetti ora dalla Bundesbank. Tutto il contrario della certezza di lungo periodo e delle tutele (previste anche dalla Costituzione) dovute a chi risparmia, magari per dotarsi di quegli strumenti di sicurezza che lo stato è incapace di dare o comunque per disporre secondo libertà di introiti già tassati.

Dunque, se occorre, si sposti pure un po’ di imposizione dalle rendite. Ma a condizione che ciò segua il taglio della spesa. Che il governo chiarisca definitivamente e solennemente, anche in sede europea, che non ci saranno patrimoniali. E che si smetta di presentare i risparmiatori come dei Gordon Gekko, o secondo l’iconografia veteroclassista di privilegiati rentier che tolgono il pane a chi lavora.

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