Dàgli al burocrate

Esauriti i politici da rottamare, adesso tocca ai burocrati – nuova vil razza dannata. Direttori generali, consiglieri di stato, capi di gabinetto, capi dipartimento, segretari generali, mandarini tutti: all’erta! Neanche la penombra che da sempre attraversano e l’anonimato mediatico che da sempre li contraddistingue (e li tutela) rappresentano più una garanzia.

Dàgli al burocrate

Esauriti i politici da rottamare, adesso tocca ai burocrati – nuova vil razza dannata. Direttori generali, consiglieri di stato, capi di gabinetto, capi dipartimento, segretari generali, mandarini tutti: all’erta! Neanche la penombra che da sempre attraversano e l’anonimato mediatico che da sempre li contraddistingue (e li tutela) rappresentano più una garanzia. Così, dopo il grido di battaglia numero 2 di Renzi (“basta burocrazia!”, evoluzione politico-amministrativa della “rottamazione” prima maniera) il riservato si svela, il celato emerge, i contorni si definiscono. Ma a preoccupare la casta numero 2 – che pare proprio avviata verso il mesto destino di sberleffo e impopolarità della casta numero 1 dei politici – deve essere, più che il proponimento del nuovo capo di governo, la campagna mediatica che sta prendendo piede. Le intenzioni dei politici, al riguardo, onestamente non hanno mai troppo impressionato – e ancor meno lasciato il segno: sono decenni che minore burocrazia viene promessa, persino con appositi ministeri, e sempre nuova e più vigorosa burocrazia intanto prende corpo, si ramifica, si aggroviglia: altra burocrazia per combattere l’eccesso di burocrazia, paradosso degno dei “Misteri dei Ministeri” di Augusto Frassineti. Non i decreti, ma casomai i giornali i direttori generali, ecc. ecc. devono scrutare con preoccupazione. Il Corriere, soprattutto. E’ stato Galli della Loggia che il 24 gennaio scorso ha mosso l’affondo contro il blocco burocratico-corporativo capace di “autoalimentarsi frenando qualunque cambiamento”, fino a tenere in scacco l’intera classe politica. Domenica, un’intera dettagliata paginata di Sergio Rizzo con foto, nomi, qualifiche, inamovibilità decennali: “Una burocrazia che si sovrappone alla burocrazia”. Persino Giuliano Amato, da alcuni accusato di essere una sorta di nume tutelare di questa casta numero 2, concede (sempre sul Corriere): “Bene la lotta alla burocrazia”. E ieri Repubblica avvertiva a tutta pagina: “Volti nuovi nei ministeri, andranno via i mandarini che condizionano le leggi” – con la promessa di “una potenza di fuoco” contro di essi da parte del nuovo esecutivo. E sul Fatto, ieri, persino un inserto dedicato alla questione, annunciato a tutta pagina (la prima): “Italia ostaggio della supercasta”. E meglio ancora: “Burocrati di stato, la casta invisibile”. Fischia il vento, forse; fischiano le orecchie, di sicuro.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi