Letta cattivo perdente

La reazione misurata e signorile di Emma Bonino alla sostituzione nell’incarico di ministro degli Esteri, lei che naturalmente non ha nascosto la delusione e il dissenso, ma non ha negato di essere stata informata dal premier e si è detta disponibile a collaborare con la nuova titolare della Farnesina, è stata una bella prova di stile.

Letta cattivo perdente

La reazione misurata e signorile di Emma Bonino alla sostituzione nell’incarico di ministro degli Esteri, lei che naturalmente non ha nascosto la delusione e il dissenso, ma non ha negato di essere stata informata dal premier e si è detta disponibile a collaborare con la nuova titolare della Farnesina, è stata una bella prova di stile. Nessuno dimentica la tenacia di cui Bonino ha dato prova nelle sue battaglie civili, anche quelle che a molti (noi compresi) sono parse mal fondate o eccessive. Il suo atteggiamento quindi non può essere attribuito a una moderazione caratteriale, a scarsa propensione per scelte combattive o a qualche forma di sottomissione politica. Proprio per questo la sua prova di civiltà ha anche un senso politico di reale rispetto per le regole del gioco istituzionale, anche quando producono esiti personalmente poco graditi. Questa lezione di stile risalta in particolare dal confronto con la sceneggiata imbarazzante recitata da Enrico Letta nella cerimonia del passaggio delle consegne. Letta rifiuta di riconoscere i dati politici oggettivi della crisi del suo esecutivo, che era nato sulla base di un’aspirazione alla pacificazione e poi era scivolato rapidamente in un percorso di manovre secessioniste costruite su raggruppamenti puramente parlamentari privi di verifica elettorale. Letta non era stato eletto premier, era stato nominato da Giorgio Napolitano, non ha quindi il titolo (che invece ebbe a suo tempo Romano Prodi) per contestare l’avvicendamento dovuto alla mutazione delle condizioni politiche.

Il rancore che ha voluto mostrare platealmente, quindi, non esprime un risentimento giustificato, ma una reazione personale per lo sfratto subìto dal nuovo padrone di casa, cioè dal nuovo segretario del Partito democratico. Nelle vicende della democrazia italiana è accaduto spesso che presidenti del Consiglio dello stesso partito, solitamente democristiani, ne sostituissero altri dello stesso partito, il che accadde peraltro con un contorno di battaglie politiche e di corrente talora assai accese. Tuttavia, quando si arrivava all’esito istituzionale, questo veniva accettato dallo sconfitto, che si preparava poi a restituire il favore al vincitore. Non era ipocrisia, ma accettazione della regola di maggioranza, che permetteva sempre il tentativo di rivincita. L’atteggiamento di Letta, che pure si è sempre prÅesentato come un campione della correttezza istituzionale, non esprime solo quella che per una persona comune sarebbe una prova di maleducazione inaccettabile, contiene un elemento tendenzialmente venefico, il rifiuto di accettare l’esito di una battaglia politica, esattamente l’opposto del segnale di rispetto della democrazia dato da Emma Bonino. 

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