Alle 14 il discorso per la fiducia

Il governo Renzi alla prova del Senato

E’ durata più di un’ora la relazione programmatica con cui il neo Presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha chiesto questo pomeriggio la fiducia al Senato. Le mani a lungo in tasca, diversi punti del suo discorso esposti a braccio, Renzi per la sua prima uscita ufficiale da premier ha puntato su futuro, coraggio e recupero della credibilità. Scuola e taglio del cuneo fiscale sono stati altri due temi su cui il premier ha posto l’accento.  Qui trovate i commenti via twitter del direttore Giuliano Ferrara al discorso del premier.

Leggi anche Ferrara Matteo e le sue ragazze tra rosiconi, oppositori e innamorati - Leggi Il discorso integrale di Renzi al Senato

Il governo Renzi alla prova del Senato

E’ durata più di un’ora la relazione programmatica con cui il neo Presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha chiesto questo pomeriggio la fiducia al Senato. Le mani a lungo in tasca, diversi punti del suo discorso esposti a braccio, Renzi per la sua prima uscita ufficiale da premier ha puntato su futuro, coraggio e recupero della credibilità. Scuola e taglio del cuneo fiscale sono stati altri due temi su cui il premier ha posto l’accento.  Qui trovate i commenti via twitter del direttore Giuliano Ferrara al discorso del premier.

Dei ministri del nuovo governo Renzi in questi giorni si è detto e scritto molto. Ma anche loro, prima di ricevere la telefonata di Renzi che li chiamava a far parte dell’esecutivo che dovrebbe “cambiare verso” all’Italia, qualcosa hanno detto. Anche al Foglio.

 

Si parte dal ministero più forte, quello dell'Economia, guidato dal Prof. Pier Carlo Padoan, l’unico a non essere presente al giuramento di sabato scorso al Quirinale. Il ministro che arriva da lontano (quando gli è arrivata la proposta si trovava in Australia per il G20) un mese fa, intervistato da Marco Valerio Lo Prete, dopo aver ammesso che “in Italia la tendenza di lungo termine della produttività totale dei fattori è rimasta invariata”, spiegava così la sua ricetta per la ripresa del paese: “Riforma del mercato del lavoro e liberalizzazioni nel settore dei prodotti e dei servizi sono ineludibili” (continua a leggere Aria moscia, prezzi funerei - L'intervista a Padoan di Marco Valerio Lo Prete).

A seguire, un altro discastero decisivo per le sorti del paese. Quello dello Sviluppo economico. Affidato dal segretario del Pd all'imprenditrice ed ex presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Federica Guidi. Una donna forte – che pare piaccia anche al Cav. – in un dicastero fondamentale. Che quattro anni fa, in occasione dell’organizzazione del tradizionale convegno di Santa Margherita, dava consigli all'allora ministro Tremonti ritenendo "giusta l’idea del governo di riformare la Costituzione per liberare le imprese" e auspicando in ogni caso più "interventi per la crescita". L'unico rimedio in grado di risollevare lavoro e imprese (continua a leggere Elogio confindustriale del blitz liberista. Ma ora i fatti, prego).

Federica Guidi avrà molto a che fare anche con il ministero del Lavoro, affidato da Renzi a Giuliano Poletti. Il presidente nazionale di Legacoop fa parte dei nomi a cui, come aveva già anticipato Claudio Cerasa, il sindaco cercava da tempo di legarsi "anche per avere le spalle coperte in quel mondo che il sindaco dice di voler rottamare ma con cui tuttavia dimostra di avere una buona confidenza". Sodalizio a quanto pare riuscito "anche grazie alla mediazione del segretario regionale emiliano del Pd Stefano Bonaccini (ex bersaniano passato all’organizzazione della campagna di Renzi)" che molto ha giocato nel far entrare in contatto il numero uno di Legacoop con l’universo renziano (continua a leggere Pd & Poteri. Così Renzi si affianca a Prodi per indebolire Letta e I potenti che spingono Renzi a rottamare Letta di Claudio Cerasa).

Agli Interni nessuna staffetta. L'esecutivo del rottamatore ha confermato il segretario del Nuovo Centrodestra Angelino Alfano. L'ex delfino di Berlusconi che non più tardi di un'estate fa ammoniva così il governo guidato da Enrico Letta, incalzandolo: "Se il tema del governo di necessità si ripete come una giaculatoria politica, il risultato è che quel che appare, anche al di là delle intenzioni di un presidente dell’esecutivo che ha voglia di fare nel tempo giusto le cose giuste, è un governo senza una sua missione autonoma, senza la capacità di indicare un percorso non asfittico dentro la grande crisi europea, che condiziona la vita quotidiana di milioni di italiani" (continua a leggere Alfano: "Invece di discolparsi con Rep., Letta lavori con noi per un ruolo in Europa").

Ed eccoci al ministero della Giustizia. A volte per arrivarci capita di passare per quello dell'Ambiente. E' il caso di Andrea Orlando, già responsabile Giustizia del partito democratico. Fu il Foglio a pubblicare le sue cinque proposte per riformare la giustizia con la maggioranza già quattro anni fa. Dall’obbligatorietà dell’azione penale (da “rimodulare”) al peso (da “diluire”) delle correnti nella magistratura, furono molte le reazioni, anche della stampa, alle idee del giovane democratico (continua a leggere Le cinque proposte del Pd per riformare la giustizia con la maggioranza e I commenti dei giornali alle proposte di Orlando sulla giustizia).

Un'altra riconferma, questa volta "rosa", è quella di Beatrice Lorenzin alla Salute. Un suo ritratto, scritto da Marianna Rizzini la scorsa estate, raccontava la scalata dei gironi della politica e la gavetta berlusconiana, fino all'arrivo al ministero (continua a leggere La ministra del primo banco di Marianna Rizzini).

Era il 2008, Ferrara aveva presentato la sua Lista pazza e una giovane Marianna Madia, da sabato scorso ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, rendeva note dalle colonne del Foglio il suo no all’aborto e all’eutanasia e il sì alla famiglia naturale. Per l'allora capolista del Pd in Lazio, presente al giuramento sabato con un pancione di otto mesi, “l’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale" (continua a leggere L'intervista integrale a Marianna Madia di Piero Vietti).

Al Quirinale, seduta proprio di fianco alla Madia, in blu elettrico, sabato scorso c'era la renzianissima Maria Elena Boschi. Il neoministro per le riforme e i rapporti con il Parlamento, intervistata da Claudio Cerasa qualche mese fa, dettava dalle pagine del Foglio le condizioni alle quali il Pd non avrebbe premuto il tasto "finish". Ribadendo l'intenzione al dialogo con Forza Italia, la Boschi spiegava (ancor prima che sul Porcellum si esprimesse la Corte Costituzionale) i due schemi attraverso i quali si sarebbe potuti arrivare a una nuova legge elettorale. Ne aveva anche per le politiche del lavoro e il welfare, la Boschi, soprattutto quando metteva in guardia i sindacati. In particolar modo la Cgil: “Noi non ci faremo dettare l’agenda dalla Cgil. La rispetteremo, sì, ma ci comporteremo seguendo un nostro metro. E non commetteremo più alcuni errori commessi nel passato”. E ancora: “Trovo assurdo che i sindacati, per esempio, non abbiano il dovere di essere trasparenti al cento per cento" (continua a leggere Così Renzi tratta con Berlusconi di Claudio Cerasa).

Erano i primi giorni di gennaio. Mancava davvero poco all'ascesa al governo da parte di Matteo Renzi e Stefania Giannini, oggi alla guida del ministero dell'Istruzione, spiegava in un'intervista rilasciata a Claudio Cerasa perché Renzi avrebbe potuto prendere il posto di Letta a Palazzo Chigi. “Se questo governo non dovesse raggiungere i suoi obiettivi; e se andare alle elezioni dovesse risultare un’opzione impossibile; Renzi dovrebbe prendere coraggio, andare al Quirinale, assumersi le sue responsabilità e proporsi come successore di Letta in questa legislatura", consigliava e prevedeva la vice Monti. Rassicurando – allora da lontano – il sindaco di Firenze: "Scelta civica dà e darà il sostegno a un governo riformista chiunque sia il pilota” (continua a leggere Adesso al governo di Claudio Cerasa).

Il ministero della Cultura l'ha preso Dario Franceschini. Già segretario del Pd (un lustro prima che lo diventasse Renzi), nel 2009 Claudio Cerasa ritraeva il "cattovelocista" come uno a cui piaceva raccontare barzellette (così così) e affidarsi a uno uno staff ristretto di fedelissimi. In buoni rapporti con Bagnasco, quello che oggi è il ministro del più grande potenziale economico del paese, in passato rimase scottato con Marini e dall'esperienza coi popolari. L'allora segretario dimissionario (già candidato, senza successo, alla presidenza della Repubblica), nella successione gli preferì Pierluigi Castagnetti. "Fu una batosta, e sotto sotto quello scherzetto Franceschini non lo perdonò mai". Ma quello era il passato, e negli ultimi tempi il ruolo di Franceschini è stato un altro. Scriveva di lui Salvatore Merlo a pochi giorni dalla formazione dell'esecutivo a guida Renzi: "Nell’Italia politica il tradimento ha un’eternità di foresta, da sempre si stringono falsi patti per poi romperli al momento giusto. Dunque Alfano e Franceschini fino a mercoledì mattina accarezzavano con la mano destra il loro presidente del Consiglio ammaccato, mentre con la sinistra compilavano la lista del nuovo governo con Renzi. E Alfano trattava per sé e per Maurizio Lupi (“Quagliariello lo mettiamo al partito”), mentre Franceschini garantiva sé stesso, e ogni tanto provava ad aggiungere di soppiatto nella lista anche Debora Serracchiani. Non c’è dramma, non c’è solennità, è come ascoltare l’Eroica in una trascrizione per armonica da bocca. Piuttosto nei rapporti fra traditi e traditori c’è qualcosa di complice, negli occhi, nei gesti, che li rivelano avversari eppure alleati in un medesimo codice, legati a identici segreti di trucco, a paralleli sortilegi di civetteria politica. E dunque il tradito Letta assolve il traditore Franceschini, “non abbiamo litigato”, e mentre si accoltellano si ringraziano: “Letta ha fatto un grande lavoro”, dice Renzi" (continua a leggere Il cattovelocista di Claudio Cerasa e Valzer dei traditori e dei traditi di Salvatore Merlo).

a cura di Michela Maisti

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