Prodi e il massacro in Ucraina

Se un ex presidente della Commissione europea, figura di spicco dell’europeismo internazionale, scrive un editoriale sul giornale feticcio dei liberal americani per parlare della rivoluzione che sta riportando Europa e Russia ai tempi della Guerra fredda, certo nessuno si aspetta che tra l’Europa e lo zar di tutte le Russie scelga di appoggiare il secondo.

Prodi e il massacro in Ucraina

Se un ex presidente della Commissione europea, figura di spicco dell’europeismo internazionale, scrive un editoriale sul giornale feticcio dei liberal americani per parlare della rivoluzione che sta riportando Europa e Russia ai tempi della Guerra fredda, certo nessuno si aspetta che tra l’Europa e lo zar di tutte le Russie scelga di appoggiare il secondo. Lo fa Romano Prodi, nell’editoriale pubblicato ieri sul New York Times. Come facciamo a salvare l’Ucraina?, si chiede l’ex premier. Sostenendo i manifestanti? No, perché ormai si sono trasformati in “gruppi radicali” che “provocano violenze e perdite di vite umane”, proprio come il presidente russo e il suo apparato di propaganda sostengono da novembre. E non non si faccia caso ai video dei cecchini del presidente Yanukovich che sparano alle teste dei membri dell’opposizione in piazza, perché lui, Yanukovich, si era perfino detto disponibile ad amnistiare i manifestanti incarcerati ingiustamente: quella era “democrazia al suo meglio”. Il fatto è che se l’Ucraina è caduta nel caos, la colpa è anche di un’Europa che è stata “indulgente con gli estremisti”, ha “ignorato le difficoltà economiche dell’Ucraina” (laddove invece Putin è intervenuto senz’altro generosamente) ed è perfino arrivata a “minacciare sanzioni” dopo che alle sue porte si è scatenata la violenza più seria dagli anni dei Balcani. Fosse per Prodi, l’Europa le sanzioni a Kiev non avrebbe dovuto imporle. Meglio “coinvolgere il presidente Putin”, che però già in Siria dà prova di essere per nulla costruttivo e anzi fornisce al presidente siriano Bashar el Assad le armi per fare la guerra ai siriani e ha incoraggiato anche Yanukovich ad agire con mano dura contro i “terroristi”. Ieri alla fine un accordo – ma non sappiamo se e quanto durerà – è stato raggiunto. Fosse stato per Romano Prodi, per la sua fiducia nella democrazia di Yanukovich e nella buona fede di Putin, oggi avremmo almeno quello?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi