La neve di Sochi come il mare di casa

Nel 2001 fece furore in Italia lo spot della Fiat Doblo con i bobbisti giamaicani che a tempo di reggae si allenavano dondolandosi su una canoa, abbracciando cubi di ghiaccio, spruzzandoseli in faccia con il ventilatore e infine simulando lo slittino con la vettura presentata come “auto ufficiale della federazione giamaicana di bob” . Ma già la Walt Disney nel 1993 aveva dedicato il film Cool Runnings - Quattro sottozero alla storia della squadra caraibica che si presentò a sorpresa alle Olimpiadi Invernali di Calgary del 1988

La neve di Sochi come il mare di casa

Nel 2001 fece furore in Italia lo spot della Fiat Doblo con i bobbisti giamaicani che a tempo di reggae si allenavano dondolandosi su una canoa, abbracciando cubi di ghiaccio, spruzzandoseli in faccia con il ventilatore e infine simulando lo slittino con la vettura presentata come “auto ufficiale della federazione giamaicana di bob”. Ma già la Walt Disney nel 1993 aveva dedicato il film Cool Runnings - Quattro sottozero alla storia della squadra caraibica che si presentò a sorpresa alle Olimpiadi Invernali di Calgary del 1988: cappottando, ma conquistando anche la simpatia di tutti. In realtà c’è qualche differenza tra la vicenda vera e quella della pellicola. La Disney mostra infatti un centometrista che dopo una dura preparazione fallisce la qualificazione olimpica per colpa di un altro concorrente che gli è inciampato addosso. Allora per poter comunque coltivare il suo sogno inventa una squadra di bob a partire dal rintracciare un ex-campione statunitense che dopo essersi visto ritirare le medaglie per via di un imbroglio si è ridotto a fare l’allibratore nell’isola, ma che tanti anni prima aveva cercato di trasformare in bobbista suo padre (anche lui velocista e medaglia d’oro olimpica), spiegandogli che le doti atletiche per i due sport pur in apparenza così distanti sono in realtà identiche. Quest’ultima considerazione era stata fatta anche nella realtà: ma da due statunitensi, George Fitch e William Maloney, che avevano affari e legami familiari con la Giamaica e che vedendo una locale gara di carretti erano stati colpiti dalla loro somiglianza col bob. Dalle Forze Armate giamaicane vennero il tenente dell’esercito  Devon Harris, il capitano dell’aeronautica Dudley Stokes e il soldato della riserva Michael White, cui si aggiunse poi Chris Stokes, allora studente alla Washington State University. Se la prima partecipazione fu un disastro, nel 1992 la nazionale giamaicana di bob riuscì ad arrivare quintultima, e nel 1996 14esima nel bob a 4 e decima nel bob a 2. Di ritorno dopo un’assenza durata qualche edizione,  la Giamaica ha dato comunque il là a molti altri  Stati che  a Sochi sono riusciti ad allestire delegazioni per sport invernali, pur avendo condizioni climatiche in cui la neve è un fenomeno rarissimo, se non addirittura impossibile.

Julia Marino, ad esempio, è il primo atleta nella Storia a partecipare alle Olimpiadi Invernali  per conto del Paraguay: un Paese dove la temperatura non scende quasi mai sotto i 20 gradi. Per giunta lei è nata 21 anni fa nel Chaco, regione desertica del Paraguay occidentale che è tra le più aride della Terra. Ma quando aveva otto mesi è stata adottata da due americani ed è dunque cresciuta nel Massachusetts, dove ha imparato a sciare dall’età di 13 anni. Il passaporto paraguayano lo ha ancora, anche se neanche parlava spagnolo. Avendo sempre sognato di partecipare alle Olimpiadi, quando nel 2013 è arrivata seconda alla Coppa del Mondo di slopestyle, ha pensato che gareggiare per il suo Paese d’origine avrebbe potuto permetterle di andare direttamente a Sochi saltando l’affollata eliminatoria Usa. A Asunción hanno creato una federazione sci apposta per lei, e lei a novembre è tornata in Paraguay per la prima volta dall’infanzia prendendo non solo lezioni di spagnolo ma anche della lingua indigena guarani, e imparando a sorseggiare quel terere che è la bevanda nazionale (e che è poi la versione in acqua fredda di quel mate tanto caro a papa Francesco).  

Se Julia Marino in qualche modo si è semplificata la vita, il filippino Michael Christian Martínez invece se l’è complicata. 17 anni, primo pattinatore artistico olimpico in assoluto proveniente da un Paese del Sud-Est asiatico e primo filippino alle Olimpiadi Invernali dopo 22 anni, di fronte alle reiterate non risposte del presidente Benigno Aquino alle sue richieste di finanziargli il viaggio a Sochi la sua famiglia ha finito per ipotecare la casa. “È stata una follia”, dice la madre ai giornalisti, e oltretutto per gareggiare deve anche imbottirsi di medicinali contro l’asma, ma lui spera “con l’aiuto di Dio” di ottenere almeno una medaglia, e comunque nelle Filippine quando si è conosciuta la sua storia è diventato popolarissimo.

Nella pagina web dell’organizzazione, tuttavia, è solo secondo come numero di followers. Il più seguito in assoluto è  lo sciatore mongolo Bold Byambadorj, proveniente da un Paese dove la prima stazione sciistica è stata inaugurata da appena tre anni, e che comunque non è andato da solo, visto che accanto al portabandiera c’era anche la sciatrice donna Otgontsetseg Chinbat.

Tucker Murphy, sciatore di fondo unico rappresentante delle Bermuda, era già arrivato 88esimo ai 15 km di Vancouver, ed è stato uno studente di Oxford. Peter Crook, freestyle dalle Isole Vergini Britanniche, è nato in quell’arcipelago caraibico nel 1993, ma la sua famiglia si spostò nel 2001 nel Wisconsin e nel 2008 nel Colorado, dove è diventato sciatore professionista. È una storia simile a quella di Jasmine Campbell, slalomista e unica rappresentante delle Isole Vergini Usa: nata nel 1991, a nove anni i suoi genitori emigrarono nell’Idaho. Per altro già suo padre come sciatore aveva rappresentato il territorio alle Olimpiadi Invernali del 1992.  Dow Travers è uno slalomista unico rappresentante del paradiso fiscale caraibico delle Cayman, dove suo padre è stato presidente della locale Borsa. Già fu presente nel 2010, quando fu il primo atleta delle Cayman a partecipare a un’Olimpiade invernale. Nato nel 1987, ha comunque studiato prima a Londra e ora all’americana Brown University, dove sta non solo nella squadra di sci ma anche in quella di rugby, e ovviamente è anche colonna della nazionale di rugby delle Cayman. Gary e Angelica di Silvestri, coniugi statunitensi di 46 e 48 anni, hanno trasparenti origini italiane, e lei è anzi nata a Cosenza. Attivi filantropi oltre che appassionati sciatori, dopo sette anni di attività a Dominica il governo dell’isola caraibica ha dato loro la cittadinanza, e loro hanno costituito in casa la federazione di sci che rappresentano a Sochi. Hanno anche il record di essere la prima coppia marito-moglie che partecipa alle Olimpiadi Invernali.

Il ventenne Pan-To Barton Lui, unico rappresentante di Hong Kong, è un pattinatore short track. A Hong Kong piste di pattinaggio su ghiaccio si trovano, ma lui dopo aver mostrato a 10 anni un certo talento fu mandato a formarsi in Canada. La sciatrice Elise Pellegrin, unica rappresentante di Malta, in effetti è nata in Francia, ma era maltese il nonno, e anche lei come Julia Marino ha voluto tornare alle origini. Poliedrica è la personalità di Hubertus Rudolph von Fürstenberg-von Hohenlohe-Langenburg, le cui attività sono quasi più dei suoi nomi: sciatore alpino, dirigente sportivo, cantante, fotografo, attore, è discendente per via del padre  Alfonso von Hohenlohe dell’illustre casato tedesco dei Württemberg, un tempo casa reale; tramite la madre Ira von Fürstenberg, nota attrice in realtà italiana, con gli Agnelli; ed è pure nipote di Max,  sciatore alpino liechtensteinese. Passaporti messicano e austriaco, nato in Messico, vive in realtà tra Spagna e Liechtenstein, ma ha fondato la federazione sciistica messicana perché non riusciva a qualificarsi alle Olimpiadi con quella austriaca. Sempre presente alle Olimpiadi dal 1982, anche a Sochi sarà l’unico rappresentante messicano.

E c’è anche un polinesiano. Nato nel 1987, il tongano Fuahea Semi è figlio di un contadino che coltiva manioca. Studente di Scienze Informatiche in Germania, aveva la passione per lo slittino, ma ha avuto soprattutto la ventura di suscitare l’interessamento della famosa firma di biancheria intima tedesca Bruno Banani, che gli ha offerto la sponsorizzazione se lui cambiava il suo nome per farci pubblicità. Lusingato dall’idea di poter arrivare alle Olimpiadi Invernali il governo tongano ha acconsentito, e anche il Cio alla fine si è piegato, pur dopo un’iniziale critica al “cattivo gusto” dell’idea. Con la nuova referenza anagrafica di Bruno Banani  lo slittinista tongano ha comunque ottenuto nel 2011 un bronzo ai campionati Pacifico-Americani. E a Sochi è ora il primo tongano a partecipare alle Olimpiadi invernali.  

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