Il Festival si fa fortino e pure Fazio s’incazza per il crollo degli ascolti

Il segnale, il segnale inequivocabile, è la discesa in anticipo del direttore di rete in sala stampa. Ascolti buoni: si arriva in conferenza stampa all’ultimo. Ascolti bassi: si va in avanscoperta. E vedere Giancarlo Leone al bar mentre chiacchiera con i giornalisti delle agenzie (che però la parola “crollo”, giustamente, non l’hanno risparmiata) quando manca un’ora e mezzo all’inizio della conferenza stampa, è la certezza che la giornata non sarà facile. E infatti facile non è: siamo a metà Festival e già c’è assetto da fortino.

di Francesco Caldarola

Il Festival si fa fortino e pure Fazio s’incazza per il crollo degli ascolti

Sanremo. Il segnale, il segnale inequivocabile, è la discesa in anticipo del direttore di rete in sala stampa. Ascolti buoni: si arriva in conferenza stampa all’ultimo. Ascolti bassi: si va in avanscoperta. E vedere Giancarlo Leone al bar mentre chiacchiera con i giornalisti delle agenzie (che però la parola “crollo”, giustamente, non l’hanno risparmiata) quando manca un’ora e mezzo all’inizio della conferenza stampa, è la certezza che la giornata non sarà facile. E infatti facile non è: siamo a metà Festival e già c’è assetto da fortino.

I dati di ascolto sono noiosi, e la questione infatti si può tranquillamente archiviare con quella parola usata nei lanci di agenzia: crollo. Ma non è solo quello, è l’insieme: qui doveva essere la famosa passeggiata, e invece piovono bombe. La questione ascolti Leone prova a spiegarla così: “Mercoledì c’era la partita del Milan, dipende tutto da quello, pensate che l’anno scorso avevamo invece contro solo Real Madrid-Manchester United”, ma è chiaro che se le premesse sono queste non servirà neanche fare le domande. Fabio Fazio ha abbastanza mestiere per non farsi prendere in contropiede e prova a calciare lontano: “Ragazzi: aspettiamo la fine per giudicare. Finita la partita la curva degli ascolti è tornata in alto”, ma è difficile, molto difficile. E la giornata di stasera, il famoso venerdì popolare dove gli artisti suoneranno i classiconi del passato, quella che dovrebbe essere la festa delle feste (e complice l’assenza di fatto di controprogrammazione si spera garantisca ascolti buoni), diventa ora una boa dove si cerca di arrivare ansimando, cercando le forze per le ultime bracciate. La prima serata con Grillo e i disoccupati, la seconda che ha faticato e la terza che osa persino mettere Arbore contro la partita del Napoli, hanno già mandato la kermesse in riserva. “Ma parliamo di musica, Sanremo è il festival della musica”, si sente dire, ma è la flebile difesa, l’ultimo argine davanti all’ombra che si spera non sia quella dell’onda anomala.

Littizzetto distaccata nella sala stampa intitolata a Lucio Dalla, “quella delle radio”. Davanti ai quotidiani Fabio Fazio non si tira indietro e mostra il petto: “Non credo di dover dimostrare che uno dopo trent’anni si gioca la carriera”. Dopo, il che è una notizia, dice anche la parolaccia, pur sempre senza esagerare: “Io di sentire la parola buonismo mi sono proprio rotto le palle, posso dirvelo?”, segno che una sala stampa non certo di killer – l’altro giorno addirittura applauso di alcuni alla lettura pubblica del comunicato del dg Gubitosi – si è messa a sparare. Vale tutto: c’è il giornalista campano che si lamenta perché la Littizzetto l’altra sera ha fatto intendere che i napoletani sono soliti al contrabbando, ci sono quelli della sala stampa “delle radio” che provano pure a imbastire una discussione su chi debba votare per mandare avanti i cantanti, c’è pure il giallo dei disoccupati: pare che la Rai gli avesse promesso di saldare il conto dell’albergone a quattro stelle pur di averli il giorno dopo nella trasmissione del pomeriggio, Leone smentisce categoricamente, si chiamano direttori di hotel per avere conferme, se ne discute una mezz’ora buona. Insomma: marca male. I giornaloni infatti non hanno fatto sconti: già dal secondo giorno titolano sui cali, gli editorialisti che si pensano amici vanno giù duro, i moralisti gridano all’orrore: “A voi le canzonette, e invece a Kiev chi ci pensa?”.

Male anche i social network: sarà che quattro ore di programma sono tante e anche il tuittatore più benevolo dopo un po’ si stufa e si incattivisce, ma la maggioranza, la stragrande maggioranza, mostra il pollice verso. Fazio non si nega: “Sì, leggo i tweet, anche se non ho molto tempo. Ma ve l’ho detto: giudichiamo alla fine”. Giusto. Ma di chiaro qui c’è una cosa che non sfugge a nessuno. I fioretti e le Bellezze sorrentiniane ormai li han messi via tutti: dentro il fortino, d’altronde, servono a poco.

di Francesco Caldarola

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