Ecce homo, e si chiama Matteo

Partenza grandiosa per Matteo Renzi. Drammone al Quirinale, poi un governo perfetto. La Mogherini al posto della Bonino, vecchio bonzo inutile. Un garantista come Orlando alla Giustizia. Un competente sviluppista all’Economia, l’ottimo Pier Carlo Padoan. (Matteo ha sbagliato l’accento del cognome: Padoàn, non Pàdoan). Un uomo di partito e di coop al Lavoro, il pratico Poletti. Una giovane donna al posto del bollito Mauro, la Difesa alla Pinotti. Un altro ragazzo all’Agricoltura, Martina. E poi metà donne, e poi qualche omaggio (Interno, Expo, Sanità) alla politica d’antan, e chissenefrega. Franceschini accontentato con la Cultura, e chi dice che debba fare male?

Ecce homo, e si chiama Matteo

Partenza grandiosa per Matteo Renzi. Drammone al Quirinale, poi un governo perfetto. La Mogherini al posto della Bonino, vecchio bonzo inutile. Un garantista come Orlando alla Giustizia. Un competente sviluppista all’Economia, l’ottimo Pier Carlo Padoan. (Matteo ha sbagliato l’accento del cognome: Padoàn, non Pàdoan). Un uomo di partito e di coop al Lavoro, il pratico Poletti. Una giovane donna al posto del bollito Mauro, la Difesa alla Pinotti. Un altro ragazzo all’Agricoltura, Martina. E poi metà donne, e poi qualche omaggio (Interno, Expo, Sanità) alla politica d’antan, e chissenefrega. Franceschini accontentato con la Cultura, e chi dice che debba fare male?

Non parliamo poi dello scioglimento del drammone. Un tweet dallo studio alla Vetrata: “Arrivo arrivo #lavoltabuona”. Renzi, come Berlusconi prima di lui, è un colpo di scena vivente. Sapeva benissimo di dovere a sé stesso e al paese, e alla base del Pd e ai consensi trasversali di cui è in cerca inesausta, qualcosa di nuovo e di vitale. E glielo ha dato. Sapeva perfettamente che problemi di maggioranza non ci sono. Deputati e senatori votano la fiducia all’ultima spiaggia, senza discussioni. Salvo un po’ di prudenza nel procedere, per non risultare tracotanti o offensivi verso il vecchio e saggio presidente della Repubblica, verso i capifazione, verso il Parlamento.

Gli avevamo modestamente consigliato di fare sé stesso, il suo governo, e quello ha fatto. Gli avevamo dato 48 ore di tempo, perché qui da noi siamo pazzi, si è preso tre giorni in più. Ha sbagliato il tempo e il passo con Grillo, ma Grillo è sempre più inutile, alla fine non c’è problema.

Renzi premier non ha alibi. L’opposizione interna al Pd ha il 18 per cento. L’alleato riottoso, quell’Alfano che doveva fare l’unità nazionale mutilata con Enrico Letta, e si ritrova a fare il bellimbusto in un governo di sinistra bipolarista, fondato politicamente sull’intesa istituzionale con Berlusconi, non ha voti né forza reale nel paese. Renzi può tutto, e se evita di litigare con il Cav., e con i suoi discendenti pronti alla bisogna, e se applica alla lettera l’agenda di Francesco Giavazzi, e se non si fa fregare dai burocrati, e se fa come dice Cerasa il governo del Sindaco, cioè un esecutivo capace di dire, fare, attuare in una sequenza bronzea, bè, allora le cose per questo paese rischiano di mettersi meglio di quanto non ci si potesse aspettare prima della formazione di questo governo.

Gli stessi che hanno omaggiato Letta fino alla fine rilevano maligni che Renzi lì c’è arrivato lungo i corridoi del partito e non dalle urne. Prima smantellano la legge maggioritaria, poi lo rimproverano di non aver seguito il processo prevedibile dell’investitura popolare, disgustoso. Ma Renzi non ha vinto la lotteria, ha vinto una battaglia politica. E non l’ha vinta promettendo di smantellare Berlusconi, ma andando dalla De Filippi e da Briatore, diffondendo idee liberali su economia e società, facendosi allievo e rivale, competitore, del suo predecessore, l’unico che ebbe una legittimazione dal basso, come lui sebbene parziale l’ha avuta.

Renzi s’è conquistato l’odio tristo e superbo degli Asor Rosa, che non vogliono nemmeno stringergli la mano. Promette di alimentare altre repulsioni, ma di conquistarsi l’amore degli italiani, in condominio con chi gli è stato maestro di comunicazione e di politica pop, se solo riuscirà in un anno, in un anno e mezzo a invertire sul serio la tendenza al declino.

Sarà renzimania, fuori controllo, e anche renziodio fuori controllo. Non gliene faranno passare una. Dovrà lavorare sodo. E dovrà presto fronteggiare la reazione arcigna della magistratura combattente e dei suoi scherani, in un turbine di pettegolezzo e di disistima che attende sempre al varco, in un paese cinico e banale come il nostro, chiunque ci dia dentro per fare qualcosa di sensato.
Avrei accettato da Renzi la Bonino, Gino Strada, il pm Catone o Cantone, non so come si chiami. Avrei accettato Saviano, la qualunque, ma la sorpresa è che non li ha accettati lui. E questo ci ha ricolmato di eccitazione, ai limiti dell’euforia.

Farà un mare di cazzate, perché come abbiamo sempre detto è anche un po’ cazzaro. Ma se sta attento a non litigare con il Cav., se non per finta, il Cav. coautore di questo capolavoro che ha la metà dei suoi anni, ce la farà a precostituire il terreno per un sistema politico finalmente emancipato dai detriti della Prima Repubblica, santa e benedetta, che non hanno voluto né restaurare né costruire. Ora tocca ai quaratenni veri, non ai giovani precocemente invecchiati. Tocca ai quarantenni che rispettano gli ottantenni, che conoscono l’Italia d’en bas, perché non hanno il cursus honorum ma sono stati presidenti di provincia e hanno corso la cavallina della politica con passione. Il governo Leopolda è il migliore governo possibile.

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