La lezione dai Balcani per l’Ucraina

Nella notte di due giorni fa il presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovich, ha lavorato con i leader delle proteste che da mesi vanno avanti nelle strade per dichiarare una tregua. Sperava che potesse portare a negoziati, ma è finita ancora prima di cominciare. Durante la mattinata di ieri gli scontri sono ripartiti, i manifestanti di piazza dell’Indipendenza hanno catturato 67 poliziotti (fonte ministero dell’Interno), la polizia ha sparato con l’autorizzazione del ministero dell’Interno – “ci sono dei poliziotti sequestrati, l’uso delle armi da fuoco ora è permesso” – (ma erano già state usate anche a gennaio), il giorno del tentativo più profondo di riconciliazione è diventato il capitolo di guerra civile in Europa più grave dai tempi dei Balcani.

Carretta L’Ue s’accorda sulle sanzioni, a Kiev il team franco-tedesco-polacco ottiene le elezioni anticipate

La lezione dai Balcani per l’Ucraina

Nella notte di due giorni fa il presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovich, ha lavorato con i leader delle proteste che da mesi vanno avanti nelle strade per dichiarare una tregua. Sperava che potesse portare a negoziati, ma è finita ancora prima di cominciare. Durante la mattinata di ieri gli scontri sono ripartiti, i manifestanti di piazza dell’Indipendenza hanno catturato 67 poliziotti (fonte ministero dell’Interno), la polizia ha sparato con l’autorizzazione del ministero dell’Interno – “ci sono dei poliziotti sequestrati, l’uso delle armi da fuoco ora è permesso” – (ma erano già state usate anche a gennaio), il giorno del tentativo più profondo di riconciliazione è diventato il capitolo di guerra civile in Europa più grave dai tempi dei Balcani (il Wall Street Journal avverte in un editoriale che il paragone con le violenze slave degli anni Novanta non è per nulla azzardato). Non c’è un bilancio certo dei morti di ieri, ma i giornalisti del Kyev Post presenti garantiscono di avere contato almeno 42 cadaveri, nelle hall degli alberghi e nelle chiese trasformate in ambulatori e obitori. I video e le foto che arrivano dalla capitale ucraina di manifestanti colpiti dai cecchini sui marciapiedi rendono la cifra credibile, forse anche inferiore alla realtà. Ovunque, preti con la croce in mano: a benedire i corpi immobili dei manifestanti perforati dalle pallottole, a negoziare con gli ufficiali dei reparti antisommossa, a tenere per mano le file di poliziotti fatti prigionieri e portati via.

Anche l’agenzia di stato russa, Ria Novosti, parla di lezione dai Balcani per l’Ucraina. Oggi organizza una tavola rotonda a Mosca a cui sono invitati i giornalisti stranieri per spiegare con l’aiuto di esperti che i recenti disordini scoppiati a Sarajevo e in altre città sono la conseguenza dell’impoverimento seguìto alla firma di adesione della Bosnia-Erzegovina all’Unione europea. Andare con Bruxelles non ha risolto i problemi, li ha esacerbati e minaccia la stabilità dell’intera area, dice l’invito. Capito il concetto?

La tregua mai nata è soltanto l’ultimo tentativo di pace tra presidente e piazza andato puntualmente a finire male: venerdì 14 febbraio il governo ha liberato gli ultimi manifestanti arrestati per reati legati alle proteste, lunedì 17 ha concesso un’amnistia per centinaia di altri in cambio della restituzione alle autorità dei palazzi del governo occupati in tutto il paese, Kiev inclusa. Ivan Lozowy, un analista politico di Kiev, spiega a Radio Free Europe che le misure erano troppo limitate per fermare la spinta verso la violenza. C’è troppa insoddisfazione. “Gli arrestati rilasciati hanno ancora casi pendenti su di loro, i reati non sono stati cancellati. Nessun procedimento è stato aperto a carico dei poliziotti che hanno usato la mano pesante, dall’altra parte”. L’annuncio arrivato da Mosca lunedì, l’accredito della seconda tranche di 2 miliardi di dollari sul bailout da 15 miliardi negoziato a dicembre per fare restare l’Ucraina nell’orbita di influenza russa – continua Lozowy – è visto dalla piazza come il segno definitivo del tradimento: è un patto contro di noi e Putin ha pagato in cambio dell’assicurazione fatta da Yanukovich che avrebbe sgombrato piazza dell’Indipendenza, dicevano.

Quanta destra in piazza
In questo momento, avverte Eugenius Smolar, la lotta di potere ha lasciato le aule della politica e si manifesta all’esterno, conta il rapporto di forza in piazza, vince chi mena più forte. Per questo il governo usa i cecchini – fotografati sui tetti – e da Dnipropetrovsk invia in treno le forze speciali – fermate da un sit-in sui binari. Dall’altra parte in piazza si vedono più armi da fuoco rispetto a prima, qualche fucile da caccia, qualche mirino telescopico – anche se senza la brutalità geometrica e professionale delle forze di sicurezza. Diversi tipi di manifestanti convivono nella stessa situazione, ma seguendo impulsi diversi: l’infermiera che scrive su Twitter “sto morendo” dopo essere stata colpita da un proiettile, le nonne che distribuiscono cibo e coperte, la destra antisemita di Svoboda, la stessa che questo mese a Leopoli ha organizzato una veglia con candele da quindicimila persone in onore di Stepan Bandera, leader ucraino che durante la Seconda guerra mondiale collaborò con i nazisti e massacrò ebrei. Svoboda è superata a destra da “Settore destra” che chiede una rivoluzione nazionale e certo non combatte perché aspira all’integrazione con Bruxelles. L’opposizione al governo non viene in un pacchetto unico, ma divisa in gruppi.
Per ora, in questa escalation, gli Stati Uniti non badano alle correnti interne pericolose e guardano all’insieme, al sentimento prevalente in piazza, che è di opposizione strenua a Yanukovich e quindi al suo sponsor, Vladimir Putin. Washington prende le parti dei manifestanti in piazza e minaccia sanzioni. Il governo russo risponde: “L’occidente incoraggia l’opposizione a uscire fuori dalla legge”.

Carretta L’Ue s’accorda sulle sanzioni, a Kiev il team franco-tedesco-polacco ottiene le elezioni anticipate

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi