In Francia la satira toglie le mutande ai membri del governo che le avevano sfilate alla maestra

Nonostante le numerose pressioni e gli appelli al boicottaggio, su tutti quello dell’associazione cattolica Civitas, ieri, sul canale franco-tedesco Arte, è stato diffuso in prima serata il film Tomboy, della regista francese Céline Sciamma, che da più di tre mesi primeggia nel ballo delle polemiche concernenti l’insegnamento della teoria del genere negli istituti scolastici francesi.

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In Francia la satira toglie le mutande ai membri del governo che le avevano sfilate alla maestra

Parigi. Nonostante le numerose pressioni e gli appelli al boicottaggio, su tutti quello dell’associazione cattolica Civitas, ieri, sul canale franco-tedesco Arte, è stato diffuso in prima serata il film Tomboy, della regista francese Céline Sciamma, che da più di tre mesi primeggia nel ballo delle polemiche concernenti l’insegnamento della teoria del genere negli istituti scolastici francesi. La pellicola, narrante la storia della piccola Laure, che si veste e agisce come un garçon (il titolo, significa "bambino mancato"), fingendosi Michael (nome scelto in riferimento al cantante pop androgino Michael Jackson) agli occhi dei suoi coetanei, fino a intrattenere una relazione ambigua e ricca di equivoci con l’amichetta del quartiere Lisa, fa parte del programma Ecole et Cinéma messo a punto dal ministero dell’Istruzione in stretta collaborazione col Cnc (Centre national du cinéma et de l’image animée), per "favorire la formazione del giudizio, del gusto e della sensibilità" degli allievi delle scuole elementari.

"Questo film non risponde alla missione d’Arte, che è quella di ‘concepire, realizzare e diffondere’ contenuti televisivi di carattere culturale" e non di fare la "propaganda dell’ideologia del genere", ha denunciato Civitas, invitando le famiglie francesi, a "protestare educatemente ma con fermezza, via telefono, fax o mail". Nonostante le smentite del canale franco-tedesco, "da parte nostra non c’è nulla di militante", sorprende, eccome, il tempismo di tale programmazione, o meglio la "coincidenza felice", come l’ha definita lo stesso direttore generale di Arte Cinéma France Olivier Père, in un momento in cui l’esecutivo socialista, supportato alacremente da Libé e Nouvel Obs, si ostina, toccando punte di ridicolo, a negare l’esistenza della teoria del genere, bollandola come "invenzione dei reazionari".

Chissà se M. Peillon, ministro dell’Istruzione, e M.me Vallaud-Belkacem, ministro dei Diritti delle donne, avranno l’ardire di parlare di "rumeur" sull’insegnamento della teoria del genere, anche di fronte a quei genitori di una scuola elementare del dipartimento dell’Essonne, ignari che ai loro figli venisse inculcata quotidianamente una canzoncina con tale testo: "Mi chiamo Manon, mi piacciono le macchine e far rombare i motori, sogno di guidare un trattore ma mia mamma dice che è contro natura, al posto di regalarmi un circuito mi regala una Barbie, ma uffa".

E ancora : "Non c’è il pistolino nei miei strumenti, non c’è la patatina nel mio passeggino, che siamo bambine o bambini possiamo colpire lo stesso pallone". Intanto, su Facebook, impazza la parodia illustrata del libro Tous à poil, "Tutti nudi" (che Vincent Peillon ha inserito fra i testi raccomandati nelle scuole elementari per i corsi sull’uguaglianza Abcd), al centro delle polemiche e del bla bla mediatico dallo scorso weekend, in seguito alla denuncia in diretta tv del leader Ump Jean-François Copé.

Tutti nudi, questa volta, non sono la nonna e la maestra, il vegliardo e il poliziotto, ma il presidente Hollande, con Julie Gayet e Valérie Trierweiler, i ministri Peillon, Belkacem, Taubira, e Valls, vestito da "flic" accanto a una Femen. Intervistati dal Figaro, gli autori, che preferiscono mantenere l'anonimato, promettono di "svestire un membro del governo al giorno". Una simpatica pochade contro un libro che, dicono, "riduce ancor più l'autorità di maestre e poliziotti, in un momento in cui la delinquenza esplode e i nostri bambini hanno sempre meno rispetto dell'adulto". "Vogliamo semplicemente ricordare che il rispetto dell’autorità è qualcosa di importante, e che non tutto può essere desacralizzato senza misurare dovutamente le possibili conseguenze".

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