Fazio scopre che la seconda volta a Sanremo è molto meno facile di quanto pensasse

Glielo dicevano tutti, a tutti e due: “Sarà una passeggiata”. E, a essere onesti, una passeggiata pareva davvero, per entrambi: uno, Matteo Renzi, che la lista dei ministri sembrava ce l’avesse pronta ancor prima di prendere l’incarico; il secondo, Fabio Fazio, che con quelle anticipazioni (Ligabue per la prima volta, Crozza per la seconda, la Carrà che balla, “Father and son”, Arbore e Baglioni) avrebbe dovuto, come da previsioni, celebrare davvero quella Grande Bellezza Sanremese che altro che Sorrentino.

di Francesco Caldarola

Fazio scopre che la seconda volta a Sanremo è molto meno facile di quanto pensasse

Sanremo. Glielo dicevano tutti, a tutti e due: “Sarà una passeggiata”. E, a essere onesti, una passeggiata pareva davvero, per entrambi: uno, Matteo Renzi, che la lista dei ministri sembrava ce l’avesse pronta ancor prima di prendere l’incarico; il secondo, Fabio Fazio, che con quelle anticipazioni (Ligabue per la prima volta, Crozza per la seconda, la Carrà che balla, “Father and son”, Arbore e Baglioni) avrebbe dovuto, come da previsioni, celebrare davvero quella Grande Bellezza Sanremese che altro che Sorrentino.

Invece qualcosa ha cominciato ad andare – se non proprio storto – almeno non come doveva. E’ cominciata piano: da una parte con tutti quei nomoni che giravano sui giornali che avevano preso a storcere il naso, a dire “ci penso”, “non so”. Dall’altra una polemicuccia come quella sui gay e su Rufus Wainwright, che avrebbe meritato sì e no poche righe, ha iniziato a prendere piede.
Insomma: “E’ meno facile di quanto avessimo pensato”, avrebbero potuto dirsi i due al telefono, e a dirselo insieme, perché la settimana in corso verrà ricordata come quella in cui un ragazzo di Firenze e un ragazzo cresciuto di Savona erano dati come svagati passeggiatori e invece hanno dovuto caricarsi da subito uno zaino in salita.

Non serve, e sarebbe gratuito, andare a recuperare certi titoli e certi tweet delle settimane antecedenti il Festival, quelli in cui suonavano le trombe ma soprattutto i tromboni e le trombette, per cui – anche in maniera un po’ menagrama, verrebbe da dire – si paventava la kermesse a senso unico, il successo annunciato, il grande bis, per cui si immagina che Fazio e i suoi avessero da tempo non una ma tutte e due le mani sulla pistola, almeno per scaramanzia.

Poi, il venerdì prima dell’inizio, il tweet non previsto: “Martedì sarò a Sanremo, dentro e fuori l’Ariston”, li avvisava Beppe Grillo, il grande leader, e suonava un po’ come tutte quelle cose sulle scatolette aperte, solo che qui trattasi di scatolone. E il sorriso, insieme di nuovo a quel gusto amarognolo, ha preso a incrinarsi ancora un po’ di pià. E si è incrinato perché si sa quell’altro là cos’è capace di fare, poi un genovese con un savonese, figurati. E la stampa chiedeva, il volume si alzava: quanti biglietti ha comprato? galleria o platea?  E il messaggio di fondo, quello del Festival votato alla Bellezza, che sarebbe anche un bel messaggio, ha preso a sentirsi di meno, a essere un po’ coperto. “E’ meno facile di quanto avessimo pensato” si dicevano alcuni. Chiamate gli inviati di cronaca! Gridavano al telefono, allarmati, quegli altri. E a quel punto la frittata era fatta: si arriva all’apertura del sipario, ma solo metaforica, perché il sipario non si apre, e di nuovo a ripetersi “è meno facile eccetera”. Ma neanche il tempo di finire la frase che i due operai campani si mettono a gridare, e lì va detto che Fazio è stato davvero bravo, perché a quel punto non era “meno facile”, ma era proprio un casino grosso, e lui l’ha gestito. Poi Laetitia Casta che ce l’ha messa tutta, ma quella parte proprio non è decollata, troppo lunga. E quelle critichine sul dialetto di Ligabue, che va bene che sono i 30 anni della canzone e adesso esce il cofanetto, ma il dialetto in bocca d’altri proprio non si fa. E manco fosse finita: ti svegli la mattina dopo e Curzio Maltese te la chiama “sagra della canzonetta” in prima pagina su Repubblica, e si vede che lui il discorso sulla Bellezza non l’ha proprio capito o forse era distratto. E quel maledetto sms che arriva sempre alle 10 del mattino dopo, quello degli ascolti: un po’ meno dell’anno scorso, ma si è tenuto, è andata. Comunque no, una passeggiata proprio no.

di Francesco Caldarola

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