Dietro la profonda sintonia

Renzi, il Cav. e tutte le conseguenze dell’amore sulla nascita del governo

Si piacciono, e questo si sa. Si cercano, e questo si sa. Si sentono, e questo si sa. Quello che si sa meno e che si intuisce ma ancora non si capisce dell’abbraccio tra il Cavaliere bianco e il Cavaliere nero, del rapporto speciale, della sintonia profonda tra Renzi e Berlusconi riguarda una domanda che potremmo sintetizzare così: quali saranno le conseguenze dell’amore tra Renzi e Berlusconi sul governo Leopolda?

Renzi, il Cav. e tutte le conseguenze dell’amore sulla nascita del governo

Si piacciono, e questo si sa. Si cercano, e questo si sa. Si sentono, e questo si sa. Quello che si sa meno e che si intuisce ma ancora non si capisce dell’abbraccio tra il Cavaliere bianco e il Cavaliere nero, del rapporto speciale, della sintonia profonda tra Renzi e Berlusconi riguarda una domanda che potremmo sintetizzare così: quali saranno le conseguenze dell’amore tra Renzi e Berlusconi sul governo Leopolda? I fatti ci dicono che nonostante i metodi spericolati con cui il segretario ha strappato dalle mani di Enrico Letta il trono di presidente del Consiglio l’invito trasmesso ai massimi esponenti di Forza Italia da Berlusconi, attraverso la voce di Giovanni Toti, è quello di essere “duri sul metodo ma responsabili sui contenuti”. E dunque, sì, sfotticchiare Renzi per i metodi da Prima Repubblica adottati per rottamare Letta ma mostrare in tutte le occasioni la propria volontà di rispettare il contratto con gli italiani firmato con Matteo e di collaborare, come promesso a Napolitano, alle riforme istituzionali. Per Renzi non sarà facile riuscire a tenere in piedi contemporaneamente le due maggioranze parallele – quella con Alfano sulle riforme del governo e quella con Silvio Berlusconi sulle riforme del Parlamento – e i problemi per il segretario-premier potrebbero manifestarsi in modo evidente qualora Alfano (che ieri alle 19 ha incontrato Renzi) dovesse confermare di voler vincolare il suo appoggio a Renzi a una revisione degli sbarramenti previsti dall’Italicum. Il filo che lega dunque il segretario del Pd e il capo di Forza Italia è sempre forte, passa per l’intesa sulla legge elettorale, passa per un’affinità sincera per i metodi di governo, passa per una sintonia nella declinazione della parola leadership, passa per una promessa fatta da Renzi al Quirinale (e non è un mistero che il sostegno esterno promesso dai berlusconiani su alcune partite cruciali è un elemento che è stato giudicato non secondario da Napolitano per far cambiare verso al governo) e passa anche per una condivisione di alcuni punti cruciali da imporre nell’agenda di governo – e chissà quanto ha sorriso martedì il Cav. mentre sentiva Matteo scandire come priorità di governo molti dossier che sono stati a lungo priorità dei governi del Cav: taglio dell’Irpef, taglio dell’Irap, riforma della Pubblica amministrazione. E così, anche per queste ragioni, Forza Italia mantiene un filo aperto con il Rottamatore grazie ai contatti portati avanti con Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Marco Carrai dai due ufficiali di collegamento dell’universo berlusconiano: Gianni Letta, “l’unico Letta con cui Matteo va d’accordo”, e Denis Verdini, fiorentino come Renzi, e come buona parte della squadra che l’ex sindaco porterà da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi, e con cui il segretario ha un ottimo rapporto dai tempi della sua candidatura a sindaco (2008).

Le cordiali triangolazioni con Verdini e Letta non riguardano trattative particolari ma riguardano un patto di non belligeranza ricercato sia sulla partita delle nomine pubbliche – ad aprile si rinnovano 14 società controllate dal Tesoro più altre 35 controllate indirettamente, tra cui Enel, Eni, Finmeccanica, Terna – sia sulla partita del ministero della Giustizia: e in entrambi i casi la richiesta non è di avere una possibilità di opzione sulle nomine (lusso che Renzi non si può permettere) ma di non ritrovarsi con nomi pregiudizialmente ostili in alcuni ruoli chiave del paese (anche se alla fine, per quanto riguarda il ministro della Giustizia, l’ultima parola sarà di Napolitano). Il gioco di sponda tra renziani e berlusconiani potrebbe anche spingere una piccola truppa di senatori sensibili alle richieste del Cavaliere (il gruppo Gal che a Palazzo Madama conta su undici unità) a garantire l’agibilità politica del governo Renzi. E dunque, sì, certo: Forza Italia sarà comunque all’opposizione, non mancherà di criticare il governo, non regalerà nulla al segretario ma nonostante questo Renzi (che oggi alle 10 incontrerà Berlusconi alla Camera per le consultazioni) sa che la sua esperienza avrà successo solo se riuscirà a muoversi come se fosse a capo di una maggioranza più ampia che va oltre Alfano e arriva fino a Berlusconi. Le riforme istituzionali c’entrano fino a un certo punto: i voti del Cav. servono per far passare alcuni provvedimenti, ovvio, ma una volta arrivato a Palazzo Chigi Renzi avrà il dovere di allargare virtualmente la sua maggioranza a tutto il centrodestra per raggiungere un altro obiettivo: non solo conquistare in Parlamento i voti necessari per approvare le riforme ma anche conquistare fuori dal Parlamento i voti necessari per vincere qualcosa di più importante: semplicemente, le prossime elezioni.

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