Renzi, idee per fronteggiare Merkel

La missione di Matteo Renzi, presidente del Consiglio in pectore, non finisce in Italia. Ben inteso, un “ambizioso programma di riforme”, per di più scadenzato in tempi teoricamente stretti, è un salto di qualità di per sé sufficiente a fare titolo sulla prima pagina del Financial Times di ieri. Ma fermarsi dentro i confini italiani non basta, ha scritto – sul quotidiano della City – James Mackintosh, nella sua rubrica per gli investitori: “La direzione economica del paese è controllata da Bruxelles (leggi: Berlino), il suo settore bancario e i suoi interessi sul debito dalla Banca centrale europea”.

Renzi, idee per fronteggiare Merkel

La missione di Matteo Renzi, presidente del Consiglio in pectore, non finisce in Italia. Ben inteso, un “ambizioso programma di riforme”, per di più scadenzato in tempi teoricamente stretti, è un salto di qualità di per sé sufficiente a fare titolo sulla prima pagina del Financial Times di ieri. Ma fermarsi dentro i confini italiani non basta, ha scritto – sul quotidiano della City – James Mackintosh, nella sua rubrica per gli investitori: “La direzione economica del paese è controllata da Bruxelles (leggi: Berlino), il suo settore bancario e i suoi interessi sul debito dalla Banca centrale europea”. Tutti gli osservatori sentiti dal Foglio, dal più entusiasta al più scettico, vanno dritti al punto: nel rapporto con Angela Merkel, cancelliera che va fronteggiata con preparazione e non subìta da scolaretti diligenti, si parrà la nobilitate del segretario del Pd.

Olaf Cramme, direttore del think tank Policy Network, pensatoio dei laburisti inglesi, parla di “un’occasione emozionante”: “Renzi suscita forti aspettative in tutta la sinistra europea, ridotta oggi a uno ‘sleepy affaire’”. Comunque Renzi “non va confuso con la Terza via” di Clinton e Blair: “Come loro, incarna una sfida per l’ortodossia socialdemocratica. La sua missione però è diversa. Venti anni fa, banalmente, c’erano molti soldi in giro, mentre Renzi deve essere quello che insegna alla sinistra a ridurre la spesa pubblica, riformando le istituzioni in modo tale da non compromettere la loro funzionalità”. Il segretario del Pd dovrebbe “riavvicinare a sé la classe media disgregata: liberi professionisti, insegnanti, ingegneri che hanno visto le loro fortune economiche seguire strade troppo divaricate in questi anni di crisi”. Dopodiché “dovrà pure dimostrarsi un leader con la cultura sufficiente ad affrontare la Merkel e una certa visione dell’Eurozona – dice Cramme – Più che il leader dell’Europa mediterranea, può diventare una voce di cambiamento nel dibattito stantìo sulla governance Ue”. Il punto, secondo l’analista, è che Bruxelles pensa di poter gestire debiti pubblici crescenti “senza spendere, senza un po’ d’inflazione, senza ristrutturazioni degli stessi debiti. Uno schema insostenibile da qui a dieci anni. Renzi, avviando riforme credibili e riconquistando la fiducia della classe media, dovrà utilizzare questa congiuntura domestica per scalfire la mancanza di fiducia dei paesi nordici. Forme di mutualizzazione del debito e di riequilibrio dell’aggiustamento che ora pesa troppo su alcuni paesi, allora, non potranno essere rifiutate”.

Hugo Dixon, inviato speciale di Reuters ed editorialista economico dell’International New York Times, ha suggerito di recente alla Merkel di presentarsi a Bruxelles con “una carota” per gli altri paesi dell’Eurozona: un meccanismo che preveda, per qualche anno, modesti trasferimenti finanziari dagli stati che hanno pagato meno interessi sul proprio debito a quelli che hanno pagato interessi più alti della media europea pur avendo avviato riforme strutturali. La Germania restituirebbe così parte di quelle risorse drenate grazie alla fuga di capitali dagli altri paesi, dimostrerebbe solidarietà senza accollarsi i debiti altrui e incentiverebbe riforme negli altri paesi. A questa “dolce carota”, Renzi deve rispondere con un “grande bastone” metaforico: “Deve affascinare la Merkel e poi costringerla a imbarazzarsi”, dice Dixon. Si spieghi: “E’ giovane, deve farle capire di voler contare a lungo nella politica italiana, di avere un piano riformatore di lungo termine. Una volta avviati cambiamenti importanti in Italia, come sul mercato del lavoro, allora potrà far accettare modifiche in senso espansivo dei criteri di Maastricht su deficit e debito”. Ieri, d’altronde, lo ha lasciato intendere perfino il presidente dell’Eurogruppo, l’arcigno ministro delle Finanze olandese Dijsselbloem. Come far imbarazzare Merkel, invece? “La presidenza italiana del semestre europeo si dovrebbe dare tre priorità. Più accordi di libero scambio, concludendo quello con gli Stati Uniti, facendo avanzare quello col Giappone e avviando quello con la Cina: se conclusi entro il 2020, sarebbero una forte spinta per l’export del paese. Poi si tratta di completare il mercato interno, a partire da servizi e professioni, settori dove Berlino però indugia più di altre capitali. Renzi dovrebbe dire: ‘Cara Angela, in questi anni hai chiesto a tutti noi di riformare le nostre economie e di aprirci alla concorrenza: come è possibile che tu non lo faccia?’. Infine, occorre incentivare canali di finanziamento alle imprese alternativi a quello bancario che è in estrema difficoltà. E’ vero per tutto il continente, ma soprattutto per il paese dei ‘capitani coraggiosi’ che comprarono Telecom indebitandosi”, conclude Dixon. Agitare il bastone riformatore e ottenere pure la carota per i titoli del debito, solo così Renzi “potrà avere successo”.

Marshall Auerback, capo economista del think tank Inet fondato dal finanziere George Soros, è il meno ottimista: “Renzi ha ragione a dire che il tetto del 3 per cento al deficit, per esempio, non c’entra nulla con la teoria economica. Ma di leader che avevano annunciato riforme domestiche ed europee ne sono passati tanti, senza cambiare nulla”. La verità è che “un eccesso di rigore di bilancio non conviene nemmeno alla Germania, se vorrà avere in futuro le infrastrutture necessarie ad attrarre investimenti. Un paese come l’Italia possiede, grazie al suo enorme debito pubblico, l’opzione nucleare per convincere i tedeschi a cambiare rotta. Ma usare l’opzione nucleare, cioè minacciare l’uscita dall’euro, ha i suoi effetti collaterali. Certo che se Renzi non la usa, e si accontenta del rumore di fondo su riforme e austerity, rischia di essere soltanto il canarino nella miniera di carbone europea”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi