L’Onu non spaventa Pyongyang

Sono quasi quattrocento le pagine di report redatte dalla Commissione d’inchiesta dell’Onu sui diritti umani in Corea del nord. E non descrivono nulla che non sia già noto ad analisti e osservatori del regime, ma il rapporto, presentato a Ginevra lunedì scorso, è la prima accusa formale contro Pyongyang. Il presidente della Commissione, Michael Kirby, ha detto che la Corea del nord ha commesso “violazioni sistematiche, diffuse e gravi dei diritti umani”, che potrebbero portare l’attuale leader Kim Jong-un all’incriminazione “per crimini contro l’umanità”.

Pompili Perché chi scappa dal regime nordcoreano non si può salvare davvero

L’Onu non spaventa Pyongyang

Sono quasi quattrocento le pagine di report redatte dalla Commissione d’inchiesta dell’Onu sui diritti umani in Corea del nord. E non descrivono nulla che non sia già noto ad analisti e osservatori del regime, ma il rapporto, presentato a Ginevra lunedì scorso, è la prima accusa formale contro Pyongyang. Il presidente della Commissione, Michael Kirby, ha detto che la Corea del nord ha commesso “violazioni sistematiche, diffuse e gravi dei diritti umani”, che potrebbero portare l’attuale leader Kim Jong-un all’incriminazione “per crimini contro l’umanità”.

In un articolo pubblicato su Nk news, Aidan Foster-Carter, professore di Cultura coreana alla Leeds University, ricorda che il regime nordcoreano è estremamente chiuso, la libera circolazione delle persone è pressoché impossibile, eppure è dal 1979 che il mondo occidentale conosce l’esistenza dei gulag di cui si serve il regime. Da quando cioè Ali Lameda, poeta venezuelano che raggiunse Pyongyang per tradurre i testi di Kim Il-sung, fu accusato di spionaggio e rinchiuso in un campo di lavoro.

Da allora alcuni media occidentali hanno iniziato a diffondere le testimonianze dei disertori che riuscivano a scappare dal regime. E oggi abbiamo i satelliti, che sono un valido strumento per raccogliere informazioni, e il web che – lo voglia o no Kim Jong-un – è un veicolo. Ma il ritardo dell’Onu è indubbio: secondo lo stesso report con Kim Jong-un i gulag sono diminuiti rispetto a quelli attivi con suo padre, Kim Jong-il. E adesso che succede? C’è l’opzione del Tribunale speciale, perché sarà difficile deferire la questione nordcoreana alla Corte penale internazionale, dove vige il diritto di veto della Cina, storico alleato di Pyongyang. Sempre meglio di niente, ma tardi.

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