L’inutile Alfano

A quanto pare, tra i problemi che assillano Matteo Renzi nella costruzione del suo governo, quello di rispondere alle richieste di Angelo Alfano sta all’ultimo posto. Eppure il Nuovo centrodestra, numericamente, è la seconda formazione della coalizione della maggioranza ipotizzata, il che rende ancora più evidente il divario tra le ambizioni programmatiche e di rappresentanza governativa enunciate in continui proclami e la realtà di un peso politico poco più che irrilevante.

L’inutile Alfano

A quanto pare, tra i problemi che assillano Matteo Renzi nella costruzione del suo governo, quello di rispondere alle richieste di Angelo Alfano sta all’ultimo posto. Eppure il Nuovo centrodestra, numericamente, è la seconda formazione della coalizione della maggioranza ipotizzata, il che rende ancora più evidente il divario tra le ambizioni programmatiche e di rappresentanza governativa enunciate in continui proclami e la realtà di un peso politico poco più che irrilevante. Alfano ha promosso una scissione e radunato un gruppo di ministeriali in base a un’interpretazione monocorde e assoluta della governabilità e della stabilità: ora non può far saltare il tavolo della composizione dell’esecutivo senza sconfessare quello che è stato l’unico “principio” su cui si è impegnato fino a distruggere solidarietà politiche e umane su cui era imperniata tutta la sua vicenda personale precedente.

Quello che stupisce non è l’impotenza oggettiva di Alfano, ma il fatto che sembra non se ne renda conto. La sua pretesa di manomettere l’accordo tra i maggiori partiti sulla legge elettorale per ottenere una modifica a vantaggio delle formazioni minori appare patetica, mentre l’unica che ha qualche possibilità di essere accolta riguarda i posti ministeriali. Anche Alfano è vittima di un meccanismo che, nelle democrazie bipolari, tende ad annullare il peso delle formazioni che pretendono di restaurare un’egemonia centrista. Si può capire che un abbaglio di questo tipo abbia colpito Pier Ferdinando Casini, si può giustificare per l’inesperienza anche Mario Monti, ma è difficile capire come mai Alfano, dopo aver decantato per anni la superiorità della democrazia dell’alternanza e l’inanità del neocentrismo di palazzo, oggi pratichi l’esatto contrario di quello che ha predicato e accusi gli altri di incoerenza.

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