La sciatteria di Fazio comincia da come porta l'abito sul palco di Sanremo

No, ma è davvero tanto, tanto trascurato. Fabio Fazio (Savona, 50 anni, Sagittario), al quarto Festival di Sanremo, non riesce a togliersi di dosso quell'aria di quèrulo venditore di Folletto. Presente, no? Brave persone, per carità del cielo, con l'ossessione di affibbiarti una macchinetta miracolosa che ti pulisce casa come neppure la migliore cooperativa di servizi di Manhattan. Hai voglia a dirgli che no, grazie, non ci serve, siamo a posto: non c'è verso, il venditore di Folletto insiste e, magari, alla fine ti convince anche (ieri sera, 12 milioni e mezzo di italiani hanno visto il petualnte).

La sciatteria di Fazio comincia da come porta l'abito sul palco di Sanremo

No, ma è davvero tanto, tanto trascurato. Fabio Fazio (Savona, 50 anni, Sagittario), al quarto Festival di Sanremo, non riesce a togliersi di dosso quell'aria di quèrulo venditore di Folletto. Presente, no? Brave persone, per carità del cielo, con l'ossessione di affibbiarti una macchinetta miracolosa che ti pulisce casa come neppure la migliore cooperativa di servizi di Manhattan. Hai voglia a dirgli che no, grazie, non ci serve, siamo a posto: non c'è verso, il venditore di Folletto insiste e, magari, alla fine ti convince anche (ieri sera, 12 milioni e mezzo di italiani hanno visto il petualnte). Eppure, anche quest'anno il già noto imitatore ligure è abbigliato di tutto punto, e da Costume National, griffe italiana conosciuta nel mondo.

Oh, sono quelli che vestono Ethan Hawke, Willem Dafoe, Vincent Gallo, Jude Law, Keanu Reeves e, visto che si parla di musica, David Bowie e Keith Richards. Allora, senza mancare di rispetto a nessuno, com'è che, con lo stesso smoking, Jude Law pare un reale d'Inghilterra e Fazio somiglia al pizzicagnoolo che ha bottega al quinto chilometro della Salaria? Dice: e vabbè, è colpa della barba. Vero. Però, intanto chi lo gliel'ha consigliata? E, inoltre, hai su la barba e pensi, con questa, d'esserti tramutato nel rocciosissimo Gennaro Gattuso quando, non si ancora come, vince il mondiale del 2006? La domanda è retorica. Certo, anche gli autori (tutti amici suoi) lo aiutano in una parte più e meno altrove.

Esempio facile: non la si sera mai vista e allora si mette su, un po' alla bell'e meglio, la pantomima dell'italianuzzo che lùma la pupa francese. Perché il tutto abbia un tono, lo s'immagina intéllo de la Rive Gauche, per cui collo alto in cachemere nero e Ne me quitte pas. L'orribile Popolo-del-Web ha giuoco facile a ricordare Gigi Proietti che canta Nun me rompe er cà; e Laetitia Casta, donna de paradiso, non vede l'ora che 'sta pizza abbia termine. A Fazio si concedono, forse, le attenuanti generiche, ma proprio niente di più. Parliàmoci chiaro, iersera hanno cantato anche i Perturbazione, mefitico gruppo che, da 26 anni, si vanta d'essere indipendente: e non s'indaghi da che cosa e perché. Non di meno, Tommaso Cerasuolo, cantante del complesso pop di Rivoli, sfoggiava una giacca shantung-seta di Carlo Pignatelli e, a volume del televisore spento, faceva una discreta figura. Un altro che, quando canta, si vorrebbe esser più sordi dell'ultimo Beethoven, è il fintojazzista Raphael Gualazzi. Persino lui, con quel passo dinoccolato, la postura un po' sghémba e lo sguardo di uno che è lì per isbaglio, con un buon abito di Corneliani si lasciava guardare. Non s'era ancora visto, in 64 anni di Festival, un presentatore così scialbo. Littizzetto sostiene che lei, Fazio e  altri provano a raccontare un racconto di bellezza. Sarà. Finora col poeta laureato, il Festival oscilla fra il sublime e l'immondo  / con qualche propensione per il secondo.

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